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Concluso il progetto “PartnerSheep”. Soddisfazione dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia

Murgia barese, un gregge di pecore all’abbeveraggio. Foto Gianni Avvantaggiato

Si è conclusa la fase sperimentale e conoscitiva del progetto “PartnerSheep”. Il piano triennale è stato promosso dall’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con la collaborazione del Consorzio di aziende agro-zootecniche “Murgia Viva” e del Centro di Raccolta di Lane Sucide “The Wool Company” di Biella.

Grazie al progetto “PartnerSheep”, la lana di pecora, che prima era trattata come rifiuto speciale, con elevati costi di smaltimento, è stata trasformata in un prodotto inserito in una filiera nazionale con valori di mercato e standard qualitativi sempre più elevati.

«PartnerSheep è stato un successo che ha pienamente ripagato l’investimento dell’Ente – ha commentato il direttore dell’Ente Parco Fabio Modesti -. Abbiamo attivato un processo che ha contribuito a migliorare il reddito delle aziende agro-zootecniche: quello che era un rifiuto di difficile smaltimento che arrivava a costare 500 Euro a tonnellata, oggi è una piccola risorsa di cui beneficiano concretamente i nostri allevatori.

L’iniziativa, curata per l’Ente Parco dalla Funzionaria agronoma Chiara Mattia, ha visto il coinvolgimento di un numero crescente di aziende aderenti: dalle 4 iniziali alle 104 coinvolte nel terzo anno di attività.

«L’operazione ha destato grande interesse, come dimostrano i numerosi progetti che stanno provando a replicare il nostro in aree protette e territori in cui è forte la presenza di allevamenti ovini».

Durante l’incontro, alla presenza dei rappresentanti delle aziende consorziate, sono stati illustrati i risultati che evidenziano l’incremento della quantità della lana raccolta (dalle 18 tonnellate del 2011 alle 55 tonnellate del 2014) e la tenuta del prezzo del prodotto, sia per le lane fine, sia per quelle ordinarie con valore medio di 0,56 Euro al chilogrammo con punte di 1 Euro al chilogrammo per le lane merinizzate.

Ciascuna azienda è stata valutata con una “pagella” che attesta la qualità e la quantità del materiale raccolto e ha partecipato alla redistribuzione degli utili provenienti dalla vendita del prodotto.

«La prossima sfida – ha concluso Modesti – è quella di creare una microfiliera locale che permetta alle aziende, che necessariamente devono mettersi insieme, di superare l’ostacolo rappresentato da incettatori e grossisti che ad oggi dettano le leggi del mercato”.

È stata quindi manifestata la volontà, da parte di tutte le parti coinvolte, di individuare la copertura finanziaria per la prosecuzione dell’attività, attingendo eventualmente a fondi Life o P.S.R. 2014-2020.

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