Comunità Energetiche, domande e risposte: norme, burocrazia e incentivi

Foto di Xuan Duong da Pixabay

La Comunità energetica è un’opportunità o una scelta complicata?

 

Da un lato il risparmio in bolletta per il consumatore e l’interesse di un territorio. Dall’altro l’incertezza burocratica. Non è facile decidere se e come aderire.

Persone fisiche, pmi, associazioni con personalità giuridica di diritto privato, enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, enti di ricerca e formazione, enti religiosi, del terzo settore e di protezione ambientale sono tutti soggetti che possono partecipare a una Cer. Ma per passare dalla volontà alla pratica occorre informarsi tra costi, incentivi e burocrazia da affrontare.

Oltre alle FAQ messe a disposizione dal Gse, ecco alcune domande/risposte per togliersi qualche dubbio:

  • Quali sono i costi necessari per partecipare?

“I costi di creazione e partecipazione ad una Cer dipendono dalla tipologia di ente giuridico cui si fa ricorso”. Ludovica Terenzi, avvocato energy di Greensquare Italia, spiega: “Nel caso di enti privi di personalità giuridica, come ad esempio l’associazione non riconosciuta, di natura civilistica o ente del terzo settore, i costi di attivazione saranno inferiori ai 500€. Per quanto riguarda invece i costi di gestione, sarà necessario sostenere quelli legati alla tenuta dei libri sociali obbligatori ed eventuali oneri di carattere fiscale.

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“Relativamente agli enti con personalità giuridica, come ad esempio l’associazione riconosciuta, di natura civilistica o ente del terzo settore, la società cooperativa o l’impresa sociale, i costi di attivazione potrebbero essere maggiori dato che sarà necessario sostenere l’onorario del notaio per la redazione dell’atto costitutivo sotto forma di atto pubblico. Inoltre, per l’associazione in forma riconosciuta che assume le caratteristiche di ente del terzo settore sarà necessario un capitale sociale minimo pari ad euro 15.000€. Diversamente, se l’associazione riconosciuta è strettamente di natura civilistica sarà necessario un patrimonio adeguato alla realizzazione dello scopo”.

  • Devo avvisare il mio operatore se aderisco a una Cer?
Tutti i partecipanti alla Cer, consumatori finali di energia elettrica o autoconsumatori, mantengono i loro diritti di clienti finali (foto di Xuan Duong da Pixabay)

Tutti i partecipanti alla Cer, consumatori finali di energia elettrica o autoconsumatori, mantengono i loro diritti di clienti finali, compreso quello della scelta del fornitore di energia elettrica. Pertanto, spiega ancora Ludovica Terenzi, “diventare membro di una Cer non modifica in alcun modo i rapporti con l’attuale fornitore di energia. L’ operatore continuerà a inviare le fatture e a garantire il servizio di fornitura di elettricità; se ritenuto opportuno, si potrà cambiare operatore in qualunque momento. Ad ogni modo, non è necessario apportare alcuna modifica al proprio impianto casalingo nel momento in cui si diventa membro di una Cer”.

  • Che differenza c’è tra Cer e Autoconsumo?

“Le Comunità Energetiche Rinnovabili ben si adattano contesti residenziali coinvolgendo gruppi di utenti che condividono e gestiscono l’energia rinnovabile prodotta a livello locale: l’aggregazione crea valore nella misura in cui i soggetti connessi nella medesima area di cabina primaria immettono e prelevano energia nella stessa ora. Diverso è l’Autoconsumo Collettivo (Auc), che si applica per gli utenti di un ambito più ristretto, cioè in un edificio/condominio. La sostanza è la medesima, ma cambia la forma: una Cer – spiega Marco Pezzaglia, Founder & Principal di Gruppo Professione Energia e ex-Arera – è un soggetto giuridico che deve essere costituito e deve rispondere a determinate condizioni, un Auc è retto dal perimetro dell’edificio/del condominio”.

  • Posso partecipare ad una Cer se ho un impianto fotovoltaico di proprietà?

“Sì – spiega ancora Pezzaglia – è possibile mettere a disposizione della Cer un proprio impianto senza dover rinunciare alla sua proprietà”.

  • Quali sono gli incentivi?

Solamente a favore delle Cer i cui impianti di produzione siano ubicati in Comuni con una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, è previsto un contributo in conto capitale, pari al 40% del costo dell’investimento, a valere sulle risorse del Pnrr.

Il contributo in conto capitale del Pnrr è pari al 40% delle spese sostenute per la realizzazione di impianti Fer, nei limiti delle spese ammissibili e dei seguenti costi di investimento massimi in funzione della taglia di potenza:

  • 1.500 €/kW, per impianti fino a 20 kW;
  • 1.200 €/kW, per impianti di potenza superiore a 20 kW e fino a 200 kW;
  • 1.100 €/kW per potenza superiore a 200 kW e fino a 600 kW;
  • 1.050 €/kW, per impianti di potenza superiore a 600 kW e fino a 1.000 kW.

In questo caso, la tariffa incentivante è cumulabile con il contributo Pnrr o altri contributi in conto capitale, tenendo conto che si avranno decurtazioni proporzionate alla tariffa stessa. Inoltre, se un produttore ottenesse un contributo in conto capitale di qualunque tipologia superiore al 40% del costo dell’investimento, non è possibile ottenere la tariffa incentivante per l’energia elettrica prodotta dall’impianto in questione. Nel caso in cui si ottiene un contributo Pnrr o altro contributo, quindi, l’impianto risulta beneficiario di un finanziamento in conto capitale, ed è prevista una riduzione della tariffa incentivante in funzione della % di cofinanziamento.

  • Come ottimizzare l’uso delle rinnovabili in una Cer?

“Disponendo di un’analisi dettagliata dei consumi energetici, utilizzando una combinazione di fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza da una singola fonte, e soprattutto integrando il tutto con tecnologie avanzate come la gestione predittiva dell’energia e sistemi di monitoraggio in tempo reale. Questo permette di ottimizzare la distribuzione e l’uso dell’energia, incoraggiando i membri della comunità a utilizzarla quando la produzione locale è più alta” spiega Gianluca Corbellini, ceo e co-founder di Hive Power, azienda leader in soluzioni innovative per le reti intelligenti.

  • Meglio  una società di servizi o una piccola cooperativa?

“Una utility – continua Corbellini – offre la certezza di una grande esperienza e ampie risorse, e dispone di tecnologie più avanzate; una cooperativa permette invece di dare maggiore potere decisionale a livello locale. Secondo la nostra esperienza, la collaborazione con le utility consente una maggiore scalabilità, un’implementazione più rapida e, di conseguenza, apporta benefici ambientali in tempi più brevi e con un impatto più diffuso rispetto a interventi sporadici o di piccole dimensioni”.

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Il contesto normativo in Italia

“Il contesto normativo italiano, contestualmente all’adozione del Piano nazionale per l’energia e il clima, disciplina le comunità energetiche nel Decreto Milleproroghe, nei provvedimenti attuativi (la delibera 318/2020/R/eel dell’Arera e il Dm 16 settembre 2020 del MiSE) e nel D.Lgs. 199/2021, che implementa la Direttiva Europea Red II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. In particolare, l’articolo 18 del Milleproroghe consente la formazione, sulla base di precise condizioni, di progetti di autoconsumo collettivo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Il recente “Decreto Cacer” (Comunità Energetiche Rinnovabili), firmato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dopo esser stato registrato dalla Corte dei Conti e aver ottenuto l’approvazione da parte della Commissione europea è entrato in vigore lo scorso 24 gennaio.

Due i punti fondamentali del testo: da un lato una tariffa che incentiva l’energia rinnovabile prodotta e condivisa dai membri della Comunità; dall’altro un contributo a fondo perduto, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fino al 40% dei costi ammissibili per le comunità i cui impianti sono localizzati in comuni con una popolazione inferiore cinquemila abitanti”.

Foto di Jerzy Górecki da Pixabay

A fare il punto è Carolina Gritti – Energy efficiency and new solutions development manager del Gruppo Enercom, che precisa come “in questo scenario rilevante e virtuoso come quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer), e considerando le linee guida pubblicate il 23 febbraio 2024 dal Gse”,è essenziale completare la pubblicazione di Faq e chiarimenti riguardo alla documentazione necessaria e ai modelli ammessi per evitare ritardi e possibili intoppi che potrebbero ostacolare la realizzazione degli impianti. Ad oggi, non esiste infatti un pacchetto di modelli e prassi preconfezionato, pertanto è fondamentale che tutti gli attori coinvolti – istituzioni in primis, imprese e cittadini – uniscano le proprie forze per perseguire con determinazione tali ambiziosi obiettivi”.

La burocrazia, solito ostacolo da superare

“Al momento il grande limite che frena la nascita di comunità energetiche nel nostro Paese è la burocrazia – a dirlo è Stefano Corsi, Ordine degli Ingegneri di Firenze – come i molti vincoli e incertezza che ad oggi limitano la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili. Costituire una Comunità Energetica richiede tempo già di per sé, per gli accordi da prendere tra i partecipanti, gli atti costitutivi e le adesioni. Tutto il procedimento si basa sul poter disporre di energia da condividere in tempi certi e questo non succede. Penso, per esempio, alle autorizzazioni che tra regolamento comunali, vincolo paesaggistico e norme regionali spesso richiedono mesi se non anni con esito dubbio; oppure alle procedure di allaccio che possono durare anche diversi mesi.

Non a caso all’ultimo rilevamento in tutta Italia le Comunità Energetiche formalmente costituite erano solo 154. I semplici consumatori hanno vantaggi relativamente modesti che probabilmente non sono sufficienti a giustificare rischi e complicazioni amministrative. Per questo è importante incrementare il numero di soggetti che possiedono impianti rinnovabili, ma anche rendere più appetibile la partecipazione a tutti gli altri”.

Ma la diffusione delle Comunità energetiche “è una necessità collettiva – conclude Corsi – ed è un passo molto importante verso la transizione energetica e la decarbonizzazione. Solo forme diffuse di produzione e utilizzo consentiranno al sistema elettrico di raggiungere gli obiettivi ambientali che ci siamo prefissati, e le procedure per rendere tutto questo possibile devono essere semplificate”.

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