Commissione Europea e Agenda 2030: quale futuro?

Lo scorso 22 novembre la Commissione Europea ha pubblicato una Comunicazione, dedicata ai nuovi passi da intraprendere per implementare l’Agenda 2030 e inquadrarla nel quadro politico dell’Unione Europea. Purtroppo, i contenuti della Comunicazione appaiono insufficienti.

Adriana Farenga, Ambient&Ambienti

Un anno fa, durante il Sustainable Development Summit del 25 settembre 2015, è stata adottata l’Agenda 2030, un piano d’azione globale volto a eradicare la povertà e le ineguaglianze. Cuore dell’Agenda 2030 sono i i Sustainable Development Goals (SDG): 17 obiettivi per lo Sviluppo sostenibile, articolati su tre dimensioni principali (ambientale, economica e sociale), adottati in sostituzione dei Millennium Development Goals.

Si tratta di un programma molto ambizioso, la cui realizzazione sembra purtroppo sembra ancora troppo lontana, come molti report e articoli (come ad esempio il report di DNV GL The Future of Spaceship Earth, o l’articolo di Jem Bendell apparso sul sito del World Economic Forum) non hanno mancato di evidenziare. Proprio per la complessità e le difficoltà del progetto, è allora importante che i 17 SDG siano ben integrati in un quadro di policy – a livello tanto nazionale quanto internazionale – tangibile, così che le azioni volte alla loro realizzazione non debbano fluttuare in un vuoto politico.

È esattamente questo il senso della Comunicazione della Commissione Europea “Next steps for a sustainable European future. European action for sustainability”, pubblicata lo scorso 22 novembre: integrare gli SDG al centro di un preciso quadro di policy, mostrando al contempo quanto le Priorità della Commissione siano di per se stesse in linea con la visione di un futuro sostenibile.

Unione Europea e sostenibilità

Sin dai suoi esordi, l’Europa si è voluta imporre a livello globale come uno dei maggiori stakeholder nel campo della sostenibilità: la Sustainable Development Strategy lanciata dall’Unione Europea nel 2001 (rivista e ripresentata nel 2006 e nel 2009) può essere considerata un primo esempio dell’impegno dell’UE in tal senso. Inoltre, a partire dal 2010, l’idea di sviluppo sostenibile ha ricoperto un ruolo attivo nella strategia Europa 2020. Che dunque vi sia una profonda sinergia tra quelli che sono i valori su cui l’Europa è costruita e la visione globale che sostiene l’Agenda 2030 è un dato riconosciuto, ed è pertanto basandosi su queste premesse che l’Unione Europea, per rispondere alla chiamata delle Nazioni Unite alla realizzazione degli SDGs, si è proposta con la Comunicazione qui in esame di mappare quanto è stato già fatto e identificare possibili azioni future.

I contenuti della Comunicazione

Il corpo centrale della comunicazione è costituito da una mappatura della presenza degli SGD nelle diverse aree di policy e nelle Priorità della Commissione Juncker, sottolineando quanto ciascuna di esse includa già al suo interno gli Obiettivi dell’Agenda e sia dunque intrinsecamente sostenibile. Già a una prima lettura, dunque, per quanto venga riconosciuta la necessità di impegnarsi ulteriormente e di stabilire nuove politiche per l’implementazione dell’Agenda 2030, sembrerebbe che tutti gli SDG abbiano già una loro precisa collocazione all’interno di quelle che sono le priorità della Commissione Juncker, e più in generale nelle politiche dell’Unione.

Sono comunque proposti alcuni passi successivi da fare, il più importante dei quali è la proposta di un nuovo Consenso sullo sviluppo, il cui testo è stato pubblicato in concomitanza con la citata comunicazione, e che ha come slogan la triplice incitazione a fare di più, fare di meglio, e farlo differentemente (Do more – Do it better – Do it differently). Molta importanza è inoltre data al fatto che sia ciascuno Stato Membro a dover implementare le proprie politiche di sviluppo, per quanto sotto la guida di strategie e azioni comuni elaborate dalla Commissione Europea.

La reazione del WWF

Nel suo complesso, la Comunicazione offerta dalla Commissione Europea offre poco in termini di nuove policies, cosa che il WWFinsieme ad altre organizzazioni internazionali, think thanks e ONG – ha immediatamente notato, evidenziando le lacune nelle politiche europee nell’implementazione dell’Agenda 2030, e quanto le azioni proposte nella Comunicazione siano del tutto insufficienti nel realizzare la trasformazione necessaria. «The EU Commission has missed a unique chance to bring a sustainable Europe closer today», esordisce il loro comunicato stampa. Ha veramente senso, tuttavia, essere così radicali?

Importanza della crescita economica

Proviamo a guardare le cose da un’altra angolazione, e cercare degli elementi positivi. Le priorità della Commissione Juncker hanno una prospettiva in primo luogo economica, in modo da assicurare la crescita, gli investimenti e l’approvvigionamento energetico; per quanto quindi in esse trovino spazio iniziative che riguardano politiche ambientali (ad esempio, si insiste molto nella comunicazione sulle opportunità offerte dalla circular economy), non si può dire che queste ultime siano il loro obiettivo principale.

Tuttavia, è senza dubbio vero – come è puntualizzato nella comunicazione – che se i livelli della crescita restano immutati, le sfide sociali implicate nella chiamata a uno sviluppo sostenibile non troveranno una risposta. E se come criterio di riferimento si mantiene lo stile di vita europeo/nord-americano, è evidente come le risorse ora disponibili, messe in relazione con i livelli di consumo attuali, non bastino. Perchè dunque la realizzazione degli obiettivi di sviluppo abbia fondamenti concreti, non è in alcun modo possibile negare l’importanza della crescita economica, come i maggiori economisti non hanno mancato di evidenziare già nel 2014 in una lettera aperta al Segretario Ban Ki-Moon.

Programmi concreti o una lista di slogan?

Un altro elemento da tenere in considerazione è l’approccio usato: per quanto i passi proposti possano lasciare insoddisfatti, una mappatura completa di quanto è stato fatto fino ad ora, e di quanto gli SDGs non siano solo slogan buonisti, ma facciano riferimento a pratiche concrete e anche quotidiane, è fondamentale. Questo esercizio permette di identificare pienamente, a partire dal basso, gli Obiettivi e la loro presenza e importanza nelle nostre vite quotidiane, dando più spessore pragmatico agli SDGs che altrimenti resterebbero solo “una lista di buone intenzioni”, per citare l’economista Rosamaria Bitetti.

In relazione a quest’ultimo punto (cioè di una partenza dal basso nella realizzazione dell’Agenda 2030), va detto che per quanto sia certamente vera la necessità di azioni per realizzare il cambiamento, e che la Commissione Europea con questa Comunicazione abbia presentato ancora poco, il cambiamento reale deve partire dalle menti, e non verificarsi come un’imposizione dall’alto.

Quest’ultimo scenario sarebbe deleterio, in quanto rischierebbe di apparire uno scenario sostenibile come qualcosa di non voluto, di imposto, e come tale da rigettare. Critiche del genere ci sono in effetti state. Da questo punto di vista, l’insistere sull’importanza che ciascuno Stato Membro faccia la sua parte a un livello nazionale, non deve essere visto come una mancanza di responsabilità ma come un incentivo a rendere le azioni per realizzare l’Agenda 2030 un qualcosa di sentito e condiviso.

Il ruolo della Commissione Europea nel quadro politico internazionale

Considerato inoltre l’attuale scenario politico internazionale, e in particolare la minaccia che la presidenza di Trump costituisce per l’ambiente e la sostenibilità, ora più che mai è importante che sia l’Europa a guidare la corsa verso la sostenibilità, e a farsi carico delle sfide sociali e ambientali che questa corsa porta con sè, assumendo un ruolo di guida nel panorama internazionale. È dunque fondamentale che l’Unione Europea si faccia avanti, prendendo su di sè un ruolo di coordinamento e riferimento nel panorama dei rapporti diplomatici. Ma ha senso farlo con politiche incomplete?

Certamente ha senso reclamare quella che è la propria posizione, e iniziare a proporre azioni di leadership. Eppure, questa Comunicazione appare più come una propaganda del lavoro già svolto dalla commissione Juncker di fronte all’Unione e ai sui partner esterni. La proposta di una visione comune ha certamente un valore notevole – se non fosse per il fatto che questa visione c’è già, ed è proprio l’Agenda 2030. All’Unione Europea spettava più che altro proporre delle azioni.

Dalle parole ai fatti

Bene allora, da parte della Commissione Europea, ribadire la visione di fondo. Bene anche

Adriana Farenga

creare una mappatura di quanto finora svolto, ma solo se questo è la base di nuove politiche e nuove strategie concrete. Tali percorsi devono essere elaborati in stretta relazione con le ONG, i singoli governi, le organizzazioni internazionali e le principali aziende: un piano d’azione che vada oltre la proposta di una piattaforma multipartecipativa dove scambiarsi buone pratiche, e che non solo coinvolga ma sia sostenuto dagli attori non statali.

In caso contrario, quello che resta è solo un “ritinteggiare la porta di ingresso per impressionare i vicini, incuranti del fatto che il resto della casa sia assente”, parafrasando il comunicato del WWF – e da quello che a tutti gli effetti è l’attore principale nel campo della sostenibilità non sono accettabili risultati così scarsi.

L’autore

Adriana Farenga, giornalista, ha conseguito nel 2016 il titolo di Dottore di Ricerca in Filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma. Presso la stessa Università è cultrice della materia in Storia della Filosofia Medievale. Collabora con Ambient&Ambienti dal 2009 e ha svolto un’internship in comunicazione presso l’Institute for European Environmental Policy. Tra i suoi interessi principali, le questioni sociali legati all’attuazione dell’Agenda 2030.

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