Commissione di accesso agli atti, Decaro contro mafia e trasformismo

Un momento della lunga conferenza stampa di Antonio Decaro

A chi giova presentare Bari come una città inquinata da pratiche mafiose a partire dai suoi stessi amministratori? Il sindaco Decaro in conferenza stampa ribadisce la correttezza del suo operato. Contro il trasformismo ché rappresenta il vero male della politica non solo locale, serve un patto etico tra chi si candida ad amministrare la città. Ora più che mai in vista delle elezioni dell’8 e 9 giugno

 

Arriva pochi minuti dopo l’orario – mezzogiorno – annunciato per l’inizio della conferenza stampa. E arriva carico  e agguerrito come un leone, pronto a ribattere punto per punto – atti giudiziari,  fascicoli, denunce, foto, articoli di giornale alla mano – alla comunicazione con cui il ministro dell’Interno Piantedosi gli annunciava l’arrivo a Bari di una Commissione  ministeriale d’accesso agli atti, su richiesta di alcuni parlamentari di centro destra (il vicepresidente della commissione antimafia Mauro D’Attis, Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato), per accertare eventuali infiltrazioni mafiose  nel Comune  a seguito dell’inchiesta “Codice interno”, che  ha portato a 130 arresti, tra cui, come è noto, quelli eccellenti dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e della moglie Maria Carmen Lorusso, eletta con la lista di destra “Di Rella sindaco” ma che sedeva fino a poche settimane fa in consiglio comunale nei banchi della maggioranza col  gruppo “Sud al centro”.

Dieci anni contro 14 clan

Nella sala deputata a tenere i consigli comunali stracolma di giornalisti, con i consiglieri della maggioranza schierata a simbolica difesa del primo cittadino e dell’Istituzione, i due candidati del centro-sinistra alle Primarie Laforgia e Leccese, i vertici del PD cittadino e regionale, tanta  gente comune o in rappresentanza delle associazioni  dietro le transenne e altrettanta in una sala poco distante, due schermi trasmettono l’uno tutte le mosse di Fratelli d’Italia  e del suo flirt ora con Olivieri, ora con Nicola Canonico, ora con Di Rella (tutti originariamente   di destra salvo poi a saltare sul carro della Sinistra vincitrice delle elezioni da vent’anni), l’altro le pressochè quotidiane azioni del Comune e di Decaro in prima persona contro i 14 clan locali, Parisi, Strisciuglio, Sedicina, Capriati, solo per citarne i più famosi.

Il sindaco Decaro legge uno degli atti inviati alla Prefettura

Tutti ascoltano, si indignano, applaudono, si commuovono nell’ascoltare le parole di Decaro, il primo cittadino che per ripercorrere i 10 anni dei suoi mandati, si presenta senza la fascia tricolore per manifestare platealmente che si sente molto più che indignato , come primo cittadino e come barese, della pesantissima ombra che una commissione inviata dal Viminale per accertare le infiltrazioni mafiose nche in occasione delle elezioni del 2019 (vinte da Decaro)  getta su Bari e sui baresi. Una commissione che stranamente arriva dopo un martellamento continuo di comunicati, richieste comparsate televisive, un incontro documentato con tanto di foto tra i tre richiedente D’attis, Sisto e Gemmato col ministro Piantedosi, e soprattutto a pochissime ore dalla consegna al Prefetto Russo di una copiosissima documentazione fatta di 23 denunce e migliaia di pagine, impossibili da leggersi in meno di mezza giornata (tanto è il tempo intercorso tra la consegna della documentazione che il Prefetto avrebbe dovuto leggere e la telefonata di Piantedosi a Decaro).

“Se sono un mafioso toglietemi la scorta!”

Decaro mette in fila uno dietro l’altro tutti i casi che lo hanno visto in prima fila nella lotta contro il 14 clan malavitosi baresi e che hanno portato il Comune a costituirsi parte civile in 19 procedimenti giudiziari: i ripetuti annullamenti dei concerti del cantante neomelodico Tommy Parisi figlio del famoso Savinuccio, che nascondevano il tentativo di “conquistare” definitivamente quartieri come il San Paolo; le denunce per estorsione di cui erano vittime operatori mercatali, negozianti, piccole società  che svolgevano lavori in appalto; la “battaglia delle fornacelle”; il tentativo di inserirsi nella gestione di una pescheria; la revoca della concessione del bar a torre Quetta; la fine della festa della Candelora  a uso e consumo della famiglia Sedicina che ogni 2 febbraio ha bloccato per anni un intero isolato al quartiere Libertà, e tanto altro ancora. Ricorda con rabbia le numerose intimidazioni, cita le figure note di chi, come il presidente della Commissione Antiracket Renato De Scisciolo  o il compianto comandante della polizia locale Nicola Marzulli,  gli è stato vicino nella lotta alla criminalità, ma cita anche senza nominarli, i (pochi) commercianti che si sono fidati di lui e hanno sfidato usurai ed estortori.

Decaro urla con la voce roca e rotta dall’emozione di chi grida la propria correttezza e dirittura di cittadino e di rappresentante delle istituzioni, la pulizia  morale dei baresi, dell’amministrazione comunale e sua; ricorda che da 9 anni vive sotto scorta perché minacciato dai boss mafiosi della sua città e ritiene intollerabile che lo si sospetti di aver avallato più o meno indirettamente le azioni malavitose cittadine che pur infestano Bari e contro cui ogni giorno ci si scontra. “ Se solo c’è un accenno di sospetto allora toglietemi la scorta!”, grida adirato il primo cittadino, perché è un controsenso proteggere chi da sempre è riconosciuto un sindaco antimafia e poi sospettarlo di essere parte di un sistema corrotto.

Dunque Decaro si mette  disposizione della Commissione di accesso che farà il suo dovere certamente, ma non tollera che venga messa in discussione l’azione dell’amministrazione da lui guidata a contrasto della mafia, perchè dimostra carte alla mano che questo è nei fatti. E per questo si sente in dovere di difendere la città, ma anche se stesso, dalle accuse che gli vengono più o meno velatamente mosse.

“Il vero male è il trasformismo”

Ma il vero affondo di  Decaro è contro il trasformismo dei politici, non esclusivamente baresi:   “Io non lo voglio!”, scandisce a voce alta, perché forse è questo il vero male, quello che porta a farsi i conti in tasca  e a garantirsi uno stipendio da amministratore pubblico  pensando al proprio tornaconto e non al bene della città. L’esempio di Giacomo Olivieri “che io ho cacciato dalla Multiservizi quando diventai sindaco” dice con forza, e cui è stata chiesto di restituire, a seguito di ben 23 tra querele e denunce del Comune e del Consorzio Multiservizi, 111 milioni di euro, per Decaro parla da solo.

L’intera conferenza stampa è contrassegnata da gesti simbolici che dicono tanto: il voluminoso faldone che raccoglie le innumerevoli denunce fatte da Decaro a Polizia e Carabinieri; gli schermi che ripropongono facce e nomi di malavitosi, politici corrotti e avversari politici; soprattutto la fascia tricolore, che il primo cittadino torna a indossare solo dopo il suo lungo e appassionatissimo atto di difesa suo e di Bari, come aveva detto all’ inizio, a dimostrazione che lui è e rimane ancora il sindaco della città.

I lunghi applausi che hanno più volte interrotto la conferenza stampa di un Decaro offeso come sindaco, come presidente dell’Associazione dei Comuni e come semplice cittadino, dicono una cosa: che Bari non cede al ricatto di chi vuole fare passare la città per un covo di delinquenti che si nascondono dietro sedicenti amministratori pubblici, e che non può condividere un meccanismo ad orologeria pronto a scoppiare proprio alla vigilia delle elezioni e in evidente conflitto con i tempi con cui si sta svolgendo l’intera vicenda.

Il sindaco Decaro illustra i rapporti tra il centro-destra barese e gli esponenti politici del loro schieramento passati poi alla maggioranza

Già perché il vero nodo sono le elezioni, amministrative ed europee (per le quali Decaro correrà). La destra guarda con ingordigia alla poltrona di primo cittadino a Bari, su cui non si siede dal 2004 e per questo il battaglione (o la  pattuglia) del centro destra è pronto a scendere  a Bari, coccolato dai locali che hanno qualche ruolo a livello nazionale, con l’intenzione di riprendersi la città, in puro stile “gomorristico”, come ha ricordato Decaro. Già per venerdì 22 marzo è attesa la presenza di  di Maurizio Gasparri che planerà a Bari in qualità di responsabile nazionale Enti Locali per Forza Italia. Ed è una questione che ora sta appassionando davvero i baresi, prova ne sono le oltre 66mila visualizzazioni dell’intervento trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Decaro.

Questo il link per rivedere l’intera conferenza stampa: 

Un codice etico in vista delle elezioni

Allora è necessario, affinchè tutti capiscano che Bari non si lascia comprare dai soldi promessi per un voto, né tantomeno sedurre da chi promette ordine e pulizia, che venga stipulato un patto etico, che definisca un vero e proprio codice di comportamento che impegni i candidati sindaco, i futuri consiglieri ed assessori, gli eurodeputati, da qualunque parte politica provengano, a non accettare lusinghe, chiamiamole così, illegali. Un patto  che blocchi personaggi troppo disinvolti  nel vendersi all’uno o all’altro contendente e che vigili sui successivi cambi di casacca.

Un patto, un vero e proprio codice etico che eviti il trasformismo, la pratica politica che costituì la cifra in Italia di fine ‘800 e primo ‘900 e che con grande lungimiranza il pugliese Gaetano Salvemini bollò come il vero male dei governi italiani, abbinandolo   ad una parola come malavita.

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