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Commercio equo e solidale, passa la legge Realacci

ermete realacci

Ermete Realacci

Un prezzo più equo pagato ai lavoratori, relazioni commerciali durature, opere sociali per le comunità coinvolte, sostenibilità ambientale dei processi di lavorazione: sono i princìpi base del commercio equo e solidale. Una maniera per sviluppare le capacità imprenditoriali dei produttori, in genere rappresentati da piccole organizzazioni a carattere familiare o strutturate in cooperative e favorire la loro crescita economica attraverso la commercializzazione dei prodotti nei mercati dei Paesi ricchi.

Il 3 marzo 2016 la Camera dei deputati ha approvato la legge Realacci-Rubinato-Baretta-Da Villa “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, ratificata a larghissima maggioranza e con solo quattro voti contrari. L’iter era iniziato nel maggio del 2014 ma la prima proposta di legge in materia fu presentata oltre dieci anni fa dall’Associazione interparlamentare per il commercio equo, promossa dall’onorevole ambientalista Ermete Realacci.

«Si tratta di un provvedimento importante – ha commentato Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente della Camera -, una cura omeopatica per un mercato più a misura d’uomo e un’Italia più sostenibile. Questo provvedimento riconosce al commercio equo e solidale e ai soggetti della sua filiera la funzione di sostegno alla crescita economica e sociale dei Paesi in via di sviluppo, indica con definizioni precise significato e finalità di questa forma di commercio, dà garanzie di trasparenza e di correttezza sulle modalità produttive e sulle prassi produttive e organizzative attuate dalle organizzazioni del  settore, promuove e finanzia azioni di sostegno per il settore».

Fra le misure previste dalla legge, è spiegato in una nota, l’istituzione di un Elenco nazionale del commercio equo e solidale, l’istituzione della Giornata nazionale del commercio equo e solidale, il sostegno dei suoi prodotti negli appalti pubblici, l’istituzione di un fondo per la promozione del commercio equo e solidale di 1milione di euro per il primo anno dall’entrata in vigore della legge presso il ministero dello Sviluppo economico.

Un passaggio importante della legge è l’art. 6, secondo il quale è vietato “descrivere un prodotto, nell’etichettatura, nella pubblicità o nei documenti commerciali, con termini che suggeriscano in modo ingannevole all’acquirente che esso o che le materie prime utilizzate provengono da una filiera del commercio equo e solidale o sono stati prodotti, trasformati e distribuiti secondo le prassi del commercio equo e solidale o introdurre riferimenti non veritieri all’iscrizione nell’Elenco nazionale”.

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