Come si misura la Pesca in Italia

La Guardia Costiera ha presentato il Rapporto sul controllo pesca in Italia, che monitora lo stato di salute del comparto e dell’ambiente

Presentato stamane nella sede del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto il Rapporto Annuale sul Controllo Pesca In Italia 2020. Il Rapporto fornisce un’istantanea dell’attività di controllo svolta dalla Guardia Costiera in uno dei settori economici più importanti e trainanti del Paese, la cui cura è affidata dal MIPAAF al Corpo delle Capitanerie di porto.

Il rapporto annuale rappresenta un documento essenziale nel quale viene analizzata, sotto diversi profili, l’attività di controllo della pesca.

Complessivamente, la Guardia Costiera in tutta Italia ha eseguito 110.000 verifiche sulla filiera della pesca, mentre 5.000 sono stati gli illeciti contestati. Le sanzioni amministrative, invece, ammontano a 7,6 milioni di euro, mentre i prodotti ittici sequestrati superano le 357 tonnellate. A livello locale, invece, sono state eseguite ben 45 operazioni complesse regionali per contrastare i fenomeni illeciti.

Un risultato importante che dimostra come si muove e si evolve il settore della pesca e quali azioni vengono attivate dalla Guardia Costiera per contrastare le pratiche illecite che danneggiano la filiera e l’ambiente marino.

Nel suo intervento, il Direttore Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura  del Mipaaf, Riccardo Rigillo, spiega che «il 1° Rapporto annuale sul controllo pesca in Italia è estremamente importante per due motivi: da un lato permette di dare visibilità del lavoro che viene fatto, e dall’altro consente un dibattito che può mettere in luce tanto i punti di forza, quanto quelli eventualmente più critici sui quali andare a lavorare».

«Dobbiamo ricordare che l’Italia – ha affermato il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino – vanta la seconda flotta europea di pescherecci: 12.200 unità maggiori e  8.000 imbarcazioni appartenenti alla piccola pesca. Circa 30.000 marittimi impegnati direttamente nel settore, 100.000, se  consideriamo anche coloro i quali lavorano a terra. Un indotto complessivo di circa 500.000 lavoratori. Numeri che ci dicono quanto la pesca sia importante per il nostro Paese e quanto centrale sia il ruolo svolto dalle Capitanerie per tutelare questo settore. Un ruolo, quello dell’Amministrazione Marittima, che, con la prossima istituzione della Zona Economica Esclusiva, potrà confermare la sua centralità nel quadro del controllo delle attività di pesca».

Il Sottosegretario di Stato alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Sen. Francesco Battistoni ha infine detto che «ho dato mandato alla Direzione generale di predisporre un decreto per introdurre nuove e più efficaci misure di contrasto alle attività illecite, facendo tesoro anche dell’esperienza operativa maturata dal Corpo della Capitanerie di porto».

La pesca è un settore fondamentale e strategico per il nostro Paese che, stretto e lungo, si insinua quasi interamente nel Mar Mediterraneo. Da sempre il settore ittico ci ha permesso non soltanto di sostenere le nostre economie, ma ci ha permesso di crescere e di instaurare rapporti e scambi con tutto il bacino mediterraneo, con altri popoli e altre culture. Poi, lo stato di salute del “Mare Nostrum” è un indicatore molto importante per l’ambiente, per i popoli e per il bene del mare. Ecco perché questo Rapporto diventa un punto di riferimento necessario per tutelare le risorse ittiche, gli ecosistemi, le economie e la crescita degli altri Paesi mediterranei.

 

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