Come sarà la mobilità dopo il Covid-19? Riflessioni, proposte e richieste green

Meno traffico e attività delle città in lockdown hanno contribuito a dimezzare le concentrazioni di biossido di azoto. È quanto emerge dai dati forniti dall’European Environment Agency: le restrizioni per evitare il contagio da Covid-19 hanno avuto effetti anche sull’ambiente

Ma come sarà la situazione a quarantena finita? Una domanda che ha coinvolto una serie di associazioni impegnate per la mobilità sostenibile e l’ambiente. Da SalvaiCiclisti Roma a Bike to school, da Bikeitalia, dalla FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta a Legambiente e Rete Vivinstrada – Associazioni per la cultura e prevenzione stradale: riunite in un Coordinamento nazionale, hanno presentato riflessioni, osservazioni e proposte unitarie riguardo alle criticità future nel settore della mobilità.

Emergenza mobilità nelle città italiane dopo il Covid-19

La mobilità sostenibile ai tempi del Coronavirus

Perché la fine delle restrizioni porterà una nuova condizione di emergenza traffico nelle città italiane. Lo scenario è infatti quello per cui l’uso del trasporto pubblico locale sarà fortemente ridotto, sia a causa del mantenimento delle restrizioni, sia a causa della sfiducia della popolazione nel prendere i mezzi pubblici. Il trasporto pubblico locale sposta quote rilevanti di cittadini, fino al 55% nelle grandi città, a cui si aggiunge l’enorme movimento di persone che usano i treni pendolari. Fatto tutto ciò che si potrà per mantenere e migliorare i servizi di trasporto pubblico, si può facilmente prevedere che quote importanti di questi spostamenti abbandoneranno il trasporto pubblico e cercheranno altre modalità di spostamento.

In assenza di interventi è facile prevedere che molti di coloro che abbandoneranno il trasporto pubblico sceglieranno di muoversi in automobile. E se questo dovesse avvenire avremo certamente il collasso della mobilità nelle città italiane, a partire dalle città metropolitane. Da qui, una evidente preoccupazione, per cui si pone il problema di garantire altre forme di mobilità alternative all’auto.

Le misure proposte

Le associazioni promotrici hanno così suggerito un pacchetto di misure per la gestione sostenibile della mobilità nella fase emergenziale e in quella immediatamente successiva.

Il primo punto è la realizzazione di nuove regolamentazioni e/o infrastrutture “soft”, a basso costo e rapida attuazione, per la mobilità attiva (pedonale e ciclabile) e la micromobilità, estese a tutta l’utenza fragile, anche non convenzionali e in deroga al Codice della Strada. C’è poi l’introduzione di forti incentivi economici e finanziamenti per il potenziamento della mobilità attiva come alternativa all’uso dell’auto privata e complementare al trasporto pubblico.

Si chiede poi il pieno mantenimento delle misure di equilibrio del sistema della mobilità, come le ZTL, la sosta regolamentata, le corsie preferenziali, indispensabili ancor più ora per gestire il traffico, rendere appetibili ed efficienti le modalità alternative all’auto ed evitare la completa paralisi circolatoria derivante da un “liberi tutti” di spostarsi comunque e ovunque in macchina.

E ancora: contenimento della domanda e dei picchi di mobilità lavorativa e commerciale, promuovendo in modo diffuso lo smart working come modalità facoltativa di lavoro con priorità per i pendolari extraurbani, la differenziazione degli orari di attività economiche e uffici, e i sistemi di consegna a domicilio, privilegiando ed incentivando quelli su bicicletta e cargo-bike.

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La comunicazione

Inoltre – per concludere il pacchetto di proposte -, il riconoscimento, promozione e finanziamento della mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità) come modo di trasporto urbano resiliente, l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico-scientifico che coordini e armonizzi le misure di cui ai punti precedenti su tutto il territorio nazionale all’interno di un Piano di Mobilità di Emergenza/Transizione Covid-19 e la realizzazione di campagne informative nazionali per stimolare stili di vita basati su forme di mobilità attiva, indispensabili per tenersi in salute e recuperare la forma fisica.

Il dossier

La pandemia apre però anche una riflessione su come ripensare le abitazioni, gli spazi intermedi (terrazzi, balconi, giardini condominiali ecc), le città per vincere le sfide delle green city. Questi temi sono affrontati dal Dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo” presentato il 9 aprile, a un mese dall’inizio delle misure di distanziamento sociale, in web conference dal Green City Network e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in partnership con Ecomondo – Key Energy.

Il Dossier comprende due parti, la prima è dedicata al cambiamento dei consumi e degli stili di vita per l’economia circolare, la decarbonizzazione e la mobilità sostenibile elencando anche una serie di buone pratiche green che i cittadini possono adottare per sostenere il cambiamento; la seconda apre una riflessione sul futuro del nostro Abitare.

La Pandemia

Oltre a consumi, rifiuti, economia circolare, Energia e clima, tra i punti analizzati c’è quello della Mobilità Sostenibile. Le città sono praticamente prive di traffico da quando il coronavirus ha costretto tutti a restare a casa. E per evitare che a crisi finita si ritorni al traffico congestionato e inquinante delle nostre città si deve approfittare per aprire una riflessione sul modello di mobilità urbana e su come cambiarlo quando il coronavirus se ne sarà andato. Le misure di confinamento (lockdown) mettono allo stesso tempo in discussione comportamenti e abitudini consolidate. La situazione spinge anche a riflettere sui fattori che determinano le scelte di mobilità, come ad esempio l’utilità dello spostamento, la scelta tra diverse possibili modalità in base all’efficienza, le alternative allo spostamento. Aver dovuto limitare il raggio di azione a qualche centinaio di metri intorno alla propria abitazione ha fortemente ridotto il ricorso all’auto, interrompendo un’abitudine. Il dossier indica anche buone pratiche green per rendere più sostenibile la mobilità nelle città, per ridurre gli spostamenti non necessari, per ridurre l’uso dell’auto nelle città e per promuovere l’uso di mezzi più ecologici.

L’Abitare

Nella seconda parte del Dossier si avanzano alcune riflessioni e analisi che partono dal come è cambiato l’utilizzo degli spazi nelle abitazioni durante questa pandemia per pensare a come questi cambiamenti possono influire sulla nostra visione e progettazione dell’Abitare anche dopo la pandemia. Gli spazi attrezzati per lo smart working all’interno dell’abitazione, l’abitazione concepita non più come solo dormitorio, ma anche luogo di lavoro, di studio e di cultura, di svago e di socialità. La pandemia ha insegnato l’importanza di balconi, terrazzi, cortili e giardini anche condominiali, tutti gli spazi intermedi in generale che possono svolgere ruoli importanti, anche dal punto di vista ambientale, con il green building approach. L’ emergenza coronavirus ha fatto anche ripensare all’importanza dello spazio urbano, ad una struttura urbanistica che assicuri prossimità delle residenze ai servizi, alle strutture lavorative e ricreative, così da ridurre gli spostamenti da una zona all’altra della città e i pendolarismi.

“La mobilità sostenibile e i veicoli elettrici”

La mobilità elettrica

A fare il punto sulla mobilità sostenibile ci ha pensato anche Repower, gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile, che ha presentato la quarta edizione del White Paper “La mobilità sostenibile e veicoli elettrici”. (Il Rapporto completo)

Elaborato prima dello scoppio dell’emergenza Covid-19 con i numeri del 2019, dal documento si evince come la mobilità elettrica continui ad avanzare a discapito delle altre tecnologie, con una costante ascesa in tutto il mondo che sta contribuendo a ridisegnare le Smart City del futuro. In questo contesto il diesel registra una diminuzione delle immatricolazioni a doppia cifra, -23% rispetto all’anno scorso, insieme a un calo delle vetture a benzina significativo (-3%).

Per quanto riguarda il mercato automotive in generale, nonostante gli incentivi, i valori di inizio 2020 restituiscono una condizione di stallo, in cui il crollo della domanda da parte dei privati riduce il numero delle immatricolazioni del 13,9%. La perdita, in termini di quota di mercato, si attesta sui 5,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La vera riscossa è la crescita dell’82% (gennaio 2020 rispetto allo stesso mese 2019) del numero di immatricolazioni delle auto ibride intese nella totalità di gamma (HEV Hybrid Electric Vehicle + PHEV Plug-in Hybrid Electric Vehicle + REx Range Extender) che giungono a rappresentare il 10% del mercato (a gennaio 2019 si attestava sul 5,2%). Ancora meglio per le auto elettriche “pure”: +586,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con 1.943 unità (nel 2019 erano appena 283). Le immatricolazioni totali di veicoli elettrici registrate nel 2018 sono 4.496, un numero più che raddoppiato nel 2019 con circa 10.000 immatricolazioni (+ 123%, numeri gennaio su gennaio).

I veicoli elettrici per il trasporto di persone hanno globalmente superato i 5 milioni di unità, con una quota di oltre 2 milioni di vendite annue, con mercati di riferimento Cina, Europa, Stati Uniti e Giappone che rappresentano oltre il 96% delle vendite.

Inoltre, si registra come l’offerta sharing nel nostro Paese prima dell’emergenza coronavirus sia stata nettamente in aumento arrivando a coinvolgere ormai oltre 5 milioni di italiani (1 milione in più in 2 anni) e i servizi attivi, tra car sharing, scooter sharing, car pooling, bike sharing, etc., superano le 360 unità, per ben 33 milioni di spostamenti, con una media di 60 al minuto.

Il White Paper presenta inoltre un’overview sulle fake news che popolano il mondo della e-mobility con un’analisi delle principali riserve sulla mobilità elettrica. Sono cinque in particolare le “leggende metropolitane” che devono essere sfatate: dal costo troppo alto delle auto elettriche, al fatto che inquinino più del diesel, al ruolo delle batterie e della ricarica non sostenibile per l’ambiente fino all’insufficienza di infrastrutture di ricarica sul territorio italiano.

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