Come gli italiani hanno “fregato” il Covid? Chiedetelo a Paola Scarsi

Foto di ivabalk da Pixabay

Nel suo libro, “Oltre il Covid – 365 idee per superare la crisi”, la giornalista racconta l’inventiva e l’astuzia italiane per aggirare il coronavirus e superare le difficoltà

Il Covid e la pandemia, con i lockdown, il gel e le mascherine, hanno stravolto il modo di vivere e di pensare. La reclusione forzata, le scuole chiuse, gli uffici chiusi, la paura del contagio, i decessi, la sofferenza, la solitudine, la caccia all’approvvigionamento di generi alimentari, hanno sconvolto l’umanità che nel tempo aveva accumulato diritti acquisiti e libertà messe ora a dura prova.

In Italia, il distanziamento sociale e le chiusure delle attività commerciali non necessarie hanno stravolto la società spingendo molti verso il baratro e sul lastrico. Ma non tutti sono caduti: l’arte di arrangiarsi, tutta italiana, è venuta fuori con tutta la sua forza e dirompenza, trasformando la negatività in positività.

Questo è quanto emerge dal libro della collega Paola Scarsi “Oltre il Covid – 365 idee per superare la crisi”, edito da Erga Edizioni. Le storie dell’inventiva italica, provenienti da ogni parte dello Stivale, si manifestano quando l’italiano è in difficoltà e, nell’immediatezza, riesce a trovare soluzioni impensabili, fantasiose, geniali e incredibili, riuscendo a superare così ogni ostacolo.

“Mater artium necessitas” declama il motto rinascimentale, peccato che questa nostra peculiarità si manifesti solo in alcuni momenti e non è costante, ma alcuni sprazzi di pura genialità restano e si evolvono nel tempo.

Paola, raccogliendo queste storie tra giugno e luglio 2020, che sensazioni hai avuto?

«Ho avuto la netta impressione che tutti volessero resistere in modo solidale, senza lasciare per strada nessuno. Certo, fortissima era la preoccupazione di non farcela, e questo indipendentemente dall’area geografica, dalla dimensione e tipologia dell’azienda e anche dai prodotti trattati. Ma tutti volevano riuscire ad andare avanti, chi con una specie di rassegnazione ma sempre positiva “non possiamo fare altro”, chi con il desiderio di farlo per gli altri, per la comunità “perché hanno bisogno di noi” chi, più semplicemente, perché voleva far andare avanti la propria azienda.

Molti hanno anche utilizzato i tempi di chiusura per aggiornarsi, per fare corsi, per attivare nuovi canali, soprattutto di e-commerce, per rinnovare o creare ex novo iniziative che da tempo avrebbero voluto attuare. Penso ad esempio all’agriturismo i cui proprietari sono riusciti, dopo anni che lo desideravano, a costruire un ristorante su un albero».

Quali ti hanno colpito maggiormente?

«Difficile stilare una classifica, perché c’è sempre il forte rischio di dimenticare quella che, con il senno di poi, avrebbe potuto apparire come la storia più bella. In generale mi ha colpito il sentimento di solidarietà che ho percepito, e quello di una nuova economia che mi è piaciuto definire “Economia della responsabilità”, perché basata su una relazione più vera e sincera tra imprenditori e comunità ed anche tra comunità e imprenditori. La pandemia ha permesso di rinsaldare le relazioni e questo credo rimarrà anche quando tutto sarà finito. Non credo al “nulla sarà più come prima” ma di qualcosa – come le relazioni più autentiche – spero davvero potremo fare tesoro. Tra chi mi ha colpito maggiormente spicca il progetto “Visionari Makeit” promosso da un’associazione non profit per realizzare con le stampanti 3D visiere protettive (quelle fatte da un cerchietto e da un foglio di acetato). Hanno creato un file grazie al quale chiunque in possesso di una stampante 3D avrebbe potuto stamparsi la propria visiera personale. Ma loro sono andati oltre: infatti una community di oltre 90 “stampatori in 3D” ha stampato e donato migliaia di mascherine. Se non è solidarietà questa?».

Con questo libro hai aperto una finestra dalla quale osservare l’italianità. Cosa c’è dopo? Cosa c’è oltre?

La giornalista Paola Scarsi

«Cosa c’è dopo? Intanto l’uscita dalla pandemia, il riappropriarsi della quotidianità, la ripresa delle relazioni, del lavoro, praticamente di tutto. Da parte mia c’è la speranza che il lato bello dell’italianità, come tu dici, che ho raccontato nel mio libro perché l’ho toccata con mano, non si esaurisca con l’emergenza ma sia una delle poche cose positive che rimarranno. La mia speranza si basa anche sul fatto che tutte gli imprenditori che ho contattato per fargli sapere che il libro era uscito stavano andando avanti. In qualche modo tutti ce l’hanno fatta; tanti addirittura con fatturati migliori degli anni precedenti, a segnare che le scelte fatte erano giuste anche dal punto di vista imprenditoriale, che non si vince da soli ma tutti insieme.

Cosa c’è oltre? Oltre c’è la testimonianza. Quanto ho raccontato nel libro rimane. Quando l’ho scritto ho pensato di fare una raccolta che fosse anche un piccolo aiuto perché, come scrivo nella prefazione, a volte la soluzione è li, a portata di mano, basta magari guardare le cose da un’altra prospettiva. Ora che l’emergenza sta passando e stiamo ricostruendo e ripartendo, il mio libro diventa una testimonianza della caparbietà, capacità, inventiva e forza degli italiani. Ho raccontato, frammentata in centinaia di storie vere, una nuova economia, quella che ho già definito “della responsabilità”. Quella che ha permesso di andare avanti in emergenza e che, auspico, rimarrà alla base di tutte le scelte future, del singolo come delle Istituzioni.

Quando è uscito era un libro che voleva essere (anche) di incoraggiamento, da cui trarre spunto. Oggi è l’unico libro che testimonia la capacità di reazione e resilienza degli imprenditori italiani».

Questo libro ci racconta, ci ricorda chi siamo e cosa siamo in grado di fare. Andrebbe letto e riletto più volte ancora quando dimentichiamo il nostro potenziale, la nostra genialità. Paola Scarsi ci presenta un modello da applicare, che funziona sempre, che si chiama Italia.

Articoli correlati