Come è profondo il mare

C’era una volta un uomo innamorato del mare, che lasciò la sua casa e per due anni viaggiò per il mondo, perchè voleva raccontare le storie di quel mare avvilito, offeso, reso irriconoscibile, ma anche raccontare le storie di uomini che non si sono arresi, storie “di chi – spiegava l’uomo innamorato del mare – ha donato la sua vita al mare rendendola straordinaria, con la forza di un’idea da difendere”. Poi quell’uomo tornò dal suo lungo viaggio nel cuore del mare e decise di raccontare ciò che aveva visto, spiegare la “voce” delle acque che chiedevano giustizia, o almeno un futuro migliore. Ed è così che è nato Come è profondo il mare, un libro che merita di essere letto fino all’ultima pagina. A scriverlo è Nicolò Carnimeo, che del mare ha fatto la sua ragione di vita.

Docente di diritto della navigazione all’Università “Aldo Moro” di Bari, inviato sui luoghi di guerra, giornalista, scrittore, fondatore della Vedetta del Mediterraneo, un’associazione che riunisce gli scrittori del mare, Carnimeo ha viaggiato per conoscere e poter raccontare storie come quella di Curtis Ebbesmeyer, l’ingegnere statunitense delle piattaforme petrolifere con la passione per l’oceanografia che diventa Doctor Duck, Dottor paperella, perchè ricostruisce lo strano viaggio di tanti giocattoli di plastica che fanno il giro del mondo e si rivelano un essenziale indice delle discariche oceaniche e della diffusione della plastica. Oppure come la storia di Roger Payne, il “fiocinatore di orizzonti”, il primo a registrare il canto delle megattere, cetacei parenti delle balene, ma anche il primo a capire quanto proprio balene e capodogli fossero tra gli abitanti del mare più contaminati da sostanze come il mercurio. O anche la storia di Luigi Alcaro ed Ezio Amato , gli eredi di Achab, come li chiama Carnimeo, che indagano sulle conseguenze nel basso Adriatico delle bombe cariche del micidiale gas iprite lasciate lì dopo il bombardamento del porto di Bari il lontano 2 dicembre 1943; o del postino di Zarzis, che raccoglie ogni giorno tutto ciò che il mare restituisce alla terra, lattine, messaggi nelle bottiglie, lampadine e altro ancora.

Questo libro non è però solo il racconto di tante belle ed emozionanti storie che hanno come comune denominatore il mare. Dietro c’è altro, c’è la consapevolezza di trovarsi di fronte alla “più grande discarica del pianeta”, un resoconto puntuale degli scempi, che si incarnano in parole come plastica, tritolo, mercurio. A questo proposito presenta i casi di chi, a causa del disinvolto (per non parlare di criminale) modo di agire di aziende che non si fanno scrupolo a scaricare in mare sostanze nocive, ha riportato gravi danni alla salute, come accade alle 500 famiglie tra Augusta, Priolo e Melilli in Sicilia, e con considerazioni niente affatto tranquillizzanti: “I tempi della giustizia (in questo caso dell’ingiustizia) sono lunghissimi – scrive Carnimeo – . Il freddo rapporto costi-benefici porta chi si macchia di questi crimini alla conclusione che conviene rischiare e magari pagare dopo un ventennio. I malati diventano una semplice statistica da mettere in conto, una “variabile” nei bilanci aziendali”.

C’è in Come è profondo il mare una presenza impalpabile ma costante, ed è quel Lucio Dalla che nella sua casa a Cala Matano, nelle Isole Tremiti, compose la canzone che ha dato il titolo al libro di Carnimeo. E le parole di Lucio dalla si sposano perfettamente con lo spirito del libro: Così stanno umiliando il mare, così stanno piegando il mare. “Ma lui, il mare – scrive Carnimeo – sopravviverà”.

Nicolò Carnimeo, Come è profondo il mare, Chiarelettere, 2014, 172 pagg., €13,60

 

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