Input your search keywords and press Enter.

Coltiviamo la città

A casa mia c’è chi si oppone all’orto verticale per non trapanar muri in affitto, e tanto più all’orizzontale perché in balcone ci vanno tavoli e sedie per pranzetti e cene all’aperto con gli amici. Ma gli amici, nel nostro “due per tre” in pieno centro storico, apprezzano a tavola la mia (e dico MIA) verdura e le spezie, rigorosamente bio: insalata, rucola, pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, origano, alloro, prezzemolo, basilico, peperoncino, salvia, rosmarino… E mangiano. Mangiano più sani, magari più stretti, e per giunta circondati da passiflora, ciclamini e lavanda. Per alcuni – per tutti noi direi – è un bel vivere.

Questo di Massimo Acanfora, suggerisce l’autore già dalla seconda di copertina, “è un manuale per chi vuole dare il primo colpo di rastrello della sua vita”. Perché si può fare. Un libro per “portare la compagna in città”; con cui imparare a coltivare davanzali, balconi e orti urbani; con cui riflettere su condivisione degli spazi verdi e “guerrilla gardening”. In poche parole, ironizza lui stesso, “un’idea del cavolo”.

Siamo in buona compagnia. Secondo Coldiretti, il 37% degli italiani dedica parte del proprio tempo libero alla cura dell’orto e al giardinaggio (una delle arti maggiori per Immanuel Kant). E proprio Coldiretti (quella dei mercatini di ortofrutta a km zero “Campagna Amica”, tanto per intenderci) ha addirittura predisposto un servizio di tutoring per la sua Rete di Orti Urbani: un “personal trainer” del verde, per tutti un consiglio giusto, che ha iniziato la sua attività di addestramento al Circo Massimo di Roma per poi passare a una lista di 11 città “coi piedi per terra”, da Genova a Ostuni, da Firenze ad Assisi.

Gli esempi sono tanti, con esperienze di orti da balcone, condominiali, urbani, collettivi, conviviali, di quartiere, in carcere, sociali, aziendali, compresa la formula “adozione a distanza” con l’affitto di “coltivatori indiretti”. Nel volume si spiegano i termini più tecnici; ovviamente si spinge per il biologico; si insegna l’abc del terreno tra compost casalingo e cassette fai-da-te; si rivelano alcuni accorgimenti tra dritte per una corretta esposizione e trucchi per coltivazioni “a testa in giù”, rotazione delle colture e ancora semina, ripichettatura, trapianto, protezioni, rotazione, concimazione, irrigazione, innaffiamento, pacciamatura e infine sì, la raccolta. Un percorso passo passo che in effetti può rendere ognuno di noi coltivatore del proprio benessere, a tavola e non solo, anche a casa e in città, verrebbe da dire, aprendo il proprio verde all’ambiente che ci circonda.

Un’idea del cavolo allora? La buone ragioni per diventare “coltivatore urbano” non mancano: salubrità del cibo, condivisione del tempo, riqualificazione ambientale, efficienza economica, conoscenza della natura, preservazione delle biodiversità, integrazione, benessere interioriore, sono solo alcune. Per il resto c’è sempre una zappa.

 

Massimo Acanfora, Coltiviamo la città, Altreconomia Edizioni e Ponte alle Grazie, pp. 127, euro 9

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *