Colori di primavera

Un po’ di latte (scaduto e recuperato una volta fuoriuscito dal commercio), qualche uovo (della stessa sorta) e poi qualche fiore (foglia o galla che sia). Che so, dello zafferano per il giallo, della robbia per il rosso, ma anche del guado per un bellissimo indaco, il prezioso “oro blu” con cui Piero Della Francesca dipingeva i suoi quadri. Questa è la ricetta per tingere con i colori della privamera le pareti della vostra casa, un arcobaleno di salute. Eh sì, perchè i pigmenti naturali sono elementi rinnovabili, che garantiscono il rispetto della salute dei lavoratori, degli utenti finali e con loro dell’ambiente. E producono scarti biodegradabili, senza architetture inquinate con sostanze filmogene, che non fanno traspirare i muri e creano umidità di risalita.

Roberto Mosca

Ovvio che la vera composizione di queste vernici non avviene così facilmente, come un pasticcio da bambini, accozzando quanto appena detto, ma gli ingredienti presenti in alcuni prodotti sono proprio questi: il latte come legante, i gusci delle uova per realizzare una calce purissima, e una infinita varietà di piante messe a coltura per attingere da una tavolozza ricchissima e spesso disponibile “a chilometro zero”, riscoprendo (com’è il caso del guado) piantagioni un tempo tipiche del luogo ma oramai abbandonate.

Questa ditta di Castelfidardo, in provincia di Ancona nelle Marche, la Spring Color, ci ha impiegato anni per giungere ad oggi. Il titolare è Roberto Mosca, 52 anni. Passione macrobiotica, e grazie a “Un Punto Macrobiotico” che gli ha chiesto di poter verniciare lo spazio del proprio ristorante con tinte vegetali, ha avuto l’input. Moglie australiana, e grazie a un viaggio in quelle terre, ha capito che là erano realtà già da tempo i colorifici che avevano messo al bando aniline e petrolchimica. Ma anche purtroppo, padre e nonno morti di malattie professionali legate alla colorazione chimica, grazie ai quali ha capito che la scelta della riconversione aziendale era obbligata. Una decisione grazie alla quale un domani potrà passar le redini dell’azienda artigianale di famiglia creata nel 1958 anche alla quarta generazione, al proprio figlio, senza aver nulla da temere.

Un saggio delle varie colorazioni, ottenute tutte con metodi naturali

Oggi l’azienda può vantare un fatturato di oltre 1 milione e mezzo e un capannone di 1.500 mq; nel 1995 aveva 9 prodotti a catalogo, ora è arrivata a 50. E se Mosca è arrivato a questi livelli, è perchè spende un buon 25% del proprio bilancio annuale in ricerca e non smette mai di sperimentare nuove soluzioni all’interno del proprio laboratorio. Ph-metro, fornetto, carica batterica e centrifuga, le sue idee arrivano anche sui tavoli delle più famose Università italiane, da Trento a Camerino, passando per Roma, Bologna e Ancona. E, nonostante i cantieri eccellenti per i restauri di chiese e palazzi antichi, spinge per render questo prodotto sempre più popolare, alla portata delle case di tutti.

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