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Clini vuole salvare l’Ilva. Il 26 protocollo d’intesa

Nelle prossime ore l’Ilva di Taranto potrebbe essere posta sotto sequestro. Le indagini mostrano – cose che già si sapevano- la pericolosità dell’ industria e l’ incisione sulla salute di chi è esposto a distanza di quindici anni di attività. In particolare, il danno maggiore è causato dallo stoccaggio dei minerali, che provoca la dispersione di mini-polveri inquinanti nell’ aria.

Dopo l’ incontro del 19 tra governo, Regione Puglia ed enti locali, volto a stabilire le modalità di intervento per evitare i sigilli della magistratura, gli appuntamenti di questa settimana saranno cruciali per il gruppo Riva. Il 24 luglio è previsto un incontro tra il ministro dell’Ambiente Corrado Clini (nella foto) e l’azienda per mostrare i risultati dell’ultimo incontro. Il 26 Clini incontrerà, sempre a Roma, il ministro dell’ Economia, della Coesione Territoriale e dello Sviluppo Ecnomico Corrado Passera, insieme alla delegazione istituzionale della Puglia e del comune di Taranto.

Intanto il ministro dell’Ambiente si dimostra favorevole ad una conciliazione, dichiarando “una contraddizione” la chiusura dello stabilimento odierno che, rispetto al passato, è in fase di risanamento ambientale e starebbe causando meno danni. La Regione ha stanziato 100 milioni di Euro per rendere gli impianti più sicuri; il presidente Vendola ha chiesto al governo altri 200 miloni di Euro. Per la chiusura effettiva dell’ industria occorrono diverse settimane; chi vuole evitare la chiusura sta pensando ad una corsa al riparo, mettendo a punto urgentemente le modifiche meno impegnative.

Intanto, dopo che la Procura ha accusato di disastro ambientale doloso e colposo cinque persone responsabili dell’azienda, hanno dato le loro dimissioni Nicola Riva, presidente dell’Ilva e Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento di Taranto.

(Claudia Morelli per Made in Italy Notizie)

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