Clima, venerdì sciopero mondiale

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Fridays For Future si prepara alla mobilitazione globale di venerdì 23 settembre 2022

 

Tutto pronto per lo sciopero globale per il clima che si terrà venerdì 23 Settembre 2022, in ogni angolo del mondo.

Fortemente voluto dai ragazzi di Fridays For Future, avrà come focus la necessità di rimettere al centro il benessere delle persone per sconfiggere la crisi climatica, superando un modello che pone i profitti come priorità.

In oltre 70 città del nostro Paese le persone scioperano da scuola e lavoro, partecipando a manifestazioni e cortei. In Italia la data ha una valenza speciale, dato che essa cade a soli due giorni dalla data delle elezioni politiche. Lo sciopero costituirà anche il culmine del lavoro svolto da Fridays For Future durante la campagna elettorale per portare al centro del dibattito pubblico i temi e le misure necessarie per risolvere la crisi climatica e per garantire supporto alle persone più colpite dagli effetti della crisi energetica.

Queste proposte, alcune delle quali sono raccolte nell’“Agenda climatica” (consultabile qui: https://fridaysforfutureitalia.it/lagenda-climatica/ ), sono il fulcro delle rivendicazioni della mobilitazione, senza tralasciare ovviamente la narrativa del #PeopleNotProfit, (persone, non profitto), e cioè per una giustizia climatica globale.

Lo scopo della protesta è quello di riportare la crisi climatica e le soluzioni per affrontarla, grandi assenti durante il dibattito elettorale, di nuovo al centro dell’attenzione pubblica.

Nell’ultimo anno c’è stato un’allarmante picco dei prezzi dell’energia, che sta colpendo direttamente l’economia italiana e in modo particolare l’agricoltura. Parallelamente, le dinamiche geopolitiche ed eventi estremi sempre più frequenti mettono in ginocchio agricoltori e allevatori, erodendo ulteriormente un reddito già esiguo e seminando paura per la sicurezza alimentare.

Moltissimi studi provano, però, che l’agroecologia può sfamare il mondo, ma è necessario un cambiamento che l’attuale agribusiness non vuole, e neanche le maggiori forze politiche, a giudicare dai loro programmi elettorali.

Non devono essere i piccoli produttori e i consumatori a pagare una crisi che non hanno creato, ecco perché è necessario fare fronte comune per difendere l’ambiente.

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