“Clima” di paura: il riscaldamento globale minaccia i più piccoli. La Cop28 concentrata sui sistemi alimentari

Fonte foto: Unicef.it

L’Unicef lancia l’allarme per quasi 560mln di bambini nel mondo. Nel 2050 saranno miliardi. Intanto ci si prepara alla Conferenza sui cambiamenti climatici di Dubai

 

Il caldo torrido di queste settimane ha azionato l’allarme del riscaldamento globale, di cui si è dibattuto negli ultimi giorni in diversi contesti internazionali. Ne ha parlato anche il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), riportando i numeri impressionanti dei bambini esposti alle forti ondate di calore. Dati che fanno riflettere sulla necessità di “cambiare aria”, impattando il meno possibile sull’ambiente. Ed è così che, da questo tema, la questione rimbalza a quello della sostenibilità, uno dei capisaldi della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop28). Un approccio di cui si è discusso a Roma, in occasione del vertice sui sistemi alimentari, con particolare riferimento all’agricoltura.

Le stime

Fonte foto: Unicef.it

Secondo i dati divulgati qualche giorno fa dall’Unicef, al momento sono 559 milioni i bambini esposti a un’alta frequenza di ondata di calore, ossia a un ripetuto innalzamento della temperatura oltre i 10 gradi rispetto alla media locale (calcolata su 15 giorni). Un numero che fa paura. Per non parlare delle previsioni condotte sul fenomeno: di questo passo, infatti, nel 2050 tutti i 2,02 miliardi di bambini esistenti al mondo potrebbero andare incontro alla stessa sorte. A prescindere dal livello di emissioni del gas serra. Un simile scenario suggerisce l’esigenza di adottare misure urgenti e drastiche di mitigazione delle emissioni e di adattamento, agli scopi di contenere il riscaldamento globale e proteggere le vite umane.

I rischi

Fonte foto: Unicef.it

Le ondate di calore sono dannose soprattutto per i più piccoli, poiché hanno una minore capacità di regolare la loro temperatura corporea rispetto agli adulti. Più i bambini sono esposti a ondate di calore, maggiori sono le loro probabilità di incappare in problemi di salute, comprese malattie respiratorie croniche, asma e malattie cardiovascolari. I neonati e i bambini piccoli sono esposti a più alti rischi di mortalità legata al caldo.
Le ondate di calore possono avere effetti sull’ambiente in cui vivono, sulla loro sicurezza, sulla nutrizione e sulla possibilità di accesso all’acqua, sull’istruzione e sul loro sostentamento futuro.

Le soluzioni

Stando al documento diffuso dall’Unicef, i governi sono chiamati a intervenire urgentemente sul riscaldamento globale, limitandolo a 1,5 gradi Celsius. Oltre a questo, c’è poi bisogno di incrementare – se non raddoppiarei fondi per l’adattamento climatico entro il 2025. «Questo è l’unico modo per salvare le vite e il futuro dei bambini, oltre al futuro del pianeta», si legge nella nota del Fondo per l’infanzia.

Il contesto italiano

A descrivere la situazione italiana ci ha pensato il portavoce di Unicef-Italia, Andrea Iacomoni, affermando che il nostro Paese è una sorta di «hotspot del Mediterraneo», ossia una di quelle aree più suscettibili all’innalzamento delle temperature. «In Italia, nel 2020 erano 6.1 milioni i minorenni esposti a un’alta frequenza di ondate di calore – ha spiegato Iacomoni – Nel 2050 saranno 8.7 in uno scenario a basse emissioni e 9.7 in uno scenario a emissioni molto elevate». Altro aspetto degno di analisi è la durata delle ondate: nel 2020, sono stati 7.2 milioni i minorenni esposti a una durata elevata, mentre nel 2050 si teme di raggiungere quota 8.7 in presenza di basse emissioni e 9.2 dove le emissioni sono più elevate. «Sono dati preoccupanti – ha concluso il portavoce – sui cui non dobbiamo abbassare la guardia».

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Cop28: agenda dettata da Roma

Il ministro Mariam Almheiri
(Fonte: Wikipedia)

La capitale italiana è stata chiamata a ospitare il secondo vertice sui sistemi alimentari sostenibili delle Nazioni Unite, in programma dal 24 al 26 luglio al palazzo Fao in viale delle Terme di Caracalla.
Durante il primo giorno di lavori, la Presidenza degli Emirati Arabi della Cop28 (rappresentata da Mariam bint Mohammed Almheiri, ministro dei Cambiamenti climatici e dell’Ambiente e leader dei sistemi alimentari della COP28) ha invitato i governi a firmare la prima dichiarazione dei leader su sistemi alimentari, agricoltura e azione per il clima.
Il documento esorta i firmatari ad allineare le rispettive azioni attraverso i loro contributi determinanti a livello nazionale (NDC), i piani nazionali di adattamento (NAP) e le strategie azionali per la biodiversità e piani d’azione (NBSAP).

In scena anche gli “attori non statali”

Il segretario generale António Guterres interviene al vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite
(Foto di ONU/Pier Paolo Cito)

Una nota stampa della Cop28 comunica la volontà della presidenza emiratense dell’imminente Conferenza ad allargare la platea di partecipanti. E, infatti, oltre ai governi nazionali, si è già provveduto a estendere l’invito ad accelerare le iniziative in programma per il comparto agricolo alle altre parti interessate: imprese, organizzazioni e produttori. In quest’ottica, Dubai mira a imprimere il progresso in diversi ambiti dell’agricoltura, dal produttivo al consumo, passando per la finanza.
Nell’ambito di questa collaborazione, è stata inoltre lanciata un’iniziativa per promuovere l’adozione diffusa dell’agricoltura rigenerativa in ampi paesaggi alimentari, sostenuta da impegni in materia di appalti e investimenti. Questa iniziativa sarà presieduta congiuntamente dai Campioni di alto livello sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, dal Consiglio mondiale delle imprese per lo sviluppo sostenibile (WBCSD) e dal Gruppo di consulenza Boston (BCG).

Almheiri: «Miriamo a guidare il cambiamento»

Lo scopo è costruire un futuro sostenibile per tutti. Lo ha detto il ministro Almheiri, responsabile dei sistemi alimentari della Cop28. «L’impegno a dare priorità ai sistemi alimentari dimostra una dedizione nell’affrontare le pressanti sfide globali – ha dichiarato la rappresentate della presidenza, che ha aggiunto – Mobilitando la leadership nazionale, coinvolgendo attori non statali, ridimensionando l’innovazione e assicurando finanziamenti, la COP28 mira a guidare il cambiamento trasformativo».

Cos’è la Cop28

Si tratta della 28esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma dal 30 novembre al 12 dicembre 2023, all’Expo City di Dubai, capitale degli Emirati Arabi. Ne fanno parte i 128 paesi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), suddivisi in: paesi sviluppati, paesi sviluppati con particolari responsabilità finanziarie e paesi in via di sviluppo. La conferenza si tiene ogni anno, dal primo accordo delle Nazioni Unite sul clima nel 1992.
In questa sede, i governi concordano azioni efficaci per limitare l’aumento della temperatura globale e per adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici.

La bufera sulla presidenza 2023

Il sultano Al-Jaber, presidente della Cop28

Quest’anno la Presidenza tocca al sultano Ahmed Al-Jaber, ministro emiratense dell’Industria e delle Tecnologie avanzate.
Una designazione maldigerita da diversi paesi occidentali, considerato che Al-Jaber è amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Company (Adnok), una compagnia petrolifera che rappresenta un colosso mondiale delle fonti fossili e dal fatturato di 60 miliardi di dollari (dato riferito al 2014).
I membri dell’Europarlamento e del Congresso americano ne hanno chiesto la rimozione dal ruolo di guida della Conferenza. E lo hanno fatto attraverso una lettera aperta inviata al presidente Usa Joe Biden, alla numero uno della Commissione Ue Ursula von der Leyen, al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e a Simon Stiell, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
La risposta di Al-Jaber non si è fatta attendere. Il sultano ha infatti ribattuto rivendicando il suo ruolo di presidente in un’altra società, la Masdar, dedita a sviluppare energie rinnovabili. Ma di questa non si conosce alcun bilancio, sebbene la stampa internazionale abbia stimato il fatturato, che ammonterebbe a 172 milioni di dollari.

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