Clima, cambiare rotta immediatamente… è tardi!

Manca poco ormai al punto di non ritorno, è evidente. I cambiamenti climatici si stanno manifestando al livello globale. Riusciremo a fermare l’inesorabile distruzione del nostro mondo?

 

L’ultimo rapporto, pubblicato qualche giorno fa, del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), approvato da 195 governi, analizza su basi fisico-scientifiche quanto stia accadendo nel mondo a causa delle azioni umane, che si sono accumulate nel corso dei secoli e negli ultimi anni hanno cambiato in maniera quasi irreversibile il clima e il mondo. La conclusione è tragica: “Molti di questi cambiamenti sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni tra quelli che sono già in atto – come il continuo aumento del livello del mare – sono irreversibili in centinaia o migliaia di anni. Tuttavia, forti e costanti riduzioni di emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici. Se, da una parte, grazie a queste riduzioni, benefici per la qualità dell’aria sarebbero rapidamente acquisiti, dall’altra, potrebbero essere necessari 20-30 anni per vedere le temperature globali stabilizzarsi.”. Il rapporto del Gruppo di Lavoro I è la prima parte del Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) dell’IPCC, che sarà completato nel 2022.

“Il rapporto mostra che le emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane sono responsabili di circa 1,1°C di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Mediamente nei prossimi 20 anni – secondo il rapporto – la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5°C di riscaldamento. Molte caratteristiche dei cambiamenti climatici dipendono direttamente dal livello di riscaldamento globale, ma ciò che le persone vivono in prima persona in diverse aree del pianeta è spesso molto diverso dalla media globale. Con 1,5°C di riscaldamento globale, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Con un riscaldamento globale di 2°C, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute. Cambieranno gli ecosistemi. Il rapporto mostra anche che le attività umane hanno ancora il potenziale per determinare il corso del clima futuro. È chiara l’evidenza scientifica che mostra che l’anidride carbonica (CO2) è il principale motore dei cambiamenti climatici, anche se altri gas serra e inquinanti atmosferici contribuiscono a influenzare il clima.”.

«Non possiamo più rimandare – ribadisce Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – aspettando che tutti si decidano a partire col medesimo passo: insieme all’Unione Europea dobbiamo sfidare i paesi ritardatari, in particolare la Cina, dimostrando che possiamo avere un’economia competitiva e climaticamente neutrale. Anche l’Italia –  secondo Ronchi – deve fare la sua parte cambiando passo e varando con urgenza misure più incisive. Nonostante l’impatto della pandemia sui consumi di energia, tra il 1999 e il 2020, l’Italia ha ridotto le emissioni di gas serra meno della metà di quello che si deve  fare nel decennio in corso. Resta, inoltre,  pesantemente inadeguata  la crescita delle fonti rinnovabili in Italia: si deve arrivare a 7 MegaWatt annui aggiuntivi, siamo fermi sotto un MW».

Nel Rapporto “10 trend sul clima 2020: cosa è accaduto in Italia nell’ anno della pandemia”, realizzato da Italy for climate, emerge che nel 2020 sono stati censiti in Italia oltre 1.200 eventi meteorologici estremi connessi al cambiamento climatico dopo l’anno record 2019, mentre dal 2008 si sono moltiplicati otto volte: +480% i tornado, +580% le piogge intense e le bombe d’acqua, +1.100% le grandinate e +1.200% le raffiche di vento.

«I dati più accurati e aggiornati di sempre certificano che il tempo è quasi scaduto – dice la Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta – Non si tratta più di una “crisi climatica”, ma di un’emergenza climatica: non siamo più in presenza di un fenomeno “naturale”, da un riscaldamento causato in massima parte dalle attività umane. E sono proprio le attività umane – conclude Rotta – che hanno ancora il potenziale per determinare il corso del nostro futuro. Una sfida enorme in cui l’Europa sarà protagonista per consegnare ai ragazzi un mondo migliore».

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