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Clima: avviata a Parigi la XXI Conferenza delle parti

Cop-21 foto di gruppo leader mondiali

La foto di gruppo dei leader mondiali riuniti a Parigi, manca Vladimir Putin giunto in ritardo

In uno stato quasi di guerra, tra manifestanti respinti dai lacrimogeni della CRS, la polizia nazionale francese e migliaia di militari a salvaguardia dei centocinquanta capi di Stato e di governo di tutto il mondo, Parigi ha dato il via alla XXI Conferenza delle parti, ossia la cosiddetta COP21.

I leader intervenuti al summit sul clima delle Nazioni Unite cercheranno da oggi fino all’11 dicembre prossimo di siglare un accordo sui limiti del surriscaldamento del pianeta.

Non è dato per certo che si raggiunga un accordo per limitare il surriscaldamento globale, il segretario di Stato americano John Kerry, di recente, ha dichiarato che il trattato che sarà sottoscritto nella capitale francese non sarà vincolante. Gli USA e la Cina sono i maggiori produttori di CO2 del globo.

Ma il padrone di casa, il presidente Francois Hollande, in apertura dei lavori, ha lasciato intendere che l’accordo si deve fare perché «qui non bastano le dichiarazioni di intenti, noi a Parigi siamo a un punto di rottura – ha detto il capo dell’Eliseo -. Il surriscaldamento del clima crea conflitti, crea più migrazioni delle guerre. Dobbiamo intervenire in nome della giustizia climatica. Quello che è in gioco in questa conferenza è la pace perché rischiamo una guerra per l’accesso all’acqua. Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande come quella sul futuro del pianeta, della vita».

Per salvare la Terra, è necessario contenere l’aumento delle temperature del pianeta causato dalle emissioni inquinanti entro i 2°C, e l’unico modo per farlo è rinunciare ai combustibili fossili e incentivare, invece, le energie alternative, è stato ribadito dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

«Bisogna agire ora, mettendo da parte gli interessi di breve termine Siamo l’ultima generazione a poter salvare il pianeta», ha affermato il presidente statunitense Barack Obama, che rappresenta la prima economia mondiale e il secondo Paese inquinatore al mondo. Obama ha riconosciuto davanti alla platea il ruolo degli Stati uniti nell’aver creato il problema del surriscaldamento del clima ma si è anche assunto la responsabilità di fare qualcosa in proposito.

È del 6 novembre scorso la notizia che il responsabile della Casa Bianca ha rifiutato la richiesta della compagnia americana TransCanada per la costruzione di Keystone XL, un grande oleodotto che avrebbe dovuto trasportare petrolio dai giacimenti di sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, fino alle coste del golfo del Messico, lungo il territorio americano.

Quanto a Vladimir Putin, arrivato in ritardo alla conferenza, la Russia è stata tra i primi Paesi al mondo a ridurre in modo considerevole le emissioni di gas a effetto serra. «L’accordo di Parigi – ha detto il titolare del Kremlino – deve essere efficace, equilibrato e globale» e, al contrario di quanto affermato da John Kerry, il trattato deve essere anche vincolante, un «prolungamento ideale del protocollo di Kyoto», sottoscrtitto l’11 dicembre 1997 nella città giapponese di da più di centottanta Paesi in occasione della COP.

Quanto all’Italia, il nostro Paese, dal 1990 a oggi, ha ridotto le emissioni del 23% e ha un piano di investimenti pari a 4miliardi di dollari da oggi al 2020. «L’Italia non si tira indietro – ha detto il premier Matteo Renzi -. Il nostro Paese è già protagonista in ricerca e Green Economy. Noi facciamo la nostra parte. Ma allo stesso tempo siamo consapevoli che abbiamo bisogno di un accordo internazionale, altrimenti tutto sarà inutile», ha concluso Renzi.

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