Clima, allarme rosso in Europa nel 2023. Intanto i coralli diventano bianchi

Ph courtesy ECMWF European State of the Climate 2023

Tra inondazioni e ondate di calore, il vecchio continente sta registrando continui sbalzi termici e questo “stress ambientale” ha ripercussioni evidenti

 

Lo sbiancamento globale dei coralli è solo uno dei tanti campanelli d’allarme della salute delle acque marine. Come la riduzione dei ghiacci artici che testimonia l’emergenza per le acque dolci. Per non parlare delle stime preliminari dell’International Disaster Database: l’anno scorso in Europa sono purtroppo morte 63 persone a causa di tempeste, 44 per inondazioni e 44 per incendi. Le perdite economiche legate alle condizioni meteorologiche e climatiche nel 2023 sono stimate in oltre 13.4 miliardi di euro.

“La crisi climatica è sempre più anche crisi per la salute, umana, di animali e piante, degli ecosistemi. Questo rischio viene ancora poco e mal rappresentato da parte dei media e dei decisori politici nel dibattito pubblico e nelle decisioni” commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia.

Se comprendere le tendenze climatiche è fondamentale, accelerare ogni azione di mitigazione climatica e adattamento sta diventando sempre più urgente.

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I dati allarmanti di Copernicus

Il Servizio Copernico per i Cambiamenti Climatici insieme all’Organizzazione Meteorologica Mondiale, ha pubblicato il rapporto sullo Stato Europeo del Clima 2023. Il rapporto Esotc 2023 fornisce descrizioni e analisi delle condizioni e delle variazioni climatiche di tutto il sistema Terra, degli eventi chiave e dei loro impatti, nonché una discussione sulle politiche e le azioni per il clima, con particolare attenzione alla salute umana.

“Nel 2023 – dice Carlo Buontempo, direttore del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus – l’Europa è stata testimone del più grande incendio mai registrato, di uno degli anni più piovosi, di gravi ondate di calore marino e di devastanti inondazioni diffuse. Le temperature continuano ad aumentare, rendendo i nostri dati sempre più fondamentali per prepararsi agli impatti del cambiamento climatico”.

Per Celeste Saulo, segretario Generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale: “La crisi climatica è la sfida più grande della nostra generazione. Il costo della climate action può sembrare alto, ma il costo dell’inazione è molto più alto. Come dimostra questo rapporto, dobbiamo sfruttare la scienza per fornire soluzioni per il bene della società”.

Mauro Facchini, capo unità per l’osservazione della Terra presso la Direzione generale per l’industria della difesa e lo spazio della Commissione europea, commenta: “Informazioni ambientali solide, sostenute dai dati del programma Copernicus di osservazione della Terra dell’Unione europea, stanno rivelando cambiamenti significativi in tutto il nostro pianeta. I dati presentati nello Stato europeo del clima sono allarmanti, ma questa ricerca è anche uno strumento fondamentale per il nostro obiettivo di transizione verso l’energia sostenibile, ridurre le emissioni nette di gas serra e diventare il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050″.

Il clima europeo in un mondo in riscaldamento

L’Europa non fa eccezione quando si tratta delle conseguenze del cambiamento climatico. È il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con un aumento delle temperature pari a circa il doppio della media globale. I tre anni più caldi registrati in Europa si sono tutti verificati a partire dal 2020 e i dieci più caldi dal 2007. Per l’intero anno, la temperatura superficiale marina media  nell’oceano europeo è stata la più calda mai registrata. Alcune parti del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico nord-orientale hanno registrato la più alta temperatura superficiale marina media annuale mai registrata. (Scarica qui una sintesi del rapporto)

Le temperature in Europa

  • Il 2023 è stato l’anno più caldo o il secondo più caldo mai registrato, a seconda del set di dati.
  • Le temperature in Europa sono state superiori alla media per 11 mesi all’anno, compreso il settembre più caldo mai registrato.
  • Il 2023 ha registrato un numero record di giorni con “stress da caldo estremo”. Si registra una tendenza all’aumento del numero di giorni con almeno “forte stress da caldo” in tutta Europa.
  • La mortalità legata al caldo è aumentata di circa il 30% negli ultimi 20 anni e si stima che i decessi legati al caldo siano aumentati nel 94% delle regioni europee monitorate.

I mari europei

  • Per l’intero anno, la temperatura media della superficie del mare in Europa è stata la più alta mai registrata.
  • A giugno, l’Oceano Atlantico a ovest dell’Irlanda e intorno al Regno Unito è stato colpito da un’ondata di calore marino classificata come “estrema” e in alcune aree “oltre l’estremo”, con temperature marine superficiali fino a 5°C sopra la media.

Le precipitazioni in Europa

  • Nel 2023, l’Europa nel suo complesso ha registrato circa il 7% di precipitazioni in più rispetto alla media.
  • Nella media della rete fluviale europea, i flussi fluviali sono stati i più alti mai registrati nel mese di dicembre, con flussi “eccezionalmente elevati” in quasi un quarto della rete fluviale.
  • Nel 2023, un terzo della rete fluviale europea ha registrato flussi fluviali superiori alla soglia di alluvione “elevata” e il 16% ha superato la soglia di alluvione “grave”.

Neve e i ghiacciai in Europa

  • Gran parte dell’Europa ha registrato un numero di giorni di neve inferiore alla media, in particolare nell’Europa centrale e nelle Alpi durante l’inverno e la primavera.
  • Nel 2023, le Alpi hanno registrato un’eccezionale perdita di ghiaccio nei ghiacciai, legata all’accumulo di neve invernale inferiore alla media e al forte scioglimento estivo dovuto alle ondate di calore.
  • Nel periodo 2022-2023, i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 10% del loro volume residuo.

La regione artica

  • L’anno 2023 è stato il sesto più caldo mai registrato per l’Artico nel suo complesso. Per le terre artiche è stato il quinto più caldo, subito dopo il 2022. I cinque anni più caldi registrati per la terra artica si sono verificati tutti a partire dal 2016.
  • L’estensione del ghiaccio marino artico è rimasta al di sotto della media per gran parte del 2023. Al suo massimo annuale a marzo, l’estensione mensile è stata del 4% al di sotto della media, collocandosi al quinto posto tra le più basse mai registrate. Al suo minimo annuale a settembre, l’estensione mensile si è classificata al sesto posto, con il 18% in meno rispetto alla media.
  • Le emissioni totali di carbonio dovute agli incendi boschivi nelle regioni subartiche e artiche sono state le seconde più alte mai registrate. La maggior parte degli incendi alle alte latitudini si è verificata in Canada tra maggio e settembre.

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Impatto dei cambiamenti climatici sulla salute delle persone in Europa

Il rapporto Stato Europeo del Clima 2023 sottolinea il profondo impatto dello stress da calore sulla salute pubblica. Lo stress da calore è una misura di come il corpo umano risponde all’impatto delle alte temperature combinate con altri fattori come l’umidità e la velocità del vento, tra gli altri. L’esposizione prolungata allo stress da calore può esacerbare le condizioni di salute esistenti e aumentare il rischio di malattie legate al caldo, come l’esaurimento da calore e il colpo di calore, in particolare tra le popolazioni vulnerabili.

Negli ultimi 20 anni, la mortalità legata al caldo è aumentata di circa il 30% e si stima che i decessi legati al caldo siano aumentati nel 94% delle regioni europee monitorate. Questa tendenza è particolarmente preoccupante, dato che in Europa si registra un numero crescente di giorni con almeno “forte stress da caldo” e nel 2023 si è registrato un numero record di giorni con “stress da caldo estremo”.

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Il Wwf: ‘In Italia si sta perdendo tempo, dobbiamo accelerare’

“Rischiamo di arrivare fuori tempo massimo”. Il Wwf, commentando il Report annuale di Copernicus, rimarca il numero record di giorni con “stress da caldo estremo” o “forte stress da caldo” in tutta Europa, e l’aumento del 30% della mortalità legata al caldo.

“L’Europa – sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia- ha tutto l’interesse, oltre che il dovere, di accelerare la transizione energetica ed ecologica. L’unico modo efficace per indurre tutti i Paesi a muoversi per cercare di contenere la crisi climatica, verso un divello modello di produzione e consumo delle risorse e dell’energia, è quello di dare il buon esempio. Tanto in tempi così difficili dal punto di vista internazionale. Dobbiamo uscire dai combustibili fossili e dobbiamo studiare il modo per riconvertire subito, non tra 50 anni, le aziende oil and gas, anche per poter gestire l’impatto sociale. È una sfida per tutti, ma per l’Europa di più. Mentre in Italia si discute di false soluzioni, che ci faranno solo perdere tempo, cioè il nucleare, dalla California arriva la notizia che la produzione da rinnovabili soddisfa tutta la domanda elettrica in modo sempre più stabile, addirittura i dati del California Independent System Operator mostrano che l’offerta di energia geotermica, idroelettrica, solare ed eolica ha superato la domanda per un periodo compreso tra 0,25 e 6 ore al giorno per più di tre quarti dei giorni dall’inizio di marzo: e la California sta attuando il decomissioning del nucleare. La transizione sta già raggiungendo i suoi traguardi, dobbiamo correre”.

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Dai cambiamenti del clima, il potenziale delle rinnovabili

Il monitoraggio del vento, della radiazione solare e delle variabili idrologiche è fondamentale per un’efficace attuazione delle politiche climatiche in Europa, in quanto fornisce dati essenziali per ottimizzare la produzione di energia rinnovabile e mitigare le emissioni di carbonio. Comprendendo le variazioni regionali di queste risorse rinnovabili, i responsabili politici possono sviluppare strategie mirate per accelerare la transizione verso fonti energetiche sostenibili, promuovendo sia la tutela dell’ambiente che la crescita economica. Come registra il Servizio Copernico per i Cambiamenti Climatici nel suo rapporto, nel 2023, in Europa, la percentuale di produzione effettiva di elettricità da fonti rinnovabili è stata record, con il 43%, rispetto al 36% del 2022. Per il secondo anno consecutivo, la produzione di energia da fonti rinnovabili ha superato quella da combustibili fossili inquinanti.

  • L’anno ha visto una percentuale record di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Europa, pari al 43%.
  • L’aumento dell’attività temporalesca tra ottobre e dicembre ha determinato un potenziale di produzione di energia eolica superiore alla media.
  • Il potenziale di produzione di energia idroelettrica fluviale è stato superiore alla media in gran parte dell’Europa per l’intero anno, grazie alle precipitazioni e alla portata dei fiumi superiori alla media.
  • Per l’intero anno, il potenziale di produzione di energia solare fotovoltaica è stato inferiore alla media nell’Europa nord-occidentale e centrale, e superiore alla media nell’Europa sud-occidentale e meridionale e in Fennoscandia.

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Lo stress idrico e l’impatto sulla salute umana e ambientale

Non si può sottovalutare la preoccupazione per il calore accumulato nelle acque marine superficiali: per tutto il 2023, la temperatura media della superficie del mare in Europa è stata la più alta mai registrata. Questo calore/energia ha un impatto fortissimo sugli ecosistemi marini e rischia di esacerbare gli eventi estremi.

Alluvioni in Pakistan ©UNICEF/UNI431650/Sokhin

A rischio però, anche le nostre riserve idriche: anche se nel 2023 ha piovuto mediamente di più in Europa – molte volte si è trattato di alluvioni ed eventi estremi, alcuni catastrofici- i giorni di neve sono stati meno numerosi della media, in particolare sulle Alpi dove si è registrata un’eccezionale perdita di ghiaccio (il 10% del volume residuo nel corso del periodo 2022-23) legata a un accumulo di neve invernale inferiore alla media e a un forte scioglimento estivo dovuto alle ondate di calore.

Basti un esempio: le piogge torrenziali e fuori stagione che stanno attraversando il Pakistan e che ricordano la devastante tragedia del 2022, quando 500 bambini persero la vita a causa di piogge di intensità pari a 10 anni che si abbatterono sui villaggi del Sindh meridionale. Ben 9,6 milioni di bambini avevano ancora bisogno di assistenza umanitaria nelle aree colpite dalle inondazioni nel dicembre 2023.  Abdullah Fadil, rappresentante dell’Unicef in Pakistan spiega: “Le disastrose alluvioni sono un esempio di come il cambiamento climatico e l’inquinamento stiano avendo un impatto sulla salute dei bambini in Pakistan. Le temperature record espongono tutti i bambini pakistani al rischio di stress da caldo, poiché non possono eliminare il calore in eccesso dai loro corpi. Allo stesso modo, i bambini hanno maggiori probabilità di soffrire di inquinamento atmosferico rispetto agli adulti, con conseguenti malattie respiratorie potenzialmente letali.  Circa il 12% dei decessi dei bambini pakistani sotto i cinque anni è dovuto all’inquinamento atmosferico.

E’ allarme sbiancamento coralli

Oppure basti l’esempio dello sbiancamento dei coralli: ampie fasce di barriere coralline tropicali nei tre maggiori bacini oceanici – Atlantico, Pacifico e Indiano – sono sottoposte a uno stress estremo che può causare la mortalità dei coralli. Questo evento – il secondo in 10 anni e il quarto in assoluto – è stato innescato dalle temperature oceaniche da record iniziate lo scorso anno. L’oceano assorbe il 90% del calore in eccesso causato dalla combustione dei combustibili fossili. “Lo sbiancamento dei coralli che si sta verificando ora sulla Grande Barriera Corallina è il risultato dell’ondata di calore sottomarino globale iniziata lo scorso anno nell’emisfero settentrionale. Le barriere coralline in Florida e nei Caraibi sono state decimate a causa dello sbiancamento nel 2023. Il destino dei coralli della Grande barriera corallina è in bilico: è necessario un significativo raffreddamento della temperatura dell’acqua per evitare un esito simile a quello dell’emisfero settentrionale. Questo evento dimostra che nessuna barriera corallina è al sicuro dagli impatti del cambiamento climatico”, dichiara Richard Leck, responsabile Oceani del WWF-Australia.

“Se abbiamo bisogno di un caso specifico, visivo e contemporaneo di ciò che è in gioco con ogni frazione di grado di riscaldamento, questo è il caso. L’entità e la gravità dello sbiancamento di massa dei coralli è una chiara prova dei danni che il cambiamento climatico sta provocando in questo momento. Dobbiamo agire con urgenza per smettere di bruciare combustibili fossili o perderemo le barriere coralline in tutto il mondo, con conseguenze devastanti per la biodiversità”, afferma Pepe Clarke, responsabile globale Oceani del Wwf. Circa 850 milioni di persone in tutto il mondo dipendono dalle barriere coralline per il cibo, il lavoro e la protezione delle coste dalle tempeste. Inoltre, forniscono l’habitat a più del 25% di tutte le specie marine. La metà di tutte le barriere coralline tropicali è scomparsa nell’ultimo secolo; siamo destinati a perderne fino al 90% entro il 2050 e tutte le barriere coralline entro la fine del secolo.

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