Classifica mondiale dei migliori olii e frantoi, bene la Puglia

È stata pubblicata the World’s Best Olive Oil, la classifica mondiale degli olii d’oliva e dei frantoi. La Regione Puglia, zona Bari, occupa buoni posti mentre la zona del Salento risente ancora dell’emergenza Xylella.

 

Gli olii pugliesi escono bene dal  World’s Best Olive Oil. Il ranking internazionale basato sulla somma dei punteggi ottenuti negli otto più importanti concorsi al mondo del settore extravergine, incorona al primo posto nel segmento biologico il Frantoio del Poggiolo di Spoleto, di proprietà della famiglia Monini e centro sperimentale dell’azienda, ma fa entrare in classifica alcuni frantoi e olii pugliesi . I concorsi monitorati, una sorta di Grande slam dell’extravergine a livello globale (EVOOLEUM, Expoliva, Mario Solinas Award, Ovibeja, ArgOliva, Leone d’Oro, SIAL Olive D’Or, Sol D’Oro), ha stabilito il primato mondiale 2023 del Frantoio del Poggiolo, piccolo gioiello di Spoleto di proprietà della famiglia Monini, che qui sperimenta i propri metodi di produzione, realizzando una linea di Monocultivar biologici dal ricchissimo palmares. Un risultato straordinario per l’olivicoltura made in Italy, ancora di più in un’annata contraddistinta da forti criticità climatiche, che certifica la capacità del nostro Paese di produrre eccellenze in campo agroalimentare.

 

zone nel mondo dove viene coltivato l’olio d’oliva

Nello specifico, per quanto riguarda la Puglia, la classifica dei migliori frantoi a livello mondiale vede al sesto posto l’Azienda Agricola Sabino Leone di Canosa di Puglia, al ventesimo posto il Frantoio Intini di Alberobello e 24mo posto per Sud Italia Alimentari srl di Corato di Bari.
Per quanto riguarda invece  il miglior olio d’oliva 2021/2022 è ancora l’Azienda Sabino Leone di Canosa a piazzarsi al secondo posto. “Nonostante siamo sul podio del World’s Best Olive Oil da diversi anni” commenta Simone Sinesi che si occupa di Marketing e Communicatione per l’Azienda,

“ è sempre una gradita sorpresa ricevere un simile riconoscimento, la certificazione che stiamo facendo un buon lavoro nel ristretto mercato dell’Olio EVO d’eccellenza. Quello stesso mercato che, per fortuna, non risente molto degli incredibili sbalzi delle quotazioni a cui stiamo assistendo in queste settimane. Produciamo diversi extra vergine monocultivar, ognuno con sentori e sfumature capaci di caratterizzarli in modo distinguibile ma è sicuramente il monoultivar di Coratina, il nostro Don Gioacchino DOP, a riscuotere maggior favore da parte dei nostri clienti. Si tratta di una bandiera di un intero territorio e un fiore all’occhiello del nostro brand. Oltre ai monoultivar premium, produciamo anche olio extra vergine biologico che purtroppo però trova miglior fortuna all’estero.
Nel mercato italiano, il prodotto biologico sembra aver perso grand parte del suo appeal”.
Quell’olio biologico che è stato premiato in Puglia solo al frantoio Sud Italia Alimentari srl di Corato di Bari che si posiziona al 27 mo posto per miglior olio biologico.

Raccolta delle olive presso l’Azienda Agricola Sabino Leone

Il tipo di olio Coratina, prevalentemente coltivato nella zona, è uno dei più ricercati in Italia e all’estero, ha in sé tutto il carattere unico della terra da cui proviene,  presenta un gusto fruttato intenso, piccante, dalla tendenza amarognola, con note intense di mandorla verde e rucola, e un sentore speziato di pepe bianco. Sicuramente un tipo di olio più ricercato e più richiesto nei mercati esteri.

Xilella, un grande problema che ancora affligge molti coltivatori di olive.

I raccolti che si stanno concludendo in questi giorni parlano di un raccolto buono, medio e scarso, sempre a seconda delle zone della Puglia. Buono nella provincia di Bari, medio nelle zone a nord di Taranto, Brindisi e Lecce, scarso nelle zone del sud. Le olive sono ben pagate dai frantoi, arrivando anche a 100/120 euro al quintale per le olive raccolte dall’albero, mentre per quelle raccolte da terra circa 50/60 euro al quintale.
I prezzi, abbastanza elevati, indicano che, anche quest’anno, di olive ce ne sono poche, soprattutto nei Comuni del Salento come Avetrana, Erchie, Francavilla, Mesagne, Torre Santa Susanna.
Zone che, fino a pochi anni fa, avevano una grande produzione di olive e di olio e che ora devono fare i conti con  alberi malati causa Xylella.
Poche olive e, di conseguenza, poco olio e così le olive che si riescono ad ottenere vengono pagate tanto. Meglio così? Non tanto perché, soprattutto per i piccoli coltivatori che hanno pochi alberi, si trovano con poche olive, alberi secchi e zero contributi dalla Regione.
Molti agricoltori e aziende agricole stanno ripiantando gli alberi, altri li stanno sostituendo con vigneti, mandorleti e alberi di fico, oppure stanno cambiando tipologia di olivi perché si è scoperto che sono due le cultivar di ulivo che resistono alla Xylella: il Leccino e la Favolosa, mentre l’oliva Cellina no e gli alberi in Salento sono quasi tutti seccati.

Ma ci sono speranze. A oltre 13 anni dall’inizio dell’epidemia, proprio in provincia di Lecce, tornano verdi Ogliarole Salentine e Celline di Nardò diventate resilienti al batterio, le piante restano infette, ma vivono e in molti casi danno anche frutti. Un altro elemento che è possibile aggiungere, perché comune a tutte le piante oggetto di questo inatteso fenomeno, è che erano state letteralmente abbandonate, nessuno più per molti anni aveva loro offerto qualsivoglia forma di cura, il che, se da un lato ha favorito l’insorgere di ogni forma di vegetazione spontanea ed infestante, ha sicuramente messo a riposo i terreni prima stressati dalle pratiche colturali. Una speranza che stanno studiando al Centro di Ricerca per l’Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Roma del Crea.

Per tutte le notizie sulle ricerche sugli ulivi infettati dal batterio della sputacchina, digita XYLELLA  

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