Cinghiali, incubo o risorsa?

Foto di Capri23auto da Pixabay

Molto prolifici anche per l’assenza di predatori naturali, oggi possono rappresentare un pericolo in città e nelle campagne. Ma è proprio così?

 

I cinghiali rappresentano ora nell’immaginario collettivo un pericolo. Vista la loro massiccia stazza, per difendersi da possibili minacce caricano l’avversario fino a che il malcapitato non si è allontanato malconcio. Ciò avviene quando cercano cibo o se devono proteggere il territorio e i cuccioli. Vista la loro robustezza, possono provocare anche gravissimi incidenti quando attraversano le strade. La loro presenza, però, è indice di una fauna selvatica prolifica e di un ecosistema che è vivo. Ma il loro aumento incontrollato può portare più danni che benefici.

Un primo dato viene da Coldiretti. Secondo l’associazione, durante i lockdown gli ungulati sono aumentati del 15%. Oggi in Italia sarebbero circa 2,3 milioni di esemplari. I branchi si spostano dalle campagne alle città, dove il cibo abbonda, soprattutto nei rifiuti. Per Coldiretti, i danni alle produzioni agricole ammonterebbero ad almeno 15 milioni di euro all’anno solo in Puglia, mentre la loro proliferazione incontrollata creerebbe squilibri negli ecosistemi a danno della biodiversità. Secondo invece l’ultimo piano di sorveglianza e prevenzione 2021 pubblicato dal Ministero della Salute, i cinghiali sono responsabili della diffusione di malattie pericolose come la Peste Suina Africana.

Flash mob cinghiali di Coldiretti Puglia in lungomare Nazario Sauro a Bari, davanti al palazzo della Regione Puglia

Questa mattina davanti al Palazzo della Regione Puglia, oltre 1000 coltivatori, allevatori e pastori hanno chiesto un aiuto concreto alle istituzioni per frenare l’avanzata dei cinghiali e tutelare la salute pubblica, l’agricoltura, le campagne, le città e gli ecosistemi. I manifestanti chiedono alle Regioni, e alla Puglia in particolare, che si coordinino strettamente con lo Stato e operino in modo risoluto per attuare le misure previste per il controllo e il contenimento dei cinghiali. Gli agricoltori chiedono di poter avanzare richiesta di intervento e procedere direttamente in quanto muniti di apposita licenza; chiedono che le attività di coordinamento delle azioni di contenimento e prelievo spettino alla polizia municipale e provinciale; chiedono di essere coadiuvati dalle stesse forze dell’ordine, da guardie venatorie volontarie ma possano delegare le attività a cacciatori abilitati iscritti all’apposito registro regionale; chiedono che il calendario venatorio venga allargato fino a comprendere i mesi che vanno da settembre a gennaio e che la regia complessiva di tali azioni di contenimento e prelievo sia affidata al prefetto in quanto competente per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza.

Francesco Tarantini

«Il Parco dell’Alta Murgia ribadisce oggi piena solidarietà agli agricoltori – spiega il presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Francesco Tarantini, intervenuto oggi alla manifestazione di Coldiretti Puglia sul Lungomare Nazario Sauro a Bari – ma soprattutto la disponibilità concreta a collaborare per contenere l’emergenza. L’aumento dei cinghiali colpisce l’Italia da nord a sud, con danni alle colture e notevoli squilibri ecologici. Un problema non più rinviabile che va affrontato – ne abbiamo discusso pochi giorni fa con le associazioni agricole – unendo le forze tra enti, istituzioni e soggetti portatori di interesse, creando subito una cabina di regia regionale con un approccio organico. L’Ente Parco si è attivato modificando il regolamento danni da fauna per aumentare gli indennizzi di risarcimento agli agricoltori. In corso c’è una strategia di gestione che vede il monitoraggio della specie e il coordinamento delle catture tramite chiusini, in parallelo al progetto pilota FiCiPAM per creare una filiera sostenibile del cinghiale. Un passo avanti decisivo sarà l’approvazione del regolamento delle aree contigue, per esercitare la caccia controllata nelle aree limitrofe al Parco e ridurre così la presenza dell’animale. Alla Regione chiediamo di nuovo di approvarlo quanto prima».

Insomma, il cinghiale è considerato un flagello, il pericolo assoluto, il male personificato. In realtà, anche il cinghiale risponde alle leggi naturali, anche lui ha il diritto di vivere e riprodursi nel suo habitat. La scomparsa del lupo, nemico naturale del cinghiale, ha portato a questo squilibro. La sua reintroduzione dovrebbe riportare l’equilibrio, ma anche in questo caso, la presenza del lupo riporta alla mente paure, ingiustificate, primordiali, che fanno già alzare gli scudi.

Sicuramente, la filiera del cinghiale è una soluzione sostenibile e concreta, ma anche il ritorno del lupo e l’attività venatoria regolamentata e mirata sono necessari per controllare “naturalmente” la popolazione degli ungulati e riequilibrare gli ecosistemi. In questo mondo non ci siamo solo noi, dobbiamo imparare nuovamente a trovare l’equilibrio con l’ambiente.

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