Cinghiali, il decreto Lollobrigida in Consiglio dei Ministri. Dura posizione di OIPA

“Un’esagerazione strumentale per le Europe”, sostiene l’associazione, che incalza: ”Per Lollobrigida “l’uomo è l’unico essere senziente”, dimostrando di non conoscere il Trattato di Lisbona del 2009”

 

Dura critica dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) sul testo del decreto agricoltura portato oggi in Consiglio dei ministri dal ministro Lollobrigida. In un comunicato spiega che le «Spese extra saranno a carico dello Stato (in quanto il decreto prevede l’utilizzo di 177 unità del personale delle Forze armate utilizzate al massimo per 12 mesi con rinnovo per una sola volta, per dare tempestiva attuazione ai piani e alle misure previste per il contenimento e contrasto della diffusione della peste suina africana) e l’identificazione sarà a tappeto (in quanto il personale coinvolto avrà le funzioni di agente di pubblica sicurezza ma non di polizia giudiziaria) di chi sia anche solo sospettato di disturbare le azioni di caccia al cinghiale dell’esercito chiamato a mettere in campo azioni esagerate, rispetto a quanto attesta il Bollettino epidemiologico sulla Psa, il tutto per i voti di un bacino elettorale composto da cacciatori, allevatori, agricoltori e operatori della filiera dell’agroalimentare, in vista elle elezioni europee. A evidenziare quanto strumentale sia questo decreto basta leggere il Bollettino: “Negli ultimi anni l’approccio alla lotta alla malattia è stato radicalmente rivisto, e ciò ha consentito un costante e netto miglioramento della situazione epidemiologica”».

«Nonostante ciò, afferma l’OipaLollobrigida chiama l’esercito e prepara uno stato di polizia nei boschi (e non solo), dove si andrà a sparare ai cinghiali accusati di diffondere una malattia non nociva per l’uomo ma, semmai, per gli allevamenti di suini e la filiera dove gli animali altro non sono che merce, oggetti. D’altra parte, lo stesso ministro Lollobrigida pochi giorni fa ha pubblicamente affermato che “l’uomo è l’unico essere senziente”, dimostrando di non conoscere il Trattato di Lisbona del 2009 che invece attribuisce tale qualità anche agli animali».

Foto di Capri23auto da Pixabay

Una situazione che, a quanto sostiene l’OIPA, potrebbe quindi sfuggire di mano e creare nuovi e inutili disagi non soltanto agli allevatori ma anche a qualunque cittadino ed escursionista che si potrebbe avventurare nel bosco per una piacevole passeggiata. Anche in questo caso, quindi, potrebbe essere necessario applicare il buonsenso e non la burocrazia per risolvere l’ennesimo problema causato dall’uomo.

Dalla sua “reintroduzione” in natura, il cinghiale ha naturalmente occupato spazi e proliferato in maniera pressoché indisturbato, senza predatori naturali, come il lupo. Ora è sorto il problema perché ce ne sono troppi e c’è il timore di reintrodurre in natura i predatori, che per definizione sono politicamente scorretti.

Forse ascoltando anche le associazioni ambientaliste e i Comuni si potrebbe trovare una soluzione condivisa e meno impattante per tutti. Questo è importante sottolinearlo perché gli animali selvatici possono rappresentare una valida opportunità per lanciare e promuovere una nuova tipologia di turismo naturalista e ambientalista, oggi tanto ricercata da chi vive nelle città.

Per questi motivi, in conclusione, il problema della proliferazione dei cinghiali può essere affrontato da diverse angolazioni, tutte legittime e tutte condivisibili. Controllare la popolazione è sicuramente una possibilità, ma sviluppare un iter burocratico per ripopolare i boschi di animali selvatici, costituire percorsi dedicati per permettere all’uomo e agli animali di condividere pacificamente gli spazi e realizzare un sistema turistico ed economico votato alla valorizzazione della Natura, potrebbero rappresentare la scelta più saggia per il bene di tutti.

Articoli correlati