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Cieli d’Europa più puliti

Dal 1° gennaio 2012 tutte le compagnie i cui aerei sorvolano, atterrano o decollano sul suolo europeo devono rispettare le quote di emissione di CO2 - foto di Gianni Avvantaggiato

Dal primo gennaio 2012 tutte le compagnie aeree i cui voli coinvolgono aeroporti europei dovranno rispettare la Direttiva Ue 2008/101/Ce, che modifica la Direttiva 2003/87/Ce. L’obbligo arriva dopo la decisione della Corte di Giustizia che ha confermato la validità della direttiva che include le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio di quote di emissioni. Già 4 anni fa Bruxelles aveva obbligato tutte le compagnie aeree che volano nei paesi della Ue, comprese quelle straniere, ad acquistare l’equivalente del 15% delle loro emissioni di CO2 a partire dal primo gennaio 2012. Ora, in tutti gli aeroporti dell’Ue èdiventa operativo il nuovo “Schema di Emissioni ETS” (Emission trading scheme), la cui applicazione comporta che tutte le compagnie i cui aerei sorvolano, atterrano o decollano su suolo europeo, rispettino le quote di emissione di CO2, pena una sanzione di 100 dollari per tonnellata di CO2 emessa. Nel caso di reiterazione l’Ue può escludere le compagnie aeree che non rispettino la Direttiva. 

Lo schema Ue Ets – Dal 2003 Bruxelles ha istituito un sistema di scambio delle quote di emissioni di gas a effetto serra estendendolo, con la direttiva 2008/101 al trasporto aereo. In base alle linee guida, alle aziende di vettori aeree – come per tutte le aziende che operano con elevati quantitativi di CO2 – è imposto un limite di quote di emissione annuale da rispettare. Se le compagnie riescono a rispettare i limiti potranno rivendere i crediti di CO2, chiamati anche Eua cioè European Allowances. Se invece superano le quote assegnate potranno acquistare dalle aziende virtuose.

La Corte di giustizia europea a Lussemburgo

Le critiche di Usa e Cina e la risposta della Corte di giustizia – La decisione dell’Ue ha sollevato le critiche delle compagnie statunitensi, cinesi e indiane. In particolare, il Governo di Obama ha protestato ufficialmente dichiarando di avere “forti obiezioni sia legali che politiche, al piano Ue di imporre le proprie politiche anche agli altri Paesi”. Le quattro maggiori compagnie aeree cinesi invece hanno preparato un’azione legale contro la decisione Ue. La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha invece confermato la validità della direttiva; i giudici di Lussemburgo hanno così respinto il ricorso presentato dalle compagnie aeree statunitensi. “L’applicazione del sistema di scambio delle quota di emissioni all’aviazione – è scritto nella sentenza – non viola né i principi di diritto internazionale consuetudinario né l’accordo cieli aperti”. Nessuna scorciatoia dunque per le compagnie aeree statunitensi o cinesi che operano nei cieli europei: dal primo gennaio 2012 devono tagliare le emissioni di CO2 oppure pagare le relative quote previste sul mercato Ue.

I riflessi sul mercato – L’introduzione delle sanzioni ha provocato l’aumento dei costi dei biglietti a carico dei viaggiatori. Secondo le stime di Bruxelles i costi andranno ad incidere sulle tratte più lunghe che rincareranno di circa 12 euro, mentre per le tratte brevi i rincari stimati sono di 9 euro.

La soddisfazione del Wwf – Un plauso all’iniziativa della Commissione Ue e alla decisione della Corte di Giustizia arriva dalle principali associazione ambientaliste internazionali. Il Wwf ha lungamente lottato assieme a Center for Biological Diversity, Earthjustice, Environmental Defense Fund, Aviation Environment Federation e Transport & Environment perché l’Ue introducesse la tassazione sulle emissione di gas ad effetto serra prodotte dai voli nazionali ed internazionali. Il fondo mondiale di tutela della natura ha confermato che la tassa non limita la sovranità degli Stati extra-Ue ma è legittima e giusta.

 

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