Ciechi davanti alle piante

Siamo ancora in tempo per rivalutare il legame che abbiamo con le piante, che ci donano un senso di benessere e calma, riducendo lo stress e producendo effetti benefici sul nostro umore (foto Pixabay)

Plant Blindness: non tutti riusciamo ad accorgerci dell’esistenza delle piante, forse perchè le consideriamo inferiori agli animali. Ma oggi abbiamo il dovere di superare questo rischio. Le piante vivono, respirano, sono esseri senzienti che possono aiutarci a trovare opportune strategie  per affrontare il cambiamento climatico

 

di Giuseppe Scotti (*)

In sede teorica, tutti sappiamo riconoscere l’importanza fondamentale delle piante nel mantenere l’equilibrio idrogeologico ed ecologico del nostro pianeta, anche se  sembra che l’uomo ne releghi sempre più  il ruolo a qualcosa di piacevolmente accessorio,  piuttosto che considerarle un bene necessario, arrivando, in molti casi perfino ad ignorarne la presenza. A tale proposito, si parla del fenomeno comportamentale definito “cecità alle piante” o “cecità vegetale”, (Plant blindness). Il termine fu coniato nel 1998 da due studiosi americani, James Wandersee ed Elizabeth Schussler, rispettivamente botanico e biologa dell’Università della Louisiana. I due studiosi, nella loro accurata analisi, giunsero a definire il Plant blindness come “…l’incapacità da parte dell’uomo di vedere o notare la presenza delle piante nell’ambiente circostante”.

Piante inferiori ai nostri occhi? Una spiegazione c’è

L’uomo, in modo spontaneo e inconsapevole tende a porre le piante ad un livello inferiore rispetto agli animali, non prestando loro la dovuta attenzione ed importanza che, invece, meriterebbero. Wandersee e Schussler attribuirono, inizialmente, le cause di questo insolito fenomeno sia a comportamenti socio-educativi poco attenti al mondo vegetale, che ad una visione antropocentrica del nostro pianeta. In seguito, si è constatata l’esistenza di un motivo biologico come possibile causa di questo comportamento.

“Cosa vedi in puesta foto?” In questo scatto la biologa Sophien Kamoun mostra come la nostra attenzione si concentri più sul gallo che sulle piante circostanti (foto Wikipedia)

Il nostro cervello è una macchina straordinaria, in grado di ricevere quotidianamente fino ad 11 milioni di bit di informazioni al secondo. Tuttavia soltanto 40 di essi vengono elaborati ed appena 16 si trasformano, alla fine, in informazioni coscienti. Da questa ristretta porzione di input deriverebbe l’incapacità dell’uomo sin dall’età preistorica di processare, come parte integrante dell’ambiente circostante, questi organismi sessili, cromaticamente uniformi e facenti parte di sfondi naturali, quali sono appunto le piante e quindi, di non ritenerle come un potenziale pericolo su cui polarizzare l’attenzione. Wandersee ha definito il Plant blindness come “un necessario difetto umano”, per cui il nostro cervello, pur rilevando in modo naturale sia le differenze che le variazioni temporali/spaziali con cui classifichiamo il mondo circostante, non riesce a distinguere le piante, ma le filtra semplicemente come “semplici e sciocchi sistemi di stimolo-risposta”.

A conferma di ciò, nel 2014 la North Dakota State University ha eseguito un test sull’attenzione visiva, proiettando davanti agli occhi di numerosi volontari, una serie di immagini riproducenti sia piante, che animali. Si è notato che, da parte dei partecipanti venivano riconosciute, individuate e ricordate con maggiore precisione le foto ritraenti gli animali. Il nostro cervello ha una spiccata preferenza per la somiglianza biocompartimentale e nota principalmente le creature più simili a noi, ritenendo pertanto più interessanti gli animali rispetto alle piante.

Le piante indispensabili nella nostra società

Ma oggi abbiamo il dovere di superare questo rischio reso ancor più  allarmante dalla vita tecnologica che ci allontana sempre più dal mondo naturale , proprio quando la fisiologia e la genetica, la chimica agraria e la patologia vegetale ci dimostrano la fondamentale importanza delle piante per la vita sulla Terra.

Superata, ormai, la teoria aristotelica che vede il mondo vegetale immobile, ai margini tra gli esseri viventi e i corpi inerti, oggi si riconosce alle piante una parte attiva sul nostro ambiente. Ancorate al suolo, respirano e fanno respirare e, come esseri senzienti, attraverso le loro straordinarie capacità adattative al vento, all’aria, al suolo, all’acqua, combattono il riscaldamento globale e possono aiutarci a trovare opportune strategie  per affrontare il cambiamento climatico e suggerirci soluzioni alternative energetiche e pulite. Il meccanismo della fotosintesi è alla base della catena alimentare ed è da sempre accertato come i farmaci derivino da molecole delle piante o sintetizzate dalla chimica vegetale.  La sociologia, oltre ad enfatizzare il valore estetico delle piante negli ambienti naturali, nelle città, nelle case, ne sottolinea sempre più il ruolo salutare nel proteggere dai danni del rumore, nel combattere ansia e stress, ridurre i rischi di ipertensione arteriosa e irregolarità della frequenza cardiaca, preservando il nostro benessere psico-fisico.

Ritrovare l’armonia con le piante, a scuola ma anche con le App

Da ciò deriva la necessità di superare il bias cognitivo del Plant blindness, individuando le strategie più idonee a potenziare l’esposizione alle piante, per poi prendere sempre più coscienza della responsabilità che abbiamo sulla loro conservazione  per la vita  dell’uomo e per l’ambiente.

La Scuola, come sempre, può svolgere un ruolo di primaria importanza , potenziando l’insegnamento rivolto alla conoscenza e alla valorizzazione del mondo vegetale, per aiutare le giovani generazioni a passare da una generica e astratta relazione con le piante ad un rapporto più ravvicinato, che implica il riconoscimento delle stesse. Lo si può fare anche attraverso  attività laboratoriali, gestite da personale specializzato, con la frequentazione di giardini botanici ed orti, fino ad arrivare a piantare vegetali e a curarne la crescita.

Sui nostri tablet,  smartphone e computer troviamo App  gratuite che con un semplice scatto fotografico ci permettono di individuare una pianta e risalire al suo nome, alle sue caratteristiche  e funzioni peculiari (foto VignaClaraBlog.it)

Un primo passo per recuperare il nostro rapporto con il mondo vegetale potrebbe essere quello di utilizzare in modo costruttivo proprio  strumenti tecnologici, che , spesso, invece, ci isolano e ci allontanano sempre più da una relazione salubre con l’ambiente. La stessa tecnologia, infatti, può diventare un utile strumento per avvinarci alle piante. Sui nostri tablet,  smartphone e computer troviamo App  gratuite, simili a quelle che ci permettono di riconoscere una canzone a partire dall’ascolto di qualche nota e, con un semplice scatto fotografico ci permettono di individuare una pianta e risalire al suo nome, alle sue caratteristiche  e funzioni peculiari. Questa pratica di riconoscimento  potrebbe stimolare e soddisfare la spontanea curiosità dei bambini per educarli ad un più rispettoso e costruttivo rapporto con l’ambiente, incentivando lezioni all’aperto a contatto con la Natura.

Un “bagno nella foresta”

Possiamo imparare a riscoprire e a far provare ai giovani il piacere e il ruolo terapeutico che può avere una passeggiata tra il verde degli ambienti naturali, dei giardini della città e fargli riscoprire la bellezza e la funzione rilassante della piante che decorano i nostri balconi, terrazze, il nostro appartamento e le nostre camere. Così potremo rivalutare il legame che abbiamo con le piante, che ci donano un senso di benessere e calma, riducendo lo stress e producendo effetti benefici sul nostro umore. Potremo così arrivare a sognare di inserire nei nostri programmi di viaggio quei paesaggi e  quegli ambienti che offrono l’immersione nella natura, lo Shinrin-yoku, quel “bagno nella foresta” che può rigenerarci e rilassarci prima di reimmergersi nelle nostre attività quotidiane.

Guardare con attenzione alle piante e interagire con esse, superando la “cecità” alla loro presenza ci può aiutare a comprendere meglio il mondo circostante e di conseguenza, a vivere più serenamente e ad affrontare in modo concreto le attuali e urgenti sfide ambientali.

(*) Agronomo, docente ora in pensione di scienze naturali nei licei

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