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Chiudere l’Università di Bari? Emiliano risponde a Chiodi

«Non è frequentando una fabbrica delle illusioni che ci si costruisce il futuro». Con queste parole, il governatore dell’Abruzzo Giovanni Chiodi ha invocato la chiusura dell’Università di Bari. L’ateneo barese, assieme a quelli di Messina e Urbino, è in fondo alla classifica dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca.

«Chiodi pensi a ricostruire L’Aquila», ha ribattuto il sindaco di Bari Michele Emiliano. Ha poi aggiunto: «se per completare la ricostruzione Chiodi avesse bisogno delle competenze delle Università pugliesi e delle nostre energie professionali ed economiche, siamo come sempre a disposizione per lottare al fianco dell’Abruzzo migliore».

Dopo un periodo in cui imperava il nepotismo, prosegue Emiliano, la situazione attuale appare ribaltata. È stata riformata l’offerta formativa, sono migliorati i servizi agli studenti, è stato istituito il servizio civile internazionale e riqualificato il patrimonio edilizio storico. Infine, è stata abolita l’intestazione a Benito Mussolini, sostituendola con quella ad Aldo Moro («sicuramente più degna di una democrazia occidentale fondata sul merito e sullo Stato di diritto»).

«A Bari – sfido chiunque ad affermare il contrario – insegnano docenti di chiara fama, molti dei quali dirigono organismi scientifici internazionali; la ricerca universitaria continua a mettere a segno risultati straordinari».

«Chiodi – conclude Emiliano – non si rende conto che le università di Puglia e Abruzzo sono naturalmente vocate a creare collaborazione e sinergia e non concorrenza sleale».

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