Chiare, fresche e dolci acque ma sempre più inquinate dai Pfas

Ph Greenpeace Italia

La contaminazione da Pfas è “largamente diffusa anche in Toscana”

 

E’ un allarme molto serio quello lanciato da Greenpeace Italia in occasione della Giornata mondiale dell’acqua che ricorre il 22 marzo, appuntamento voluto dall’Onu a partire dal 1992 per ricordare l’importanza ma anche lo sfruttamento delle risorse idriche del pianeta.

Una nuova indagine basata su campionamenti indipendenti effettuati lo scorso gennaio ha rivelato la presenza dei composti “poli e perfluoroalchilici” altamente pericolosi per la salute in numerosi corsi d’acqua inquinati dagli scarichi di diversi distretti industriali. L’ong ambientalista ha sollecitato interventi urgenti dichiarando “l’emergenza nazionale”.

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Cosa sono i Pfas: un rischio per la salute e l’ambiente

Ph Greenpeace Italia

I Pfas sono un gruppo di sostanze chimiche artificiali prodotte e utilizzate sin dagli anni ’40 in tutto il mondo in diversi tipi di applicazioni industriali perché hanno molte “virtù” essendo idrorepellenti e oleorepellenti.

Solo per fare alcuni esempi, si trovano nelle pentole, nei detergenti, si usano per trattare tessuti, rivestimenti, per conferire resistenza alle macchie, per migliorare i sistemi di erogazione del carburante, per placcare i metalli, si impiegano negli articoli medicali come teli e camici chirurgici in tessuto non-tessuto per renderli impermeabili, nell’edilizia per rivestire materiali in modo che diventino resistenti agli incendi. I composti poli e perfluoroalchilici trovano ampio impiego anche in pesticidi e fitofarmaci, pertanto, non sorprende trovare queste molecole nelle acque dei torrenti o nei campi coltivati.

Si calcolano almeno 10mila molecole differenti e almeno 4700 sostanze. Alcuni (come Pfoa e Pfos, Pfna e Pfhxs) non si scompongono nell’ambiente né nell’organismo e possono accumularsi nel tempo ma l’esposizione a queste sostanze può causare effetti nocivi sulla salute. Alcune sono interferenti endocrine, altre molecole sono cancerogene. Il problema è che possono contaminare acqua, piante e cibo e una volta entrati nella catena alimentare si accumulano ben oltre le “dosi giornaliere raccomandate”.

Assorbiti dal sangue hanno conseguenze che sono tuttora sconosciute. Alcuni studi hanno indicato un aumento dei livelli di colesterolo, altri alterazioni a livello di fegato e tiroide, del sistema immunitario e riproduttivo, e neoplasie. Il problema maggiore è che non causano danni immediati ma essendo estremamente persistenti, si accumulano nell’ambiente e nell’organismo.

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L’allarme non cada nel vuoto: c’è di mezzo la salute pubblica

Dopo il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, anche in Toscana sono emerse numerose criticità che confermano come l’inquinamento da Pfas sia un’emergenza nazionale fuori controllo. Per quanto tempo ancora il nostro governo continuerà a ignorare il problema condannando interi territori a subire gli effetti dell’inquinamento? Serve subito una legge nazionale che vieti l’uso e la produzione di queste pericolose molecole, non c’è più tempo da perdere”, dice Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

In realtà la notizia non è del tutto nuova: gli impatti dell’industria conciaria, tessile, florovivaistica e del cuoio erano già stati evidenziati dallo studio del 2013 del Cnr-Irsa e dai rilievi annuali di Arpat. Fornì, per la prima volta in Italia, una panoramica sulla contaminazione da Pfas nella penisola rivelando la gravità della situazione ambientale e sanitaria per alcune province del Veneto – ancora oggi uno degli epicentri della contaminazione dell’intero continente europeo – ma anche numerose criticità rilevate nei corsi d’acqua e, in alcuni casi, anche nelle acque potabili in numerose regioni italiane, principalmente del centro nord (Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna). Anche in Toscana, regione a forte vocazione manifatturiera, il quadro non risultò rassicurante.

Ph Greenpeace Italia

I monitoraggi periodici effettuati dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana negli anni successivi non solo hanno confermato i dati rilevati dal Cnr, ma anche permesso di ricostruire quanto e dove la contaminazione nella regione sia diffusa. Stando ai dati raccolti nel 2022 da Arpat, si legge nelle 24 pagine del report di Greenpeace, i Pfas erano presenti nel 76% delle acque superficiali, nel 36% delle acque sotterranee e nel 56% dei campioni di biota (animali) monitorati.

Le nuove analisi condotte da Greenpeace Italia provano ora che anche il distretto cartario lucchese contribuisce all’inquinamento da Pfas. “Il quadro di contaminazione che emerge dalle nostre analisi è tutt’altro che rassicurante. Alcuni casi sono ben documentati da almeno dieci anni, ma la Regione Toscana non ha mai affrontato seriamente il problema: manca infatti un provvedimento sugli scarichi industriali. La Regione – continua Ungherese – deve individuare tutte le fonti inquinanti di Pfas e attivare le Asl per avviare al più presto indagini sulle acque potabili, soprattutto nelle aree in cui si registrano elevati livelli di contaminazione”.

Nel report si legge: “Un buon primo passo potrebbe essere fissare limiti allo scarico dei Pfas nell’ambiente per arginare le numerose criticità ambientali note da tempo. Sia il Piemonte che il Veneto, in assenza di provvedimenti nazionali, si sono dotate di regolamentazioni regionali che, seppur discutibili per via dei livelli di inquinamento ancora oggi consentiti, rappresentano comunque un segnale di indirizzo politico”.

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Il report: ‘Monitorare subito gli scarichi industriali’

In base ai campionamenti di Greenpeace, nella quasi totalità dei casi sono stati effettuati nei fiumi, a monte e a valle degli impianti di depurazione industriale: il consorzio Torrente Pescia e Aquapur (distretto carta), i depuratori del distretto conciario (depuratore Aquarno) e del cuoio (depuratore Cuoio-Depur, che scarica nel Rio Malucco), i fiumi Ombrone, Bisenzio e Fosso Calicino (distretto tessile) e il torrente Brana (distretto florovivaistico). Le concentrazioni più elevate sono state rilevate nel Rio Malucco, nel Fosso Calicino, nel fiume Ombrone e nel Rio Frizzone a Porcari a valle del depuratore Aquapur. Nel fiume Ombrone la concentrazione a valle del distretto tessile è risultata circa 20 volte superiore rispetto a monte, mentre nel Rio Frizzone a valle del depuratore la presenza di PFAS era di circa 9 volte rispetto a monte.

Oltre a rilevare alcune delle singole molecole più utilizzate, le analisi di laboratorio hanno permesso di effettuare una stima della presenza di tutti i Pfas rilevando il totale del fluoro organico assorbibile. L’applicazione di questa tecnica analitica ha evidenziato le contaminazioni più preoccupanti a valle di uno dei depuratori del distretto tessile a Prato, quello di Calice (4.800 nanogrammi/litro), seguito dal canale Usciana a valle del depuratore Aquarno (4.500 nanogrammi/litro) e nel Rio Frizzone a valle del depuratore Aquapur (3.900 nanogrammi/litro) a Porcari.

Dai dati alle considerazioni, il passo è breve. Greenpeace chiede alle istituzioni regionali di:

  • avviare subito una campagna estensiva di monitoraggio sugli scarichi industriali.
  • definire ancora meglio il quadro di contaminazione, ad esempio con approfondite indagini nel distretto cartario
  • individuare tutte le fonti inquinanti per bloccarle e fermare a monte l’inquinamento;
  • promuovere un piano di riconversione industriale di tutti quei processi produttivi responsabili dell’immissione di Pfas nell’ambiente

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