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Chi ha ucciso i capodogli?

I capodogli spiaggiati a Peschici nei giorni scorsi, non sono morti per cause naturali. Ma quale che sia il motivo di questa tragedia, ora che abbiamo avuto conferma, il colpevole, accertato, resta l’uomo. L’uomo che in questi giorni a Copenhaghen in Danimarca, sta cercando una soluzione per salvare il pianeta, quell’uomo non è in grado di salvaguardare la vita di un branco di cetacei. I nove capodogli hanno perso l’orientamento e si sono diretti verso terra, dove sono morti nei pressi della Foce di Capo Iale-Laguna di Varano una località situata sul litorale pugliese, nel territorio del comune di Peschici. I grossi mammiferi marini sono morti per aver mangiato buste di plastica colme di immondizia prodotta dall’uomo (in)civile e che chissà come sono finite in mare.

buste di plastica fuoriescono dallo stomaco di uno dei capodogli spiaggiati a Peschici

Buste di plastica fuoriescono dallo stomaco di uno dei capodogli spiaggiati a Peschici - cortesia WWF Foggia

Mostriamo rincrescimento per le baleniere norvegesi e giapponesi per la carneficina che mette a rischio l’esistenza stessa della specie e poi banalmente ne ammazziamo nove in un colpo solo. Anche perché siamo ancora impreparati ad affrontare questo tipo di emergenza e, rimasti troppo a lungo sulla spiaggia del Gargano, i cetacei non ce l’hanno fatta. I soccorsi sono stati inutili. Lo spiaggiamento per cause naturali dei cetacei, è un fenomeno frequente negli oceani. Quello dei capodogli nel mare Adriatico – la loro presenza è anche un fatto storico perché a detta di studiosi, il loro avvistamento sarebbe il cinquantesimo in 400 anni – invece, è improbabile, deve considerarsi eccezionale. Se così non fosse, sarebbero più frequenti. Quindi i motivi che hanno portato alla morte i giganti del mare, sarebbero altri. L’esame autoptico sulle carcasse, eseguito dal professor Giuseppe Nascetti dell’Università della Tuscia, ha portato alla luce buste di plastica, scatolame e pezzi di corda di cui il capobranco in particolare e altri tre cetacei avevano nello stomaco. Gli altri hanno solo seguito il capo, come hanno fatto nella vita, anche nella morte.

<p>uno dei capodogli spiaggiati - cortesia Reparto Operativo Aeronavale Guardia di Finanza Bari</p>

Uno dei capodogli spiaggiati - cortesia Reparto Operativo Aeronavale Guardia di Finanza Bari

Il professor Nicola Zizzo di Medicina Veterinaria di Bari, ha rinvenuto anche degli emboli in alcuni di quegli esemplari. Ergo, cosa ha spinto i capodogli ad una emersione troppo rapida? Un evento come questo può essere legato all’immissione in mare di suoni a grande intensità come i sonar di navi da guerra – la Capitaneria di Porto di Manfredonia non conferma la presenza di esercitazioni navali ma neppure smentisce – o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimento di petrolio. Potrebbe essere una coincidenza (clicca qui per leggere  “Piattaforma petrolifera a Monopoli” nelle top news del 4 dicembre scorso) ma il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare Stefania Prestigiacomo,  di concerto con il Ministro per i Beni e le attività culturali, con decreto del 15 ottobre 2009  ha autorizzato la società inglese Northern Petroleum ltd ad avviare perforazioni a 25 Km ad est della cittadina sul mare a sud del capoluogo pugliese. I segnali  ad alta energia acustica, o ping (fino a 200 dB causano  gravi danni al loro sistema di orientamento dei cetacei. Quindi, anche una volta riusciti a riportarli al largo, il rischio è che le balene disorientate e in difficoltà si lascino nuovamente trascinare verso riva, come e’ successo per gli ultimi due esemplari che erano riusciti in un primo tempo a prendere il largo.
19/12/2009

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