Chi ha paura del lupo cattivo?

La Commissione Europea ha presentato una proposta di Legge per diminuire lo stato di protezione del lupo europeo. Coro di dissensi e proteste da parte di WWF e Legambiente

Ursula vs. The Wolf”

Ursula vs il lupo

La leggenda dice che, a febbraio scorso, Dolly, un pony che appartiene alla famiglia della Presidente da oltre trent’anni, sia stato sbranato da un lupo (si suppone, visto che sarebbero state trovare orme di lupo nelle vicinanze, anche se, è risaputo che i lupi non attaccano i cavalli).

Il dolore della perdita di Dolly avrebbe fatto si che la questione diventasse un problema politico, ordinando ai funzionari di Bruxelles di riesaminare le norme che salvaguardano i lupi, chiedendo una “analisi in profondità” delle motivazioni che giustificano lo statuto di protezione delle migliaia di lupi in giro per l’Europa. 

Ma non vorremmo credere alle favole, se non a quelle con un lieto fine.

Giorni fa però è arrivata arriva davvero la notizia che la Commissione europea nella persona della Presidente Ursula von der Leyen, ha annunciato la presentazione di una proposta legislativa per diminuire lo status di protezione dei lupi da rigorosamente protetto” a “protetto” ai sensi della Convenzione di Berna, un iter legislativo complesso che, non è per nulla scontato, determinerà il declassamento della protezione dei lupi.

La Presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Il ritorno dei lupi è una buona notizia per la biodiversità in Europa. Ma la concentrazione di branchi di lupi in alcune regioni europee è diventata un pericolo reale, soprattutto per il bestiame. Per gestire più attivamente le concentrazioni critiche di lupi, le autorità locali hanno chiesto maggiore flessibilità. Il livello europeo dovrebbe facilitare questo processo e il processo avviato oggi dalla Commissione è un passo importante. Sono profondamente convinto che possiamo trovare e troveremo soluzioni mirate per proteggere sia la biodiversità che i nostri mezzi di sussistenza nelle zone rurali”.

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Le proteste di Legambiente e WWF contro la proposta legislativa

Da subito si è levato un coro di proteste. 

Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, boccia decisamente questa intenzione facendo sapere che: ”La proposta avanzata dalla Commissione Europea di declassare la protezione dei lupi è totalmente insensata. La Commissione europea è caduta sotto ricatto della peggiore politica negazionista e contraria alla tutela della biodiversità e, com’era già evidente con il veto sulla restoration law, gioca sulle parole e si inventa il nulla perché nella direttiva habitat è già previsto che si possa intervenire per regolare e contenere le popolazioni di specie protette”.

Legambiente ricorda inoltre che nel 2023 in Italia, stando agli ultimi dati disponibili (parziali e non completi), sono stati censiti 90 lupi morti, di cui 47 per investimento, 35 ascrivibili a bracconaggio (contro i 14 del 2022), i restanti morti per cause naturali o cause incerte.

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Stefano Raimondi, coordinatore aree protette e biodiversità di Legambiente, conclude affermando che Il lupo è una specie rigorosamente protetta ai sensi della Direttiva Habitat e della Convenzione internazionale di Berna che mira a promuovere la cooperazione tra i paesi firmatari al fine di conservare la flora e la fauna selvatiche, i loro habitat naturali e proteggere le specie in pericolo di estinzione. La decisione presa oggi dalla Commissione Europea avviene ad un anno esatto dall’accordo Kunming-Montreal della COP15 sulle strategie per affrontare la perdita di biodiversità, il ripristino degli ecosistemi e la salvaguardia dei diritti dei popoli indigeni”.

Anche il WWF sottolinea la sua assoluta contrarietà e chiede agli Stati membri di respingere la grave proposta di declassare lo status di protezione del lupo. Per il WWF la proposta indebolisce il ruolo dell’UE come partner affidabile e leader nei forum internazionali, oltre a mettere in dubbio l’autenticità dei suoi sforzi per raggiungere gli obiettivi globali di biodiversità. Solo un anno fa, la Presidente von der Leyen aveva pronunciato un’importante dichiarazione a sostegno dell’accordo storico sull’azione globale per la natura per il 2030, insieme al resto della comunità internazionale. L’annuncio di oggi mette in discussione questi impegni internazionali dell’UE.

Una delle campagne del WWF a salvaguardia dei lupi

Questa è una decisione grave, senza alcuna giustificazione scientifica, motivata da ragioni puramente personali e politiche, che va a minare gli straordinari sforzi di conservazione messi in campo negli ultimi decenni e che hanno permesso la ripresa numerica e spaziale delle popolazioni di lupo in molti paesi dell’UE”, dichiara Isabella Pratesi, direttrice del programma di Conservazione al WWF Italia. “La Presidente von der Leyen sta deliberatamente sacrificando decenni di lavoro di conservazione per il suo tornaconto politico, dando eco ai tentativi dei suoi alleati politici di strumentalizzare il lupo come capro espiatorio dei problemi socio-economici delle comunità rurali e del settore zootecnico. Questo approccio è inaccettabile e può creare un pericoloso precedente”.

Sono in molti a credere che la mossa della Von der Leyen possa rappresentare un’inversione di rotta nelle politiche di conservazione che hanno fino ad oggi caratterizzato l’UE, e che sia dettata da motivi puramente politici.

A sostegno di questa interpretazione, lo scorso novembre l’UE aveva bloccato il tentativo della Svizzera di declassare lo status di protezione del lupo, sostenendo che, sulla base dei dati più recenti, il lupo non aveva raggiunto uno stato di conservazione favorevole nella maggior parte degli Stati membri dell’UE.

Un regalo di Natale ad agricoltori e al gruppo Ppe o proposta in linea con gli studi scientifici?

Un ripensamento quindi, almeno così appare o, come molti lo stanno definendo “un ultimo regalo di Natale di Von der Leyen al gruppo Ppe (Il Gruppo del Partito Popolare Europeo è il gruppo parlamentare europeo di centro-destra ed europeista) e alle lobby agricole per prendere consensi e voti”.

Inoltre occorre ricordare che, all’inizio del 2023, 12 Ministri dell’Ambiente hanno scritto al Commissario Sinkevius assumendo una chiara posizione contro il declassamento dello status di protezione del lupo. L’Italia al contrario, con il Ministro Lollobrigida, ha recentemente presentato un documento, sostenuto anche da Francia, Austria, Polonia, Romania, Grecia, Finlandia e Lettonia, in cui, ignorando le più recenti evidenze scientifiche che sottolineano quanto gli abbattimenti non rappresentino una soluzione a lungo termine per la mitigazione dei conflitti con la zootecnia, viene chiesto alla Commissione UE di aggiornare lo status di protezione dei grandi carnivori, lupo compreso, nel quadro della Direttiva Habitat.

Convivere col lupo si può

Perchè l’Italia chiede questo? Chiedendo all’Europa di considerare l’agricoltore figura centrale nella tutela dell’ambiente, ritenendo che la presenza del lupo sia diventata “eccessiva in molte aree del continente” intendono “affrontare con urgenza le sfide legate alla presenza degli animali selvatici, rivedendo e aggiornando l’attuale quadro normativo sullo status di protezione dei lupi”, come il ministro dell’agricoltura, sovranità alimentare e foreste Lollobrigida ha dichiarato intervenendo all’Agrifish a Bruxelles.

In diverse regioni europee è stata dimostrata che la coesistenza tra lupo e attività umane è possibile grazie a misure preventive efficaci, come l’installazione di diversi tipi di recinzioni, l’utilizzo di cani da guardiania per il bestiame e altre tecniche innovative in sperimentazione negli ultimi anni. Le linee guida dell’Unione Europea consentono agli Stati membri di risarcire pienamente agricoltori e allevatori per i danni causati da specie protette, come il lupo, e di rimborsare interamente i costi di investimento per le misure di prevenzione. Anche il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) potrebbe fornire un sostegno alla coesistenza, ma gli Stati membri non hanno sfruttato appieno questa opportunità di finanziamento.

Insomma come vogliamo rapportarci con questo animale? Continuando a pensarlo cattivo e mangiatore di bambine e nonnine o invece come simbolo di lealtà e determinazione, importante anello della catena animale ed alimentare degli ecosistemi in cui è presente perché agisce come fattore naturale di selezione e nella regolazione delle popolazioni delle sue prede?

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