Input your search keywords and press Enter.

Chernobyl, la nube non si è dissolta

 

La più grande tragedia nucleare della storia: così a 30 anni di distanza da qual 26 aprile 1986, si continua a definire l’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare Lenin a Chernobyl in Ucraina (allora repubblica dell’Unione Sovietica). Un’esplosione tenuta nascosta dal governo sovietico e che sarebbe rimasta  probabilmente tale, se due giorni dopo dall’esplosione, a centinaia di km. di distanza, dei ricercatori svedesi non avessero riscontrato un anomalo innalzamento del livello di radioattività nell’atmosfera.

La nube radioattiva sprigionatasi alle ore 1,23,45 (ora locale) di quel 26 aprile 1986 si è sparsa sulle popolazioni di Bielorussia, Russia e Ucraina. Il 20% del territorio agricolo e il 23% delle foreste della Bielorussia sono state contaminate a causa della ricaduta al suolo dei radioisotopi radioattivi, contaminando così la catena alimentare e devastando le foreste, il cui legname, ricordiamo, ancora oggi viene venduto in mezzo mondo.

Gli eroici "liquidatori", sacrificatisi, forse inconsapevolmente, per mettere in sicurezza la centrale di Chernobyl

Gli eroici “liquidatori”, sacrificatisi, forse inconsapevolmente, per mettere in sicurezza la centrale di Chernobyl

Terribile il prezzo pagato in termini di vite umane. 9mila secondo l’OMS, oltre 10mila secondo le stime locali. Il 94% dei liquidatori (coloro che si occuparono del recupero della zona di Chernobyl) nel 2004 risultava malato; 25 mila liquidatori di origine ucraina morti (alcuni a poche ore dal loro ingresso nella centrale, altri dopo qualche giorno tra atroci sofferenze) ma sicuramente sono molti di più. A testimonianza che non solo gli addetti ai lavori erano stati colpiti, c’è una dichiarazione dell’ambasciata ucraina a Parigi che nel 2005 che parlava di 3milioni e mezzo di persone colpite dal forte  irraggiamento a causa dello scoppio del reattore: 2.646.106 cittadini ucraini vennero ufficialmente riconosciuti vittime della catastrofe nucleare. Il numero delle vittime in Bielorussia e un Russia è ancora impreciso. Ancora oggi 7 milioni di persone vivono nelle zone più contaminate in Bielorussia, Russia e Ucraina, e sono costrette tutti i giorni a nutrirsi con cibo fortemente radioattivo.

Le conseguenze dell’esplosione si vedono nei figli di chi fu investito direttamente dalla nube radioattiva, scaturita dalla fusione a 3mila gradi di grafite radioattiva e uranio. Bambini colpiti da patologie al cervello, alla tiroide, all’apparato cardiorespiratorio, con una percentuale via via salita negli anni quasi al 70% dei nati dopo il 1981.

E poi venne il “sarcofago” una vera struttura faraonica costruita sulla centrale di Chernobyl a partire da metà giugno 1986, pochi mesi dopo la tragica esplosione del 26 aprile, e finito 206 giorni dopo grazie al lavoro di novantamila persone. Ma quel sarcofago ha delle crepe, è crollato in parte, lasciando fuoriuscire buona parte delle 200mila tonnellate di materiale radioattivo contenuto al suo interno. Alcuni studi stimano che  il sarcofago custodisca ancora oggi il 95% del materiale radioattivo presente al momento dell’incidente. Per rimediare a ciò è stato costruito un secondo sarcofago  dal costo di 1 miliardo e 600 milioni di euro per il quale sono state oltre 25 mila tonnellate di strutture metalliche (tre volte il peso della Tour Eiffel); sarà alto 108 metri, lungo 162 e largo 257. Una specie di pietra tombale sul disastro che a trent’anni di distanza non ha ancora esaurito la sua scia di morte e non ha assolutamente contribuito a fare chiarezza nel mondo intero sull’efficacia e sicurezza di una politica energetica basata sul nucleare.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *