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Centrali meno inquinanti e più sicure: ma le scorie?

L’etica non sempre paga. Anzi, talvolta si rischia di finire al rogo solo perché si è stati fraintesi.

Un momento del convegno sulle fonti energetiche al Dipartimento di Fisica

È capitato che, al convegno tenuto a febbraio dello scorso anno al Dipartimento Interateneo di Fisica dell’Università di Bari, “sullo stato e le prospettive di alcune delle fonti energetiche più promettenti come alternativa al petrolio: nucleare, solare fotovoltaico e solare a concentrazione” (clicca qui per leggere l’articolo), il professor Nicola Colonna, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, responsabile dell’esperimento nTOF e consulente AIEA, sia stato contestato da alcuni convenuti. Infatti, il professore aveva elencato i vantaggi del nucleare e questo non è stato gradito da alcuni colleghi e studenti. In realtà «se uno mi fa domande sul nucleare, io semplicemente elenco quali sono i vantaggi e gli svantaggi, così come sono. Poi ognuno trae le proprie conclusioni». Poi «se lei ricorda bene, uno dei vantaggi del nucleare, che avevo elencato, è che è una delle sorgenti energetiche a più bassa emissione di CO2. Era stata contestata, quella affermazione. Ma quell’affermazione è incontestabile, perché chiunque può verificare che rispetto al carbone, al gas e all’olio combustibile, il nucleare emette, decisamente, meno CO2; è al livello delle rinnovabili. Sicuramente emette più dell’idroelettrico o dell’eolico ma rispetto al solare o alle biomasse siamo lì, quanto a CO2 emessa direttamente come avviene dalla combustione dei combustibili fossili».

La risposta del professor Colonna sembrerebbe aver già definito la sua posizione sul nucleare e concluso il nostro incontro ma proprio così non è, anche per l’insistenza del sottoscritto. Nicola Colonna non deve amare molto stare sotto i riflettori; il suo lavoro di ricercatore, è la sua passione. Aveva fretta di tornare in laboratorio dai suoi studenti ma, prima, comunque, mi ha voluto chiarire altri punti. Come la sicurezza, le scorie, il costo.

In effetti, se non ci fossero i problemi legati allo smaltimento e lo stoccaggio delle scorie e dello smantellamento delle centrali, si potrebbe pagare anche qualcosa in più se la sorgente è più pulita, a fronte di emissioni di CO2 molto basse. Il solare per esempio costa moltissimo ma, tutto sommato – dice Colonna -, è una sorgente pulita.

Sta, di fatto, che sul pianeta cresce la richiesta di energia, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. La Cina, per esempio, dove si apre una centrale a carbone alla settimana, è uno dei Paesi dove la quantità di CO2 emessa cresce a dismisura. L’anidride carbonica, lo sappiamo tutti, ormai, è la causa principale dell’effetto serra, del riscaldamento globale e quindi dei cambiamenti climatici. Lo stiamo vedendo in questo periodo di maggio.

Nei Paesi già sviluppati, soprattutto quelli del Nord Europa, invece, risparmio, efficienza e fonti energetiche alternative hanno raggiunto uno stadio già avanzato. Tuttavia ciò potrebbe non bastare e i combustibili fossili, comunque, sono destinati, prima o poi, a esaurirsi, quindi il nucleare è ancora visto come un’alternativa, «soprattutto, le centrali di quarta generazione potrebbero sfruttare l’uranio in maniera molto più efficiente e quindi utilizzare le risorse di uranio, addirittura secondo alcune stime, anche per 3mila anni».

Il professor Nicola Colonna nel corso di una lezione a Fisica

Rimangono, però, il problema della sicurezza e quello più grosso dello smaltimento delle scorie radioattive. La sicurezza assoluta – chiarisce il professor Colonna – non esiste, anche se i reattori più moderni hanno margini molto più ampi dei predecessori; «si cerca di fare in modo che gli effetti degli incidenti siano meno catastrofici, ma mai zero», afferma il fisico. «Il problema più grosso, dal mio punto di vista, è quello delle scorie». Esistono due tipi di scorie. Quelle di grado più basso di radioattività che decadono dopo qualche centinaio di anni e possono essere stivate anche in posti costruiti dall’uomo. Poi ci sono quelle costituite dai transuranici, cioè gli elementi più pesanti dell’uranio che hanno, invece, una vita media anche di milioni di anni. E per queste non c’è struttura costruita dall’uomo che possa contenere le radiazioni. Per questo motivo hanno bisogno di siti di stoccaggio cosiddetti geologici, stabili, dove le condizioni non mutano nel tempo e, quindi, non ci sia il rischio di infiltrazioni di acqua che porterebbe via elementi radioattivi.  Uno di questi è una miniera di sale vicino a Gorleben, nel centro della Germania. «Il fatto che ci sia sale, significa che si è accumulato per milioni di anni ma questo non ti garantisce che le cose nel tempo non cambino, non ci siano infiltrazioni. Per esempio in Germania hanno potuto verificare che in realtà infiltrazioni di acqua ci possono sempre essere. Quindi la certezza che il sito sia stabile geologicamente non esiste. In Finlandia ne hanno individuato uno e in Francia ne stanno approntando un altro ma sostanzialmente le scorie sono sempre in siti temporanei, anche per il pericolo terroristi». E questo è anche il rischio maggiore per quanto riguarda i trasporti delle scorie radioattive che attraversano mezza Europa. Infatti, «le scorie vengono immagazzinate in fusti a più strati, per evitare che ci possano essere fuoriuscite. Sono trasporti speciali con accorgimenti che impediscono la dispersione di materiale radioattivo. È chiaro che il rischio incidente c’è sempre».

Professor Colonna, però, foto a raggi infrarossi mostrano che al centro dei vagoni c’è una forte attività termica.

«Perché il decadimento radioattivo produce calore. Quello che si chiama decay heat. Questo calore fa sì che il fusto sia più caldo dell’ambiente e quindi se scatti una foto a infrarossi vedrai il fusto più caldo. Radiazioni all’esterno ne dovrebbe venire pochissima. Ma non c’è contaminazione, non c’è materiale radioattivo che si disperde nell’ambiente».

Professore, vorrei chiarire: chi abita vicino alla linea ferroviaria dove passa il trasporto di scorie nucleari corre rischi per la salute?

«No, assolutamente, no. C’è una leggera radioattività ma non c’è dispersione di materiale radioattivo che è molto pericoloso».

 

 

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