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Centrali a carbone ENEL, Greenpeace: «Ritorno al passato»

«Enel è un’azienda che procede spedita verso il passato ignorando il futuro». Le parole di Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, riassumono il nuovo rapporto Porto Tolle: analisi comparativa dell’impatto sanitario.

Ancora una volta Greenpeace, attraverso l’azionariato della Fondazione Banca Etica, chiede ad ENEL di abbandonare le energie fossili. Due, in particolare, i progetti da cui partire: quello di Porto Tolle, in provincia di Rovigo e quello di Galati, in Romania.

Per determinare i possibili impatti ambientali delle centrali, Greenpeace ha utilizzato il modello EcoSenseWeb, scientificamente validato dall’Università di Stoccarda. Per la centrale veneta, le stime prevedono  85 casi di morte prematura e 234 milioni di euro danni ambientali e sanitari per ogni anno di funzionamento. Gli impatti risulterebbero notevolmente ridotti se la centrale funzionasse a gas metano.

Simili stime riguardano anche la centrale che ENEL vuole costruire in Romania. Il sito individuato sorge a 50 metri dal Delta del Danubio, patrimonio mondiale dell’Umanità per l’Unesco. La costruzione della centrale è osteggiata da molti cittadini e amministratori locali, incluso il sindaco della città di Galati. Per il funzionamento della centrale, ENEL ha dichiarato di voler importare dalle miniere dell’ex blocco sovietico dell’Ucraina.

Oggi, 30 aprile, Greenpeace ha partecipato all’assemblea degli azionisti ENEL. È intervenuto anche un cittadino rumeno che, a nome della cittadinanza di Galati, ha chiesto ad ENEL di investire i suoi capitali in fonti rinnovabili, di cui la Romania è ricca.

Leggi il rapporto Porto Tolle: analisi comparativa dell’impatto sanitario.

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