Centrale Enel Cerano: chiuso il laboratorio chimico ambientale

Chiuso da 2 anni il Centro Ricerche. L’indotto lentamente smantellato ma c’è ancora speranza per la decarbonizzazione.

La notizia della chiusura del Laboratorio Chimico Ambientale della centrale termoelettrica dell’ENEL a Cerano, in provincia di Brindisi, sta mettendo in allarme i sindacati. La centrale sviluppa un indotto che produce lavoro per oltre 1200 persone. Secondo i sindacati di categoria questa ulteriore chiusura è il preludio di ulteriori licenziamenti ed un impoverimento drastico in ambito di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie sostenibili. Ciò si scontra con la proposta del Governo di convertire tutte le centrali termoelettriche sul territorio nazionale da carbone a gas metano entro il 2025.

Ma facciamo un passo indietro.

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La centrale termoelettrica di Cerano

Cerano – la centrale elettrica a carbone “Federico II”

La centrale termoelettrica a carbone di Cerano, intitolata a Federico II, è una delle otto ancora attive sul territorio, ha una capacità di 2640 MW ed è la seconda più grande in Italia. Si estende per circa 270 ettari vicino ad una riserva naturale, denominata Bosco di Cerano, nel territorio di Brindisi, inserita nell’elenco dei Siti di Importanza Comunitari “per le particolarità naturalistiche e per la biodiversità”. Il cantiere è stato aperto nel 1981, ma la centrale è entrata a pieno regime solo nel 1997. I lavori di realizzazione sono stati interrotti due volte per le proteste dell’opinione pubblica in merito all’inquinamento che avrebbe prodotto ed alla distruzione di un habitat naturale.

Secondo uno studio effettuato dal WWF nel 2007, è la prima per emissioni di CO2 in Italia e 25esima in Europa. Risultato sostanzialmente confermato nel 2011 dallo studio dell’Agenzia per l’Ambiente dell’Unione Europea.

Centri di ricerca ENEL

Il drone e-distribuzione ha volato acquisendo immagini di componenti di linee elettriche dall’alto

Investimenti per 76 milioni di euro sono stati stanziati nel 2013 dall’ENEL nella ricerca e nell’innovazione nel settore elettrico, attraverso l’uso di nuove tecnologie, che puntino sul risparmio e sull’accumulo energetico, sulle rinnovabili e sulla mobilità. Sono circa 160 i ricercatori impegnati nei tre centri di ricerca di Pisa, Brindisi e Catania, nelle aree sperimentali di Livorno e Sesta, nei due laboratori chimici di Pisa e Brindisi ed in quattro Laboratori Cross Tech dedicati all’Accumulo, alla Domotica, alla Cybersecurity ed alle Tecnologie Solari.

Il centro di ricerca di Brindisi si occupa di valutazione dello stato del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee. Si occupa anche di decontaminazione e riqualificazione di siti e l’inserimento paesaggistico ed ambientale degli impianti. Inoltre, il centro studia come valorizzare e come riutilizzare i residui del settore elettrico e come ottimizzare l’utilizzo delle risorse energetiche del territorio.

Nonostante ciò, il Centro Ricerche è stato chiuso nel 2016 mentre il Laboratorio Chimico Ambientale è stato trasferito all’interno della Centrale fino all’odierna chiusura. La struttura che ospitava Il centro di ricerca è stata anche messa in vendita. In questo modo, oltre alla notevole riduzione di personale, le ricerche ambientali potrebbero essere definitivamente sospese o spostate in un’altra sede, impoverendo ulteriormente l’indotto brindisino e pugliese.

Centro Enele Cerano: riconversione 2025

La riconversione delle centrali termoelettriche entro il 2025 acquista così un’ulteriore importanza sia da un punto di vista produttivo e sia da un punto di vista ambientale. L’ENEL ha presentato al Ministero dell’Ambiente il progetto di riconversione della Centrale di Cerano, attingendo il metano dal gasdotto dello SNAM situato a circa 7 chilometri a Nord dalla centrale. Contestualmente, anche la centrale elettrica a Nord di Brindisi A2A ha fatto la stessa richiesta. La centrale di Brindisi, costruita nel 1964, nel 1979 bruciava olio combustibile denso e carbone per produrre energia elettrica. È stata poi dismessa nel 2012 per ragioni economiche. Prima gestita da Edipower, con la fusione del 2016 è diventata A2A.

Entrambe le proposte, però, sono state scartate dal Comune di Brindisi soprattutto per l’assenza della Valutazione di Impatto Ambientale e Sanitario.

TAP e Cerano

gasdotto TAP
Il percorso del gasdotto TAP dall’Azerbaijan fino all’approdo in Puglia

Nel 2015, sotto il Governo Renzi, il governatore della Puglia Michele Emiliano propose alla Conferenza sul Clima di Parigi, alla presenza dell’allora Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, di spostare il gasdotto TAP (che porterà il metano dall’Azerbaijan in Italia) da Melendugno al porto di Brindisi (Capo Bianco). In questo modo, grazie alla presenza già in loco di un terminale, si poteva riconvertire la centrale elettrica di Cerano e l’Ilva di Taranto da carbone a gas metano. In questo modo si sarebbe risolta una questione che da tempo, in località San Foca, crea disagi tra residenti ed istituzioni. Per gli abitanti, quest’opera produrrà gravi problemi ambientali, turistici e sanitari; per lo Stato, invece, non è così. Ma il Governo PD allora fu contrario alla proposta del governatore PD. E la proposta fu cancellata. Nel 2018, il Governo M5S LEGA ha deciso di procedere con il progetto originario. Lo ha confermato il premier Conte.

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