Cava di laterizi nascondeva discarica abusiva di rifiuti speciali

La scoperta della Guardia Costiera nell’agro di Monopoli. Sequestrata un’area di 78mila mq. Sono 5 gli indagati

 

Crescono i reati che riguardano la gestione illegale dei rifiuti in Italia. Quotidianamente, le forze dell’ordine scoprono e sequestrano discariche abusive nelle campagne e persino nelle città, sotto gli occhi di tutti. Le discariche a cielo aperto sono quelle probabilmente più pericolose perché i rifiuti, a contatto con il terreno e con le intemperie, producono un liquido, chiamato percolato, che viene rilasciato sul terreno e assorbito, contaminando il sottosuolo, i terreni adiacenti, le colture, fino alla falda, inquinando così anche le riserve idriche sotterranee, nel peggiore dei casi.

Alcuni malintenzionati non si limitano ad accatastare i rifiuti, anche speciali e pericolosi, sul terreno o in mezzo al verde, ma si cimentano nella pratica dei roghi, dando fuoco ai rifiuti provocando nubi tossiche, oppure si dedicano al tombamento. Questa pratica che prevede la sepoltura dei rifiuti, viene scelta nella speranza di cancellarli completamente o per dimenticarli, magari costruendoci sopra, o seppellendoci altri rifiuti. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Questo sistema è tra i più subdoli perché aumenta la probabilità di inquinamento del sottosuolo.

Proprio quest’ultimo caso è stato scoperto dai militari della Guardia Costiera di Monopoli nel corso di alcuni controlli in materia ambientale. Durante un servizio predisposto sulla gestione del ciclo dei rifiuti, i militari hanno scoperto una discarica abusiva in una cava nell’agro di Monopoli.

Si tratta di un’area vasta, di circa 78mila mq. La cava è attiva, produce quotidianamente laterizi e materiale per l’edilizia.

I militari da un po’ di tempo stavano seguendo l’attività della cava. Nel corso delle indagini, avrebbero individuato dei camion, provenienti da fuori Monopoli, carichi di rifiuti speciali e pericolosi che, una volta dentro l’area, avrebbero scaricato la merce per poi tombarla successivamente. Tutto ciò sarebbe avvenuto senza interrompere l’attività della cava.

Nel corso del sequestro dell’area, i militari hanno rinvenuto anche alcuni pneumatici di grossa taglia, accatastati in maniera precaria e probabilmente scarti o fuori uso, e alcuni fusti, contenenti presumibilmente dei liquidi.

Una volta raccolte le prove degli illeciti, la Guardia Costiera ha inviato tutta la documentazione prodotta al Giudice per le indagini preliminari che, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bari, ha disposto il decreto di sequestro preventivo nei confronti del titolare della cava.

Questa misura si è resa necessaria perché, vista anche l’estensione dell’area sequestrata, il magistrato inquirente ha ritenuto che ci potrebbe essere la concreta possibilità di reiterazione.

Al momento sono 5 le persone inscritte nel registro degli indagati, in concorso tra loro, accusati di raccolta e tombamento illecito di rifiuti.

Gli inquirenti ora dovranno accertare i fatti contestati, individuare le responsabilità e le persone effettivamente coinvolte, ricostruire il giro d’affari illecito e capire la reale estensione del sistema messo in atto o se si tratta di azioni occasionali e isolate. Inoltre, si dovrà ricostruire la quantità di rifiuti tombati e comprendere l’entità del danno ambientale.

Intanto tutte le attività produttive della cava sono state temporaneamente sospese. Questo aspetto potrebbe ripercuotersi pesantemente sull’indotto e sul sistema produttivo, perché ha costretto l’azienda a chiudere momentaneamente i battenti, sospendendo ogni lavoro e mettendo in ferie forzate i dipendenti. Questa è forse la conseguenza più evidente delle azioni illegali.

Intanto la Procura a breve dovrebbe disporre la bonifica dell’area, a carico di chi ha commesso il reato. Successivamente, potrebbe autorizzare la ripartenza dell’attività produttiva. Sarà comunque il magistrato inquirente a decidere tutto, sia i tempi e sia i modi.

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