Input your search keywords and press Enter.

Caterina Tekakwitha patrona dell’Ambiente

L’Ambiente avrà presto la sua Santa patrona. È Caterina Tekakwitha“Colei che ha la sua strada nelle sue mani”, in lingua mohawk. Dichiarata venerabile nel 1943 da papa Pio XII e beatificata nel 1980 da Giovanni Paolo II, è una delle prossime quattro sante cui Benedetto XVI ha riconosciuto un miracolo. Nativa americana, della Nazione Mohawk della Lega Irochese, Gah-Dah-Li Degh-Agh-Widtha, il suo nome indiano, la Beata Caterina o Kateri, è nata nel territorio dell’attuale Stato di New York nel 1656. Kahenta, sua madre, era una schiava di guerra algonchina che andò in sposa a un capo Mohawk. Kateri aveva quattro anni quando entrambi i genitori morirono a causa di un’epidemia di vaiolo che decimò il villaggio. Tra le vittime anche il fratello minore che, da quello che si racconta, fu battezzato appena in tempo dalla mamma, prima di morire. La piccola Tekakwitha sopravvisse ma il vaiolo la segnò, sul volto restarono indelebili cicatrici e le causò una grave menomazione alla vista. Adottata da una coppia di zii, che non avevano figli, come le altre donne della tribù si dedicò alla caccia di stagione e al duro lavoro nei campi. Divenne particolarmente abile nella concia delle pelli e nel ricamo con le perline.

La domenica non lavorava e trascorreva molto tempo, invece, nel silenzio dei boschi a pregare e cantare inni, che sua madre le aveva insegnato, alla natura e a Dio, davanti a una croce scolpita da lei stessa. Al villaggio cominciarono a chiamarla con disprezzo “la cristiana”, la bastonavano e la minacciavano continuamente e la domenica non le davano cibo.

Gli zii cercarono di darla in moglie a un guerriero della tribù ma lei rifiutò. Nel 1675 alcuni missionari cattolici francesi del Canada giunsero nel suo villaggio; sempre più affascinata dalla conoscenza e dalla religione, fu battezzata nel giorno di Pasqua del 1676, con il nome di Kateri (Caterina).
Per sfuggire alle ire dello zio pagano fuggì in Canada, dove fu accolta da una comunità di gesuiti nella Missione di San Francesco Saverio a Sault presso Montreal. Lì la Vergine irochese ricevette la Santa Comunione e trascorse il resto della sua esistenza in preghiera e a insegnare preghiere e inni sacri ai bambini e ad assistere gli anziani malati.

Il Santuario Nazionale dedicato a Kateri Tekakwitha a Fonda, Stato di New York.

Il 25 marzo 1679 fece voto di perpetua verginità, sottoponendosi a pesanti penitenze. Distrutta dalla malattia e dai patimenti, morì il 17 aprile 1680 a soli 24 anni. Passò gli ultimi giorni della sua vita tra terribili sofferenze ma la sua fede è sempre rimasta solida e lei umile, rassegnata e raggiante. Si racconta che le ultime parole del Giglio dei Mohawks, fossero “Jesos Konoronkwa”, cioè “Gesù ti amo” e che alla morte le cicatrici del vaiolo scomparvero dal volto.

Le sue reliquie sono conservate alla Missione San Francesco Saverio di Kahnawake, vicino a Montreal. Patrona dell’ecologia insieme a San Francesco d’Assisi, la sua festa si celebra il 14 luglio.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *