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Casale Monferrato: i danni ambientali, il valore delle attività industriali e il valore della vita umana.

Il Consiglio Comunale di Casale Monferrato ha fatto una scelta importante: quella di chiudere con la propria costituzione a parte civile nel processo che si sta celebrando per la strage dell’Eternit, un’azienda su cui, a Casale soltanto, pesa la responsabilità di circa 3000 persone, tra ammalati e deceduti. Qua’è il valore di un atto simile? Competeva moralmente al Consiglio comunale o ai cittadini? Questi avrebbero potuto decidere attraverso una pubblica consultazione sulla volontà del proprio Comune di porre fine a tale costituzione, o avrebbero potuto decidere di proseguire, credendo nella giustizia e lasciando alla stessa la chiusura di un annoso problema.

Stabilimento Eternit di Casale Monferrato

Innanzitutto è sbagliata la decisione di ritirarsi e di rinunciare per sempre al ruolo per il quale ci si era inizialmente costituiti. Poi, solo in ultima istanza, si sarebbe dovuto parlare di monetizzazione della vita umana, pesandola con attenzione ed orientandola al vero danno cagionato alla collettività e per il quale il Comune deve chiedere il giusto risarcimento. Il danno alla persona spetta alle famiglie, che hanno perso i loro cari, oltre a qualcosa di monetizzabile con riferimento solo ad alcuni aspetti. Non è mai monetizzabile, infatti, il valore della vita umana. Un conto economico banale porta ad evidenziare che 18 milioni di euro sono il prodotto di 3000 vittime per un valore di circa 600 euro per vita umana. È difficile accettare questo atteggiamento, non solo il valore.

In una nota (visionabile sul sito del Comune di Casale), il sindaco ha chiarito che la transazione non vuol dire far “saltare” il processo o perdonare. Ritiene poi di riassumere la posizione del Comune in 5 punti: “non influenza il giudizio processuale e la condanna penale a carico dei due imputati” sostiene con il primo; “significa ottenere adesso il risarcimento, che è il motivo per cui il comune si è costituito parte civile” sostiene poi con il secondo; con il terzo punto sostiene che ciò “significa investire subito nella ricerca e nel sostegno alle famiglie per dare una speranza a coloro che vivono questo dramma”, mentre con il quarto “significa accelerare le attività di bonifica, potendo eliminare anche quelle parti di inquinante nascosto e difficile da censire”. Con il quinto punto, infine, sostiene che “significa dare una possibilità di sviluppo alla nostra città”.

Discarica abusiva in provincia di Taranto, un'area di circa 2000 mq, nelle campagne a ridosso dell'abitato

Non possiamo noi giudicare, ma senz’altro noi possiamo riflettere. Sul primo punto possiamo essere d’accordo perché riteniamo che la giustizia sia lenta ma attenta e giusta, stante anche le attente indagini eseguite. Ma riteniamo che ciò significa anticipare un giudizio finale che spetta ad altri e che magari potrà essere differente. Schmidheiny, il magnate svizzero di Eternit, nel passato ha chiesto attraverso i suoi legali di non essere punito, perché la pena non avrebbe, ha detto, il «fine rieducativo previsto dalla Costituzione». La transazione incide negativamente e sembra l’anticipazione di una pena mite per i colpevoli. Sul secondo punto riteniamo che il Comune dovesse condividere i momenti difficili a fianco dei propri cittadini e non puntare al solo ristoro, fra l’altro di qualcosa di non quantificato. La ricerca, richiamata al terzo punto, è un nobile obiettivo, come il sostegno alle famiglie, ma allora occorre qualcosa di più ampio e concordato sulla base di attività di ricerca stabilite da istituti scientifici, non quantificabili dal Comune. Il sostegno alle famiglie deve anche essere morale e attuarsi con una preventiva concertazione delle scelte, estendendole anche all’intera cittadinanza, che fra l’altro anche democraticamente aveva detto no, visto che il Consiglio ha deciso a maggioranza. Il quarto punto si collega al secondo e non può essere sostenuto in mancanza di un quadro conoscitivo certo, come evidenziato nella stessa nota. Non si hanno certezze sul reale inquinamento, come sulla gravità ed estensione dello stesso. Il passato in Italia, e purtroppo a volte anche il presente, è caratterizzato da scelte e comportamenti deprecabili ed incoscienti, a causa dei quali l’inquinamento non è ancora conosciuto realmente perché anche lo smaltimento veniva fatto di nascosto (con ciò evidenziando di conoscerne il rischio ed il costo) e violando non solo la legge, ma le principali norme, e provocando effetti indiretti di enorme gravità. Lo sviluppo alla città manifestato con il quinto punto presuppone poi scelte condivise ed ampie, che varcano i confini dell’aula consiliare.

Insomma principi nobili, ma che vediamo con occhi diversi e con il terrore che possano essere estesi ad altre situazioni in Italia e nella nostra regione. Anche in Puglia l’inquinamento è ampio, non ancora noto, colpevole per atteggiamenti illegittimi da parte di coloro che l’hanno provocato conoscendone i rischi reali, nascondendolo e negandolo ancora oggi. Ma è colpevole anche un parte del sistema di potere e di controllo inefficiente o a volte complice, che ha nascosto e continua a nascondere la reale portata dei disastri ambientali. Eppure quando si dismettono o vendono gli stabilimenti, gli specialisti fanno attente valutazioni: giungono ad un valore di decremento delle attività industriali e prevedono rimborsi per i danni cagionati dalle stesse, accollandosi a volte i costi di ripristino ambientali. Poi queste valutazioni rimangono nei cassetti una volta utilizzate a scopo economico, richiudendo negli stessi le informazioni sulla presenza degli inquinanti, sulla loro estensione, sul rischio associato. In quei cassetti c’è tutta la storia dei disastri annunciati e della gente che soffre, oltre alla ricchezza portata a chi era delegato a proteggerci e che ha fatto commercio della vita, della storia e della salute della povera gente.

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