Caro bollette da paura per le famiglie italiane

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La ricezione della bolletta elettronica o l’attivazione della domiciliazione bancaria possono assicurare ai clienti domestici bonus e sconti extra

I forti rincari di petrolio e gas naturale faranno quasi raddoppiare  la bolletta annua del 2022. Lega Puglia chiede a Emiliano interventi concreti di sostegno a famiglie e imprese. WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club insistono su un più massiccio ricorso alle rinnovabili e chiedono aiuti specifici per le imprese in difficoltà

Una bolletta da 3mila euro nel 2022, se il prezzo dell’energia rimarrà sui livelli attuali, a parità di consumi e in assenza di ulteriori interventi governativi. Una stangata aspetta le famiglie italiane a fine anno, che si troveranno a pagare per luce e gas  l’80% in più rispetto al 2021, con un aggravio di oltre 1.300 euro a famiglia. La stima viene dall‘osservatorio di Facile.it che ricorda come già nel 2021 gli italiani  hanno dovuto fare i conti con una bolletta complessiva di oltre 1.630 euro, ovvero circa 400 euro in più rispetto al 2020 (+32% su base annua). E le previsioni non sono assolutamente buone: «Guardando al prezzo delle bollette in Italia negli ultimi 15 anni, mai le tariffe sono state così alte e alcuni segnali ci inducono a pensare che la situazione potrebbe restare critica almeno fino a metà anno, se non di più», spiega Silvia Rossi, BU Director Gas & Power di Facile.it. «In questo senso, quindi, l’intervento del Governo rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno per le famiglie».

Le associazioni consumatori: Misure per le famiglie troppo deboli

In effetti dovrebbero essere varate in queste ore misure di sostegno a famiglie e imprese per 4 miliardi di euro che, tra le varie cose, dovrebbero prevedere la riduzione dei costi fissi, degli oneri di sistema e il sostegno agli Enti locali che sopportano il peso di interventi a favore della collettività (come l’illuminazione pubblica). Misure troppo deboli però, a detta delle associazioni dei consumatori, che invocano più aiuti alle famiglie e propongono in alcuni casi di passare al mercato libero, che farebbe risparmiare fino al 22% per il gas e addirittura il 38% per l’energia elettrica.

A pesare maggiormente sui bilanci delle famiglie nel 2021 è stata la bolletta del gas, che lo scorso anno ha superato i 960 euro, in aumento del 31% rispetto al 2020. La spesa per la luce, invece, è stata di circa 670 euro (+33% su base annua). A generare i rincari, che non riguardano solo l’Italia, sono sia l’impennata dei prezzi delle materie prime, ( + 200% il petrolio dalla primavera del 2020, + 30% il gas naturale solo nel secondo trimestre del 2021) e dei combustibili derivanti dal petrolio da cui si genera più della metà della elettricità  prodotta in Italia, sia l’aumento dei costi per le aziende che producono energia; e non sono pochi i casi nazionali ed esteri di interruzioni degli impianti produttivi, con segnalazioni di periodici blackout nella fornitura di energia elettrica.

Le regioni si muovono

Lega Puglia ha presentato un’interpellanza urgente al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per chiedere se la Giunta ha condotto iniziative anche presso il Governo per comprendere l’effettivo impatto che il “caro energia” avrà sulle imprese e famiglie pugliesi e soprattutto, se intende promuovere iniziative e/o misure economiche volte al contenimento dei costi dell’energia.

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Il capogruppo alla Regione della Lega Puglia, Davide Bellomo (Foto Regione Puglia)

Il Capogruppo Davide Bellomo spiega nell’interpellanza come il caro–energia si faccia sentire con maggior forza proprio perché le attività produttive hanno ripreso a marciare da qualche mese dopo un periodo di rallentamento dovuto principalmente alla pandemia da Covid 19, e per questo è aumentata la domanda per le materie prime, difficili da reperire a causa di problemi di disponibilità e di trasporto. «Questi problemi – spiega Bellomo – hanno avuto una ricaduta anche sulle materie prime con cui si produce buona parte dell’energia in Europa». E cita Isabel Schnabel, membro del board della Banca centrale europea, che mette in guardia l’Europa:: «La combinazione di insufficiente capacità di produzione di energie rinnovabili nel breve periodo, sommata a investimenti modesti nei combustibili fossili e all’aumento dei prezzi del carbonio portano al rischio di affrontare un periodo di transizione forse prolungato durante il quale la bolletta energetica aumenterà».

WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club: “Per contrastare il caro-bolletta sviluppiamo le fonti rinnovabili”

Vanno oltre il giudizio sulle misure contro il caro-bolletta, che contribuirebbero a sottrarre risorse alle rinnovabili senza affrontare il problema alla radice, le grandi associazioni ambientaliste  WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club.

Troppe discussioni da mesi rischiano di ritardare la decarbonizzazione, sviliscono il mercato delle rinnovabili, non puntano sul risparmio di energia, e soprattutto non fronteggiano l’aumento dei prezzi della materia prima gas: “,Aumentare il ricorso allo scarso gas nazionale non ha benefici sui prezzi anzi se si volesse fare una vera “Robin Tax” andrebbero aumentate le royalties di estrazione del gas in Italia, visto che oggi sono assolutamente ridicoli i canoni pagati da chi estrae che non può assolutamente essere superata con le irrisorie e diseconomiche riserve nazionali”, sostengono le associazioni, che continuano nella nota congiunta “Le rinnovabili si dovrebbero sviluppare massicciamente non solo per attuare la decarbonizzazione, ma anche perché sarebbero la soluzione migliore proprio per contrastare il caro-bolletta. Invece sono ancora ferme al palo: i 400 MW sbloccati dal ministro Cingolani rappresentano appena un 5% di quanto occorrerebbe fare annualmente per conseguire gli obiettivi comunitari al 2030. Non si può pensare di fronteggiare una crisi energetica con politiche di spesa pubblica generalizzata, ma occorrono risparmi e interventi selettivi per i più vulnerabili sia nelle famiglie che nelle imprese. Per le prime occorrerebbe puntare a una copertura dei costi solo per le fasce davvero meno abbienti ed entro un certo limite di consumo». Per le seconde invece, WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club suggeriscono meccanismi di aiuto e supporto alle imprese, anche contingenti, per i settori più in difficoltà tenendo conto delle dinamiche dei mercati di riferimento

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