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Caretta caretta: spiaggiamenti e liberazioni

caretta caretta

Una tartaruga marina della specie Caretta caretta salvata dal Centro di Recupero Tartarughe Marine di Molfetta (Bari)

Il 2015 è stato un anno infelice per quanto riguarda il bilancio degli spiaggiamenti di tartarughe marine e cetacei morti su un tratto di circa 100 chilometri di costa che si estende da Monopoli a Margherita di Savoia, in Puglia.

Centoventi tartarughe della specie Caretta caretta e un esemplare di tartaruga verde – specie particolarmente rara rinvenuta sulle coste di Margherita di Savoia – e dodici cetacei.

Le lesioni macroscopiche sulle carcasse testimoniano che i decessi delle tartarughe sono certamente avvenuti per mano dell’uomo. Le tartarughe pescate con le reti a strascico dovrebbero essere tenute a bordo per poi essere poi consegnate ai centri di recupero. Rimettere le tartarughe in mare subito dopo lo strascico significa condannare a morte certa questi animali soprattutto nel caso in cui lo strascico dura qualche ora.

Invece, su molti altri esemplari privi di vita che restano in mare anche per diversi mesi, quindi in avanzato stato di decomposizione, non è possibile effettuare le necroscopie che svelerebbero le eventuali concause del decesso.

Il bilancio è ancora più negativo se prendiamo in considerazione l’età delle tartarughe spiaggiate. La maggior parte di esse, infatti, sono adulte e per lo più di sesso femminile e quindi pronte alla riproduzione; questa età è difficile da raggiungere perché le tartarughe sin da piccole sono alla mercé di diversi pericoli sia naturali sia antropici. Delle oltre cento uova schiuse per ogni deposizione, solo meno del 10% riesce a raggiungere l’età adulta.

Il Centro di Recupero tartarughe marine di Molfetta (Bari), in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari e in particolar modo con i Proff. Antonio Di Bello e Nicola Zizzo, si occupa di effettuare i rilievi metrici sulle tartarughe spiaggiate, lavorare a un progetto di studio genetico mediante prelievi bioptici sulle carcasse, recuperare  e ricoverare gli animali vivi con interventi chirurgici per l’asportazione di ami e non solo.

barca a vela bisceglie

Numerose le liberazioni di tartarughe marine effettuate a Bisceglie grazie alla disponibilità del Circolo della Vela del posto

L’opera di sensibilizzazione verso le marinerie, però, ha portato i primi benefici. Infatti, è crescente il numero dei pescatori che si sta impegnando nella tutela di questi animali e anno dopo è cresciuto anche il numero di tartarughe salvate.

Tutto questo è reso possibile grazie alla sensibilità mostrata dagli equipaggi dei motopescherecci “Nuova Giovanna”, “Argonauta”, “Angela Madre”, “Francesco Padre” e “Speranza”, tutti  appartenenti alla marineria di Bisceglie.
E nei giorni scorsi una nuova imbarcazione, “il Flipper”, si è aggiunta al gruppo dei motopescherecci che collaborano al progetto tartarughe del WWF.

Sono ben venti le Caretta caretta recuperate dall’inizio di dicembre. Altrettanto numerose sono le liberazioni effettuate a Bisceglie grazie alla disponibilità del Circolo della Vela del posto e, di recente, a Trani che ha visto oltre alla presenza di molti diportisti e gozzi di pescatori anche il sindaco Amedeo Bottaro dell’imprenditore dei divani Pasquale Natuzzi, che ha voluto seguire con la sua famiglia tutte le fasi della liberazione avvenuta al largo.

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