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Carbone “sì”, carbone “no”

La centrale a carbone di Cerano (BR)

La 75esima Fiera del Levante di Bari ha rilanciato un discorso in realtà già ripreso da un anno a questa parte (soprattutto dopo il disastro nucleare di Fukushima): si è riaperto, infatti, a toni più o meno elevati, il dibattito sull’utilizzo – o meglio, sul ritorno all’utilizzo – del carbone nella produzione di energia del nostro Paese. Indipendentemente dalle correnti di pensiero – che verranno esposte qui di seguito – è un dato statistico che nel 2010 il carbone ha continuato a giocare un ruolo chiave nella produzione mondiale di energia, tant’è che ha registrato un incremento di 8 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ma le posizioni non sono ancora ben nette; anche durante gli incontri  organizzati dalla Campionaria sono stati messi in evidenza gli aspetti positivi e negativi dello sfruttamento di questa risorsa e, nello stesso tempo, si è voluto informare la collettività affinché sia consapevole e al tempo stesso responsabile verso tale questione.

Domenico Laforgia

Perché c’è chi dice no? – Per riprendere una frase alquanto semplice, eppure chiara e diretta, del Magnifico Rettore dell’Università del Salento, Domenico Laforgia, «il principale nemico del carbone è l’inquinamento»: la sua combustione, come è noto, produce CO2 nell’atmosfera; inoltre contribuisce, a contatto con l’acqua, alla formazione delle cosiddette piogge acide, ed è pertanto questa – secondo la maggior parte degli esperti del clima – la causa principale del riscaldamento globale (uno schiaffo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, tenutasi a Copenaghen solo due anni fa). Senza dimenticare che nelle emissioni degli impianti sono presenti altri inquinanti (radon, gas radioattivo) e scorie nocive che non possono essere debellate, ma soltanto limitate laddove determinate tecnologie sono presenti, dato che molti Paesi non le attuano in quanto gravano fortemente sul costo degli impianti stessi. Risultato: le centrali elettriche a carbone sono responsabili di un terzo delle emissioni totali di anidride carbonica di origine umana, poiché il carbone è e rimane una delle fonti energetiche più inquinanti che si conoscano.

Anna Allegretta

Perché c’è chi dice sì? –  L’altra campana del dibattito vede, invece, il carbone quale materia ancora fondamentale ed in certe zone imprescindibile per la produzione di energia; Anna Allegretta, Presidente della Fondazione Ambiente Puglia,  sintetizza così un concetto molto importante: «abbondanza di risorse, distribuzione omogenea e bassi prezzi sono da sempre gli aspetti positivi del carbone, sufficienti per compensare il suo impatto ambientale negativo». Questo aspetto, unitamente agli svantaggi del gas e petrolio – per i prezzi troppo alti e i rapporti non sempre favorevoli e stabili con la Russia ed il Medio Oriente – hanno contribuito ad accentuare il nuovo ricorso al carbone, di cui solo un anno fa l’Europa chiedeva la messa al bando.

Fermo restando, quindi, che il carbone – al pari del nucleare – dal punto di vista ambientale non può competere con le altre risorse (men che meno con quelle rinnovabili), e che sarebbe un po’ da ingenui credere alla favola del carbone pulito, tuttavia offre vantaggi economici, di efficienza e di sostenibilità nel tempo – «per il futuro prossimo venturo», riprendendo le parole di Rinaldo Sorgenti, Vice Presidente Assocarboni – rispetto a gas e petrolio.

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