Capo verde…anzi sempreverde!

Secondo uno studio del 2008 dell’Università di Copenhagen i vantaggi ambientali ottenuti attraverso la raccolta di 1 kg di abiti usati riducono l’emissione di anidride carbonica di 3,6 kg

CONAU, Consorzio Nazionale Abiti e Accessori Usati, riveste di bello la natura. Non poteva che aver sede a Prato, in Toscana, la città del tessile italiano per antonomasia, una realtà come questa nata, nel 2008, per il recupero di abbigliamento e tessile di seconda mano.

Stando ai dati nazionali del settore, raccolti da ISPRA, nel 2013 sono state raccolte complessivamente 110.900 tonnellate di frazione tessile, con un incremento di circa il 10% rispetto al 2012 (dove la raccolta era stata di 101.100 tonnellate). Un incremento in larga parte registrato per il Centro ed il Sud che arrivano rispettivamente a 29mila e 27mila tonnellate, con un Nord relativamente costante a quota 54.820. I livelli più elevati, superiori ai 2 kg per abitante si sono registrati in Piemonte, Veneto, Trentino Alto Adige, Marche, Lazio, Toscana e Basilicata. La Regione più virtuosa, il Trentino Alto Adige (3,6 kg pro capite). Con una media nazionale di 1,8 kg per abitante (+9,5% rispetto al 2012). Rispetto all’attività svolta da Conau – che aderisce a Fise Unire, Unione Nazionale Imprese Recupero di Confindustria – i quantitativi di frazione tessile gestiti dal Consorzio nel 2013 risultano pari a 66.964 tonnellate, ovverosia il 60,35% del dato nazionale complessivo, di cui 2.694 tonnellate di prodotti tessili e il resto abbigliamento, un risultato in crescita del 6,3% rispetto all’anno precedente.

Secondo un vecchio studio dell’Università di Copenhagen (2008) i vantaggi ambientali ottenuti attraverso la raccolta di 1 kg di abiti usati riducono l’emissione di anidride carbonica di 3,6 kg; il consumo di acqua di 6mila litri; l’uso di fertilizzanti di 0,3 kg e di pesticidi di 0,2 kg. Su scala nazionale la raccolta in Italia ridurrebbe quindi di almeno 864mila tonnellate la CO2, di 1.440 milioni di metri cubi annui i consumi di acqua; con 72mila tonnellate di fertilizzanti e 48mila tonnellate di pesticidi in meno.

La raccolta degli abiti usati e dei rifiuti tessili rientra nella raccolta differenziata e dopo la Convenzione ANCI e CONAU, firmata nel 2012, vi sono delle Linee Guida per l’affidamento del servizio che il Comune può utilizzare. Standard qualitativi che definiscono tipologia di cassonetti, frequenze della raccolta e caratteristiche degli impianti di trattamento, al fine di garantire una maggiore omogeneità sul territorio nazionale, nonché la tracciabilità dei rifiuti per l’avvio all’effettivo recupero. Il materiale raccolto per quasi un 70% viene riutilizzato, per un 25% viene trasformato e impiegato come pezzame, materiale d’imbottitura e fonoassorbente, e solo per il restante 5-7% viene smaltito, con una rilevante diminuzione della quantità di rifiuti destinati in discarica.

Tra le particolarità della legislazione italiana – contrariamente ad altri Stati come Germania, Francia, Austria e Regno Unito – c’è la richiesta di una fase di igienizzazione per il raggiungimento di paramenti di sicurezza, obbligo di legge che gli operatori nazionali indicano come una disparità: oltre che per un aumento dei costi, anche rispetto ai materiali provenienti dagli Stati esteri.

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