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Capire Giuseppe De Nittis

“È stato felice e capito dal mondo”. È con queste parole che Edgar Degas ricorda, in una lettera a Léontine Lucile Gruvelle, sua moglie, l’amico Giuseppe De Nittis. È stato felice perché ha avuto riconoscimenti, fama e benessere come pochi pittori dell’Ottocento Italiano ed è uno degli artisti più importanti nati nelle Puglie, trasferitosi prima a Napoli, poi a Parigi, dove ha vissuto la sua “vita d’artista”.

Giuseppe de Nittis, “L’Ofanto”, 1870

La sua “vita d’artista” ha avuto inizio nelle Puglie, sua terra d’origine, con il dipinto l’Ofantino, realizzato a vent’anni e, a seguire, molti altri paesaggi pugliesi sono stati elaborati dal vero, nelle campagne e sulle sponde dell’Ofanto. Un inizio in stretto rapporto con la natura della sua terra che non smetterà mai di fornirgli idee, appunti, intuizioni. 

È stato il trasferimento a Parigi e il contatto con il contesto e l’ambiente cosmopolita a confermare, sviluppare ed evolvere il pensiero pittorico di Giuseppe De Nittis; in una Parigi ricca di uomini, di vita e di modernità che, la grande città, offriva ai suoi occhi. Ed è la modernità la chiave di lettura di molte opere di Giuseppe De Nittis esposte, sino alla fine dell’anno, al Palazzo Della Marra e alla Pinacoteca Giuseppe De Nittis a Barletta, una modernità di fine Ottocento che racconta la vita delle piazze parigine, i boulevard ideati e costruiti da Haussmann, le corse ippiche a Longchamp e ad Auteuil. Ma soprattutto fu l’inverno, la neve e i paesaggi urbani di Parigi che, ai suoi occhi pugliesi, risultarono una vera novità, tanto da diventare oggetto di studio per molte opere come sono state le passeggiate in carrozza e le piste di pattinaggio nei giardini; ambienti unici che solo Parigi di quel tempo poteva offrire.

Giuseppe De Nittis, “L’amazzone al Bois de Boulogne”, 1874-1875

Molti dei suoi paesaggi urbani sono stati sviluppati non solo a Parigi ma anche a Londra, città del banchiere Kaye Knowles, suo mecenate; figura importante per la felicità di Giuseppe De Nittis perché solo incontrando, in vita, uomini sensibili, preparati, colti e attenti ai propri comtemporanei si conforta e si supporta il gran lavoro di studio di un’artista. L’importanza del contesto, dell’ambiente ma soprattutto degli uomini che costituiscono e vivono la città è fondamentale per ogni artista, in qualsiasi città del mondo, ed è uno degli elementi strutturali su cui si fonda il pensiero e la sua evoluzione pittorica. Il confronto colto, in ogni città deve essere alto e continuo, ed ogni città, per essere tale, come sono ancora oggi Parigi e Londra, deve essere costituita essenzialmente da uomini colti, su cui fondare la qualità del presente e la progettualità del futuro in una città/comunità contemporanea. 

L’occasione della mostra a Palazzo Della Marra offre dunque, a tutti i cittadini pugliesi ed ai turisti in transito in Puglia, un’opportunità per poter vedere dal vero, conoscere, ma soprattutto capire, guardando con attenzione le opere, in modo da poter cogliere tutta l’intensità dello studio pittorico di Giuseppe De Nittis, uno studio che è stato percepito dai suoi contemporanei, confermandogli l’invito a partecipare alla prima mostra storica degli Impressionisti nel 1874 a Parigi, a soli ventotto anni.

Giuseppe De Nittis, “Presso al lago”, 1879

A conferma della qualità del suo studio sulla pittura e sul disegno fu suggellata inoltre da due autentiche amicizie parigine: Edgar Degas e Edouard Manetnonché dalla profonda stima che li legava reciprocamente. In particolare in mostra sono visibili, dal vero, le opere realizzate con i pastelli, tecnica prediletta da Edgar Degas che, a partire dal 1875, usavano entrambi ma, come si comprende guardando le opere di Giuseppe De Nittis, il pastello diventò sempre più il suo mezzo e la sua tecnica preferita, a cui affidò gli studi più nuovi e audaci, le sue delicate vedute di Parigi e soprattutto i grandi ritratti ricchi di una notevole originalità.  

Bibliografia Essenziale:

Cristine Farese Sperken, Giuseppe De Nittis, da Barletta a Parigi, Schena Editore, Fasano (BR), 2002.

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