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Cambridge: università occupata per protestare contro i combustibili fossili

Cambridge: continuano gli investimenti nei combustibili fossili. Infiammano le proteste di accademici e studenti.

Nonostante le promesse fatte, a Cambridge si continua a investire nei combustibili fossili. Una fuga di documenti riservati ha infatti rivelato come l’Università di Cambridge abbia segretamente investito negli anni milioni di sterline in attività legate ai combustibili fossili. Da allora, proteste accese stanno anmando la cittadina inglese.

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Cambridge: continuano gli investimenti nei combustibili fossili, nonostante le proteste

Meno di due settimane fa, una lettera aperta firmata da centinaia tra accademici e scienziati hanno firmato una lettera aperta, sollecitando l’Ateneo a mantenere la sua parola e a non investire ulteriormente nel settore. Nel testo, i firmatari hanno sottolineato in maniera decisa che il proseguire in tali investimenti, per di più nascondendoli al pubblico, rappresenta “una sovversione delle strutture democratiche”.

“Fallendo nel programma di disinvestimento – ha dichiarato Robert Macfarlane, accademico dell’Università e autore di “The Wild Places” – Cambridge si schiererà dalla parte del denaro sporco e contro un futuro sostenibile”. Ancora piu’ accesa la risposta di un altro accademico, Drew Milne, che ha affermato che, continuando a trarre profitto dai combustibili fossili, l’Ateneo viene meno ai suoi valori fondanti.

A seguito della lettra, giovedi’ 19 aprile un gruppo di studenti ha occupato uno degli edifici universitari, dichiarando che, fino a che l’Università  complice nella distruzione del pianeta, l’idea di proseguire con l’abituale routine e le consuete pratiche giornaliere è del tutto impensabile. Le tensioni hanno raggiunto il culmine lunedì, quanto una manifestazione organizzata dalla Cambridge Zero Carbon Society ha riscosso un consenso molto ampio.

 

Una minaccia all’indipendenza della ricerca accademica

Un deterrente al disinvestimento, probabilmente, è la paura di perdere buona parte dei dondi destinati alla ricerca. Durante una conferenza tenutasi martedì 24, ad esempio, il direttore esecutivo di British Petroleum (BP) Bob Dudley ha sollecitato Cambridge a non rinunciare agli investimenti nel settore. “BP finanzia molte delle attività di ricerca condotte a Cambridge, quindi speriamo che l’Università sia ragionevole”. (“We donate and do lots of research at Cambridge so I hope they come to their senses on this”).

BP è uno dei principali finanziatori dell’ateneo inglese, insieme ad altre compagnie quali ExxonMobil e Shell. Le sue donazioni, che sommate negli anni ammontano a circa in 22 milioni di sterline, hanno consentito nel 2000 di fondare un istituto (il BP Institute), in cui lavorano circa 40 persone tra dipendenti e ricercatori. Le parole di Dudley seguono di pochi giorni il lancio della nuova strategia di BP per il cambiamento climatico, strategia che i principali think tank ambientalisti hanno criticato aspramente, marchiandola come un’operazione di greenwashing. Tom Burke, direttore del think thank E3G e precedentemente consulente per BP non ha tardato a definire il piano d’azione proposto “una risposta del ventesimo secolo a un problema del ventunesimo”.

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Giovedi’ 19 aprile un gruppo di studenti ha occupato uno degli edifici universitari

La reazione della Cambridge Zero Carbon Society non si è fatta attendere. Su Facebook, l’associazione ha definito del dichiarazioni di Dudley un ricatto, sottolineando come parole del genere rappresentino una minaccia all’indipendenza della ricerca. Di certo si sa che solo tra il 2009 e il 2014 ha ricevuto donazioni per l’ammontare di quasi 16 milioni di sterline da sei compagnie intensamente legate al settore dei combustibili fossili. I rischi che il venir meno di questi fondi comporterebbe per i programmi di insegnamento e ricerca sono dunque reali, e considerevoli.

Gli Atenei del Regno Unito verso la transizione energetica

Se da Cambridge avessero mantenuto la sua promessa di disinvestire nei combustibili fossili, non si sarebbe trattato di un caso isolato. Sono infatti molti gli atenei nel Regno Unito che hanno avviato percorsi di questo tipo, impegnandosi anche a realizzare una transizione energetica che li porti a servirsi unicamente di fonti di energia rinnovabile e a diventare fossil free.

Ne è un esempio l’Università’ di Edimburgo, che lo scorso 6 febbraio ha completamente eliminato ogni forma di investimento in petrolio, carbone e gas naturale. In questo modo, gli accademici scozzesi hanno mantenuto la promessa fatta tre anni prima di rinuciare completamente agli investimenti nei combustibili fossili. Entro il 2040, inoltre, l’Università avrebbe realizzato una transizione energetica completa, avvalendosi solo di fonti di energia rinnovabile entro il 2040.

Un altro caso importante, in cui la partecipazione della comunità studentesca ha ricoperto un ruolo centrale, è quello del Sussex. Qui, a fronte di quattro anni di proteste, eventi e petizioni che hanno rispontrato una partecipazione animata, l’Università del Sussex ha adottato nel 2016 una policy per gli investimenti responsabili, arrivando a inizio 2018 a essere completamente fossil free.

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