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Il cambiamento climatico va su due ruote

Necessari e urgenti gli investimenti per le infrastrutture a vantaggio di chi va a piedi e e per le due ruote. L’ONU: salveranno milioni di vite e combatteranno  il cambiamento climatico
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L’UNEP lancia un appello soprattutto ai paesi in via di sviluppo affinchè aumentino la spesa per le infrastrutture dedicate alla mobilità pedonale e su due ruote per almeno il 20 per cento dei bilanci di trasporto.

Oltre 1 milione e 300mila persone muoiono ogni anno per incidenti stradali; di queste, il 49 per cento sono pedoni, ciclisti e motociclisti, mentre Malawi, Kenya e Sud Africa sono i paesi più pericolosi per chi si muove a piedi o su due ruote. Il trasporto motorizzato è responsabile per il 23 per cento delle emissioni globali di CO2. Sono i dati più significativi del Global Outlook On Walking and Cycling (Rapporto globale sul camminare e andare in bicicletta), diffuso dall’UNEP -, l’Agenzia per l’Ambiente dell’ONU.

Il rapporto mette in stretta relazione la mancanza di investimenti in infrastrutture per muoversi in sicurezza in bicicletta e a piedi  e la morte di milioni di persone, ma ma evidenzia anche la  grande opportunità che si affaccia per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. Infatti nel Global Outlook On Walking and Cycling  l’UNEP invita i paesi ad investire almeno il 20 per cento dei loro bilanci riservati al trasporto in azioni a sostegno della mobilità a piedi e in infrastrutture ciclistiche per salvare vite umane.; questa azione contribuirebbe inoltre a ridurre le emissioni di Co2, che sono in aumento di oltre il dieci per cento di un anno .

«Le persone stanno rischiando la vita ogni volta che lasciano le loro case», ha detto Erik Solheim, a capo dell’Agenzia per l’Ambiente delle Nazioni Unite. «Ma non si tratta solo di incidenti. La progettazione di sistemi di trasporto per le automobili mette più veicoli sulla strada, aumentando le emissioni di gas a effetto serra e l’inquinamento atmosferico mortale. Dobbiamo mettere le persone, non le macchine,al primo posto nei sistemi di trasporto».

Il rapporto ha esaminato i progressi verso la realizzazione di infrastrutture che rendano più sicuri gli spostamenti a piedi e sulle due ruote in 20 Paesi a basso e medio reddito in Africa, Asia e America Latina, dove rispetto ai paesi ad alto reddito, il doppio di persone muoiono in incidenti stradali. Tra i paesi del campione dove è più pericoloso muoversi a piedi e in bicicletta , quattro quelli africani. In Malawi, il 66 per cento di tutte le vittime della strada erano pedoni e ciclisti; in Kenya il 61 per cento; in Sud Africa 53 per cento; in Zambia 49 per cento;  in Nepal il 49 per cento.

L’altro aspetto evidenziato dal Rapporto dell’UNEP è l’incidenza del trasporto motorizzato nelle emissioni di anidride carbonica globale (CO2), pari a un quarto del totale:  è il settore in più rapida crescita delle emissioni di gas a effetto serra  e sarà responsabile di un terzo delle emissioni di CO2 entro il 2050. Si stima che la cattiva qualità dell’aria, in parte a causa di emissioni dei veicoli, causi circa sette milioni di morti premature ogni anno e stia determinando l’aumento di bronchite, asma, malattie cardiache e danni cerebrali.

La flotta mondiale di auto private è destinata a triplicarsi entro il 2050, e saranno proprio gli stessi paesi in via di sviluppo che sono già più colpiti da incidenti stradali e infortuni che registreranno l’aumento maggiore. In linea con le tendenze attuali, e non solo  per l’aumento vertiginoso di vittime della strada a livello globale, questo aumento di auto fortemente inquinanti limiteranno notevolmente la capacità del pianeta di contenere l’aumento della temperatura media globale a meno di 2 ° C. «Se non si agisce per rendere le nostre strade sicure, in dieci anni si stima saranno morte sulle nostre strade 13 milioni di persone, più di tutta la popolazione del Belgio. L’impatto umano è orribile, ma l’impatto su tutta la nostra sopravvivenza non deve essere ignorato», ha aggiunto Solheim.

L’UNEP sta esortando i paesi a:

· avviare o agire per mettere immediatamente in pratica politiche e/o progetti nazionali e locali per i trasporti non motorizzati (NMT), se queste esistono già.
· Aumentare la spesa per le infrastrutture dedicate alla mobilità pedonale e  su due ruote per almeno il 20 per cento dei bilanci di trasporto.
· Monitorare i percorsi pedonali e ciclabili e prestare particolare attenzione agli utenti  “vulnerabili”, come le donne, i bambini, gli anziani e le persone con problemi di mobilità.
· Difendere con forza i trasporti non motorizzati (NMT):  la volontà politica non è solo di politiche, si tratta di dare a pedoni e ciclisti pari dignità delle auto private.

Ripartizione percentuale per pedoni e ciclisti il numero totale di vittime della strada per paese:

· In Malawi: 49% tasso di mortalità pedonale | 14-17% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta 66%
· In Kenya: 47% dei pedoni | 14% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta 61%
· In Sud Africa: il 50% dei pedoni | 3% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta 53%
· In Zambia: 37% dei pedoni | 12% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta  49%
· In Nepal: 49% dei pedoni | – morti a piedi e in bicicletta totali 49%
· In Uganda: 40% dei pedoni | 8% ciclisti – totalemorti a piedi e in bicicletta  48%
· In Cile (Santiago): 39% dei pedoni | 8% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta47%
· In Ghana: il 42% dei pedoni | 5% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta morti 47%
· In Corea del Sud: 39% dei pedoni | 5% ciclisti – totale morti a piedi e sulle due ruote  44%
· In Bangladesh: 32% dei pedoni | 11% ciclisti – totale morti a piedi e in bicicletta 43%

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