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Clima: Ioane Teitiota, primo rifugiato per cambiamento climatico

Ioane Tetiota

Dopo il rifiuto del 2015, nuove speranze per gli abitanti di Kiribati vittime del cambiamento climatico ed in generale per chi vive drammi di matrice ambientale

Torna in auge – a circa due anni di distanza – lo strano caso che coinvolge il nativo delle isole di Kiribati, il cui nome è Ioane Teitiota.
Questo nome risulta sconosciuto ai più, ma in Nuova Zelanda negli ultimi anni è stato un caso ampiamente dibattuto, specie nelle sale di tribunale.
La motivazione è semplice: Ioane Teitiota ha chiesto asilo nello Stato oceanico per questioni dettate dal cambiamento climatico.

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La storia di Ioane Teitiota, fino all’epilogo del 2015

Ioane Tetiota

Ioane Tetiota e sua moglie Angua Erika, precursori dei rifugiati dei cambiamenti climatici

Per capire meglio la vicenda legata a questo padre di famiglia è necessario fare un passo indietro, a qualche anno fa.
Prima di tutto – però – un dettaglio (non da poco) sull’arcipelago bagnato dall’Oceano Pacifico. I cambiamenti climatici stanno investendo il nostro pianeta modificandone la natura; una di queste, l’innalzamento delle acque marine in seguito allo scioglimento dei ghiacciai.
Ebbene, le isole di Kiribati emergono per pochissimi metri dal livello del mare.
La prospettiva, secondo gli studiosi, è che nel giro di qualche decade questi atolli possano “scomparire”, risucchiati sott’acqua.
Qui entra in ballo Ioane Teitiota.

atollo Tarawa e cambiamento climatico

L’atollo Tarawa, la zona più colpita dall’innalzamento delle acque dell’oceano

Scosso da questa situazione, il 40enne abitante dell’atollo di Tarawa ha voluto anticipare l’ipotesi di una catastrofe chiedendo ufficialmente per sé e la sua famiglia, nel 2014, rifugio in Nuova Zelanda non per i più comuni motivi di guerre, carestie o questioni politiche: bensì per motivi ambientali.
Primo caso a livello mondiale.

La Nuova Zelanda ha norme molto rigide in materia di immigrazione.
L’anno seguente il verdetto ha dato torto a Teitiota, che è stato così rispedito a casa malgrado vivesse dal 2007 viveva nello stato neozelandese, in quanto – questa la motivazione – non sussistono condizioni di così grave danno da mettere in pericolo la vita degli abitanti di Kiribati. Circa centomila abitanti.

Visti per rifugiati del cambiamento climatico

Se Ioane non ha vinto la causa, è altrettanto vero che la sua vicenda ha determinato profonde riflessioni sul caso.
A soli due anni di distanza la Nuova Zelanda sta vagliando la possibilità di rilasciare dei visti per i rifugiati del cambiamento climatico: un visto umanitario.

cambiamento climatico

Alcuni residenti di Kiribati controllano il livello delle acque

Il tutto coordinato dal Ministero degli Esteri che per facilitare tale transizione fornirà anche una formazione professionale per l’impiego. Anche con l’eventualità della perdita della propria identità culturale.
Ioane Teitiota e l’arcipelago di Kiribati sono solo un esempio di una tematica tanto delicata quanto forte nella sua eco: ogni anno aumenta il numero di esseri umani costretti a dover abbandonare le terre per questioni di carattere ambientale.
E il dato è direttamente proporzionale al numero di eventi catastrofici che si abbattono sul nostro pianeta.
Non solo. L’attenzione è rivolta anche ai cambiamenti “lenti”, quelli cioè non di forte impatto, ad esempio un uragano, bensì “silenziosi”, come invece la siccità.
La cosa più importante – in questo scenario – diventa capire come far fronte ai cambiamenti ambientali e sociali e, soprattutto, quali saranno i diritti di queste anime in viaggio, tra speranze e disillusioni, come Ioane Teitiota.

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