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Cambiamento climatico: in Tibet si usa lo ioduro d’argento per fermare il deserto

Nella regione della Cina si affronta il cambiamento climatico “generando” abbondanti precipitazioni

Tibet

L’aspetto geologico dell’altopiano tibetano negli ultimi anni

Cambiamento climatico messo a “dura prova” dalla ricerca.

Il Tibet è una regione dell’Asia centrale, politicamente appartenente alla Cina, e che sorge sull’omonimo altipiano, facente parte della catena dell’Himalaya.

Il suo nome – poiché sorge ad un’altitudine di circa 4900 metri – significa Paese delle Nevi. Di fatto nulla a che vedere con quella che è la situazione – da alcuni anni a questa parte – del monte asiatico, che assume sempre più le sembianze di un deserto.

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Altro che neve. Perché le precipitazioni diminuiscono di anno in anno e non sono sufficienti ad assicurare la presenza dei ghiacciai.

Tecnologia contro il cambiamento climatico

Lo scioglimento dei ghiacci – che sta letteralmente mutando l’aspetto geologico dell’altipiano del Tibet – è evidentemente figlio dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale in atto sul nostro pianeta.
La Cina, da questo punto di vista, è uno dei principali Paesi in fatto di emissioni di CO2 ed inquinamento atmosferico.

Tibet

Una delle fornaci di ioduro di argento collocate sull’altipiano

Per cercare di dare una svolta – per quanto possibile – la Cina sta attuando un piano tecnologico-climatico senza eguali: la creazione di una rete di decine di migliaia di camere di combustione (fornaci, combustori) capaci di inviare nell’atmosfera, attraverso camini, particelle di ioduro d’argento, tali da generare le nubi.  L’obiettivo – naturalmente – è quello di incrementare le piogge.

Il funzionamento che deve contrastare il cambiamento climatico in Tibet prevede lo sfruttamento del vento spingendo le particelle verso l’alto (grazie anche ad una “spinta” artificiale), verso le nuvole, aumentandone di fatto il volume e l’umidità che si “trasformerà” in precipitazione.

Non una pioggerella lieve, beninteso: si punta ad aumentare la pioggia fino a dieci miliardi di metri cubi, in un anno. Condizione imprescindibile per una zona – quella dell’altopiano del Tibet – che registra una soglia che non supera ormai i 100 millimetri annui; e se si pensa che una zona viene definita desertica quando non raggiunge i 250 mm in un anno, è ancora più palese lo stato di difficoltà climatico in cui versa l’importante altipiano cinese.

Cambiamento climatico: Tibet tra scetticismo e difficoltà

Il sistema è stato sviluppato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation, una delle più importanti agenzie che si occupano di sviluppo di progetti per il territorio e la difesa. Tuttavia non mancano le voci contrarie e pessimiste verso il progetto di incremento delle precipitazioni.

Quelle più “buoniste” constatano la difficoltà della realizzazione di queste fornaci che lanciano lo ioduro d’argento nell’atmosfera, e sono quindi perplesse sull’effettiva buona riuscita dell’operazione.

Chi invece vuol leggerci delle congetture, dietro la costruzione delle camere di combustione scruta la possibilità di modificare il clima per scopi produttivi del sottosuolo, controllando il flusso delle acque ed i processi agricoli, o addirittura di creare una riserva d’acqua, quando l’acqua diventerà un bene ancor più prezioso e appannaggio di pochi. Come ora lo è il petrolio.
Un’operazione di certo senza eguali. Per fermare il deserto che sta divorando il Tibet.

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