Cambiamento climatico e consumo del suolo: mix esplosivo

Foto di jonas brorson da Pixabay

Intensa perturbazione atlantica con rischio nubifragi e alluvioni lampo. Il ponte di Ognissanti sarà interessato da un’acuta fase di maltempo su diverse regioni

 

Gli esperti meteo spiegano che le perturbazioni atlantiche stimolano le correnti calde e umide dal nord Africa e favoriscono fenomeni particolarmente intensi sulle zone esposte alle correnti instabili. Detto altrimenti, la maggior parte delle alluvioni storiche in Italia sono state determinate da situazioni del genere.

Già nei giorni scorsi la penisola è stata attraversata da fenomeni particolarmente intensi con picchi in Liguria, Piemonte, Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia, dall’arrivo della prima acqua alta a Venezia, da forti venti e precipitazioni in Trentino. È allerta rossa per il maltempo in Emilia-Romagna, dove è alto anche il pericolo frane. Nubifragi con allagamenti e caduta alberi hanno colpito il Lazio ma anche, sul fronte opposto, caldo anomalo per la stagione nelle regioni meridionali che peraltro hanno favorito gli incendi. Nell’ultimo mese la Sicilia è stata devastata da oltre 160 roghi.

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Non è solo colpa del cambiamento climatico

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Oltre 9 comuni su 10 (il 93,9% del totale) secondo l’Ispra hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico per frane ed alluvion, anche per effetto del cambiamento climatico (Foto Pixabay)

Le intense precipitazioni, secondo quanto emerso dal monitoraggio di Coldiretti in provincia di Reggio Emilia sugli effetti del maltempo che ha fatto scattare l’allerta della protezione civile, hanno fatto innalzare di oltre 1 metro in un solo giorno il fiume Po.

La situazione del Po è sotto i livelli di guardia ma è indicativa del rischio che i corsi d’acqua della Penisola possono correre per le improvvise piene che possono verificarsi con precipitazioni record: il terreno dopo un lungo periodo di caldo e siccità fatica ad assorbire l’acqua.

Oltre 9 comuni su 10 (il 93,9% del totale) secondo l’Ispra hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico per frane ed alluvioni, anche per effetto del cambiamento climatico con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, il rapido passaggio dal sole al maltempo e precipitazioni brevi ed intense.

“Il cambiamento climatico – precisa la Coldiretti – si abbatte su un territorio fragile a causa della cementificazione e dell’abbandono dei suoli con l’Italia che ha perso quasi 1/3 (30%) dei terreni coltivati nell’ultimo mezzo secolo e con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari ed effetti sulla tenuta idrogeologica, sul deficit produttivo del Paese e sulla dipendenza agroalimentare dall’estero”.

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Consumo del suolo: quadro desolante

“I dati presentati dall’Ispra sul consumo di suolo in Italia nel 2022 dimostrano che nulla è stato fatto per contenere un trend che amplifica gli effetti del cambiamento climatico”. A dirlo è il geologo Antonello Fiore, presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, che spiega: “Assistiamo al continuo aumento della frequenza degli allagamenti urbani, alluvioni, frane, mareggiate, isole di calore e nel 2022 abbiamo impermeabilizzato ben 77 Kmq di suolo, oltre il 10% in più rispetto al 2021 con una velocità di 2.4 metri quadri al secondo. Preoccupante il dato di 918 ettari di suolo consumato nel 2022 in aree già individuate a media pericolosità idraulica. Senza dimenticare che le città con sempre più suolo impermeabilizzato sono sempre più calde raggiungendo nei giorni più caldi valori compresi tra 43 e 46 °C.

I dati di consumo di suolo documentati dall’Ispra, al 2022 la copertura artificiale si estende per oltre 21.500 kmq, il 7,14% del suolo italiano, conferma che manca una visione che vada oltre il mandato elettorale e che definisca gli strumenti di pianificazione territoriali efficaci, in grado di attuare una politica di prevenzione e manutenzione del costruito e del territorio per ridurre al minimo gli effetti del cambiamento climatico, gli effetti dei rischi naturali.

Necessita una pianificazione dello sviluppo territoriale con consumo di suolo netto (compensazione tra consumo di suolo e rinaturalizzazione delle superfici impermeabilizzate) compatibile e sostenibile con l’assetto geomorfologico e idraulico. Da troppe legislature – dice Fiore – si aspetta una legge nazionale sul consumo di suolo, un ritardo colposo del Parlamento”.

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Il 94% dei comuni italiani ha aree a rischio geo-idrogeologico

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Ispra ha appena presentato il suo Rapporto annuale su Consumo di suolo, dinamiche territoriali  e servizi eco sistemici  e ancora una volta i dati non sono confortanti.

“Tutti riconoscono la necessità di dare piena attuazione al Pnrr riconoscendola occasione storica per rilanciare il Paese nel segno della sostenibilità e della coesione sociale. Peccato che ancora una volta l’attenzione sia tutta concentrata sulla transizione energetica e tecnologica tra pale eoliche, pannelli fotovoltaici, auto elettriche, processi produttivi, digitalizzazione e nulla invece sulla sostenibilità ambientale”.

L’architetto paesaggista Flora Vallone, vicepresidente nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneria Naturalistica Aipin spiega: “Rigenerando i sistemi ambientali in difficoltà con processi-azioni-tecniche Nature Based Solutions che utilizzano le risorse prime del pianeta ricomponendo lo iato tra Capitale Naturale e Capitale Umano. Quindi riducendo il consumo di suolo, rinaturalizzando fiumi, coste, versanti con l’Ingegneria Naturalistica, incrementando il verde e i sistemi ambientali anche nelle città, ricercando insomma quella dovuta compatibilità Uomo-Ambiente che abbiamo ignorato per decenni di sconsiderato sviluppo antropico e che ancora ci fa imputare a catastrofi ed emergenze naturali quelli che invece sono gli effetti del grave rischio idrogeologico del nostro paese e che riguarda il 94% dei comuni italiani”.

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Cosa fare per la mitigazione dei rischi naturali?

“In Emilia Romagna a breve apriremo un cantiere didattico sulle tecniche naturali per la mitigazione dei rischi naturali. Gli aspetti geologici sono fondamentali e devono vedere in campo più figure professionali – ha detto Giuseppe Doronzo, geologo dell’Associazione Italiana Ingegneria Naturalistica –  come geologi, ingegneri, naturalisti. La stessa mitigazione del rischio idrogeologico è un tema legato alla tutela del paesaggio. Tutti aspetti che rientrano nel Pnrr”.

La panoramica del maltempo nelle ultime settimane non ha fatto mancare nulla: dissesti e allagamenti in Friuli, in Liguria, nel Lazio e soprattutto in Emilia Romagna che non si è ancora ripresa dopo l’alluvione di maggio. A Porretta Terme, nell’Appennino bolognese, il rio Maggiore ha allagato parte della città: la pioggia intensa in poco tempo ha cambiato decisamente la risposta del nostro reticolo idrografico e le conseguenze sui territori. Oltre all’Appennino bolognese si segnalano dissesti nell’Appennino parmense, a Corniglio già famosa per la grande frana del 1996, ci sono numerosi dissesti che hanno martoriato le strade.

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Paride Antolini

Paride Antolini, presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna ricorda che la regione è tra le più a rischio geo-idrogeologico. Il dato delle 80.000 frane censite è ormai largamente superato dopo l’alluvione di maggio:  “Sicuramente siamo entrati in una fase meteorologica critica, le allerte meteo cominciano a colorarsi di giallo, arancione e rosso e come cittadini dobbiamo prestare la massima attenzione a questi comunicati. Tantissima pioggia in poco tempo è questo il tema che dobbiamo e dovremo affrontare nei prossimi anni, qualcuno pensa ancora di risolvere il problema con la pulizia totale dei fiumi, che è più o meno simile a curare un raffreddore al posto di una polmonite.

Guardando le immagini provenienti da Porretta Terme – ha concluso Antolini –  dalla Liguria, dal Friuli, dal resto d’Italia, ci accorgiamo di una cosa: abbiamo costruito tanto, e male, abbiamo tolto spazio ai fiumi, ai torrenti, ai fossi, per costruire di tutto dalle strade agli edifici. Ora ci aspetta un lungo periodo di lavori e di riassetto del territorio, ma anche (e lo spero) di un nuovo rapporto dell’uomo con l’ambiente”.

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