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Cambiamento climatico: adattarsi è possibile con buone pratiche

Il dibattito sul cambiamento climatico oscilla tra tesi negazioniste e scenari catastrofici. A Perugia, il racconto di alcune buone pratiche di adattamento

Il surriscaldamento terrestre sta raggiungendo la famigerata soglia dei +2.5 °C, che potrebbe compromettere la qualità di vita dell’uomo e la biodiversità terrestre. Attorno a questo dato, si contrappongono due schieramenti: negazionisti contro catastrofisti. I primi considerano il cambiamento climatico come un fatto naturale; i secondi lo riconducono alle attività inquinanti dell’uomo.

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Esistono prospettive di adattarsi al mondo che cambia? È possibile mitigare i rischi collegati al surriscaldamento globale? L’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia ha organizzato una riflessione su questi temi, durante il Festival Internazionale del Giornalismo 2018.

Cambiamento climatico ed economia: un delicato connubio

cambiamento climatico

L’artista Lorenzo Quinn ha realizzato, per la Biennale di Venezia, l’installazione “Support”. «Venezia – ha spiegato – è una città d’arte galleggiante che da secoli ispira cultura, ma per continuare a farlo necessita del supporto della nostra e delle future generazioni perché è minacciata dal cambiamento climatico e dal degrado».

Il cambiamento climatico influenzerà l’economia globale. Il World Economic Forum cita proprio il clima come il primo fattore di rischio delle imprese. «Edilizia e agricoltura – ha spiegato Enrica De Cian, docente di Economia ambientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia – sono settori estremamente dipendenti dal clima e potranno diventare sempre meno produttivi. Sarà sempre più faticoso lavorare in situazioni di stress termico».

L’Italia è particolarmente esposta agli impatti economici del cambiamento climatico. «Il frequente alternarsi di siccità e alluvioni – ha aggiunto Elisa Calliari, ricercatrice presso il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici – ha provocato danni per 61 miliardi di euro. La diminuzione delle materie prime, causata dalla siccità, corrisponde a un aumento del loro costo, con impatti negativi nell’economia domestica».

I danni del cambiamento climatico si arginano attraverso la mitigazione e l’adattamento. Tuttavia, occorrono strategie comuni, condivise sui territori. «Azioni individuali – ha precisato Enrica De Cian – potrebbero essere inefficaci e non ecologicamente sostenibili».

Mitigazione del cambiamento climatico: l’attività di Italiasicura

Il coordinamento tra istituzioni e territori è importante per mitigare i rischi del cambiamento climatico. L’agenzia Italiasicura lavora per migliorare la gestione delle acque e prevenire il dissesto idrogeologico. «Italiasicura – ha spiegato il direttore Michele Torsello – dispone di oltre 8 miliardi di euro, per rendere il Paese più sicuro e resiliente ai cambiamenti climatici».

Italiasicura coordina, a livello nazionale, il monitoraggio del rischio idrogeologico. L’agenzia raccoglie le richieste di intervento da Comuni e Regioni, pianifica le risorse economiche, stabilisce la priorità degli interventi, detta linee guida per la progettazione delle opere.

Oltre alla messa in sicurezza del territorio, Italiasicura finanzia anche il Piano invasi e il Piano depurazione. «Interventi importanti per l’economia circolare – ha precisato Torsello – sia perché aumentano le risorse idriche per l’agricoltura, sia perché i fanghi di depurazione potrebbero essere riutilizzati per diversi scopi».

Adattamento al cambiamento climatico: l’Olanda addomestica l’acqua

Nella diatriba tra catastrofisti e negazionisti, si insinuano coloro che si adattano al cambiamento climatico. Marco Merola, giornalista scientifico, ha presentato a Perugia il web-doc Adaptation. Un episodio di Adaptation sarà dedicato all’Olanda. «È un Paese – spiega Merola – che considera gestibile il cambiamento climatico».

L’imperativo degli olandesi è buiding with nature, cioè trovare nella natura i mezzi per adattarsi. «Gli ingegneri civili – ha spiegato Merola – sono specializzati anche in ecologia e hanno una profonda conoscenza dei fenomeni naturali».

Un gruppo di ricerca ha ridisegnato alcune coste olandesi coi fanghi di dragaggio del porto di Rotterdam. I fanghi si sono compattati grazie alle correnti marine e ora tengono l’acqua lontana dai centri abitati. Un agricoltore olandese ha creato una salt farm sull’isola di Texel, dove coltiva con quell’acqua del mare che prima distruggeva i raccolti. «Questo agricoltore – ha concluso Merola – girerà il mondo per esportare la sua strategia di adattamento».

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