Cambiamenti climatici, il Mezzogiorno brucia, il Settentrione affoga

previsto in coordinamento tra enti e istituzioni per tenere sotto controllo il fenomeno degli incendi boschivi (foto di repertorio)

L’Italia è divisa in due parti: al Nord pioggia e grandine, al Sud incendi. Temperature caldissime e forti venti. E la causa è l’uomo

 

Fa caldo. È evidente. Fa molto caldo. Sudiamo molto, condizionatori a palla e incendi. Questo luglio 2023 è infuocato. È la nostra giusta punizione per aver provocato (e perseveriamo nell’errore) i cambiamenti climatici. Se il Nord Italia è funestato da piogge torrenziali, vento fortissimo e grandinate che sembrano bombe a grappolo, il Sud Italia si sta letteralmente sciogliendo. Temperature a cui non siamo abituati, forse nessuno è abituato: per giorni, la colonnina di mercurio dei termometri non è quasi mai scesa sotto i 40 °C, anche all’ombra e durante le ore notturne. Punte anche di 48 °C. Le fortissime raffiche di vento caldo bruciano la pelle del viso, soprattutto quando si è costretti ad uscire per strada, abbandonando il “caldo” accogliente fresco del condizionatore che contribuisce, non da poco, a riscaldare l’aria esterna.

Questa condizione meteorologica più o meno anomala, apre inevitabilmente la strada agli incendi. In passato erano un fenomeno naturale che rigeneravano i terreni ed eliminavano gli infestanti. Oggi rappresentano invece una piaga biblica, perché sono di matrice umana.

I primi effetti dell’incendio nell’agro di Mattinata (foto archivio)

Nell’emisfero boreale molte zone stanno bruciando. Grecia e Italia, attualmente, sono in Europa le nazioni più colpite, dove gli ettari che prima erano ricoperti di alberi adesso stanno lasciando il posto al deserto. Il fuoco sta letteralmente mangiando tutto. Boschi, foreste, e case. Non c’è tempo per individuare ora le cause scatenanti e le responsabilità. Perché le conosciamo tutti: dipendono dalla nostra quotidianità, dalla nostra maleducazione, sciatteria, incuria e dal nostro senso civico praticamente assente. Bastava soltanto non gettare i nostri rifiuti ovunque. Adesso bisogna correre, mettere in salvo residenti e turisti, animali, campi e aziende prima che sia troppo tardi. È una lotta immane e sproporzionata, che stiamo perdendo.

La Sicilia è letteralmente sotto assedio. Fiamme ovunque. Le operazioni di soccorso sono diventate una routine, perché l’emergenza è diventata la quotidianità. Brucia il Mezzogiorno d’Italia, schiaffeggiato dai venti e soggiogato dalle temperature. Molti sindaci stanno cercando di far fronte agli incendi e al gran caldo chiedendo ai cittadini di non uscire di casa, ma le fiamme accarezzano le case e le strade.

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foto archivio

Il bollettino della Protezione Civile delle ore 19:30 del 25 luglio 2023 riferisce che ci sono 34 richieste di concorso aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento, di cui 14 dalla Sicilia, 12 dalla Calabria, 4 dalla Sardegna, 3 dalla Puglia e una dall’Abruzzo. Sono solo 13 i roghi spenti, nonostante le difficoltà provocate dai venti molto forti. Si lavora solo durante le ore di luce.

In Puglia i Vigili del Fuoco e ile squadre ARIF stanno combattendo sul Gargano e nel Salento. Incendi anche nella Terra di Bari nei pressi delle principali arterie stradali.

Gli operatori di soccorso stanno lavorando senza sosta, fino allo stremo delle forze, per salvare la macchia mediterranea, già fortemente compromessa dalle attività quotidiane umane.

Ma in questo momento, non possiamo fare nulla. Dobbiamo soltanto sperare che finisca tutto quanto prima e che si limitino al massimo i danni. Le previsioni meteorologiche dicono che sono in arrivo giornate più miti e consone alle nostre latitudini, ma l’estate, e non solo, andrà avanti così, dobbiamo abituarci. Una tregua dunque meteorologica per poter respirare, per leccarci le ferite e dimenticare, erroneamente, quanto accaduto. Nella attesa, sempre più corta, del prossimo evento estremo, che ci ricorderà sempre più prepotentemente che cosa abbiamo fatto.

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