Cambiamenti climatici e bambini: il nostro futuro è in pericolo

foto: pixabay

Per avere un futuro, stiamo costruendo un presente che non ha futuro. Per salvare il nostro futuro, i nostri bambini, dobbiamo cambiare il nostro presente. Terribili i dati di Save the Children e UNICEF

È un dato di fatto: i bambini, insieme agli anziani e agli ammalati, sono i più vulnerabili a malattie, cambiamenti climatici, inquinamento, violenza, fame, carestie e povertà. La loro sofferenza ci provoca rabbia, tristezza, dolore e un profondo senso di sconfitta e inadeguatezza. Questo perché i bambini sono il nostro futuro: qualunque genitore, sano di mente, cerca di fare anche l’impossibile per permettere al proprio figlio di poter vivere bene e crescere sano. Ma le reazioni che devastano il presente dei bambini, sono le conseguenze prodotte da azioni di genitori che hanno a cuore proprio il futuro dei figli. È una ruota: si tratta di sopravvivenza della specie. Ma questo bisogno naturale ci sta portando verso l’estinzione, proprio a causa delle nostre azioni e scelte di vita scellerate, fatte in nome del futuro dei nostri figli. È aberrante.

Il rapporto di Save the Children

Secondo Save the Children, «i bambini nati nel 2020 saranno esposti alle ondate di calore eccessivo in media sette volte di più rispetto ai loro nonni, con punte di 18 volte in più. I neonati di oggi saranno anche colpiti 2,6 volte in più dalla siccità, 2,8 volte in più dalle inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più dalla perdita dei raccolti agricoli, con punte di 10 volte in più, e dal doppio degli incendi devastanti.

I bambini saranno colpiti 2,6 volte in più dalla siccità, 2,8 volte in più dalle inondazioni dei fiumi – Foto di Dean Moriarty da Pixabay

Questi dati sono riportati nel report “Nati in crisi climatica: Perché dobbiamo agire subito per proteggere i diritti dei bambini”, realizzato in collaborazione con un team internazionale di ricercatori sul clima guidati dalla Vrije Universiteit Brussel (VUB) e rilanciato dalla prestigiosa rivista Science, che raffronta i bambini nati nel 2020 e quelli nati nel 1960».

Differenze notevoli anche tra Paesi più ricchi a discapito di quelli più poveri dove i bambini soffriranno di più. «Se si riuscirà invece a limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi come sancito dall’Accordo di Parigi, l’esposizione aggiuntiva dei neonati attuali alle ondate di calore eccessivo diminuirà del 45%, del 39% per la siccità, del 38% per le inondazioni dei fiumi, del 28% per la perdita dei raccolti e del 10% per la devastazione degli incendi», conclude l’Organizzazione.

Sul G20, Save the Children commenta che «l’impegno globale al contributo volontario di 100 miliardi di dollari per i Paesi più bisognosi è sicuramente un punto di partenza, ma è necessario che il G20 risponda all’urgenza della situazione raggiungendo il risultato nel 2021 e annunciando un’ulteriore allocazione di fondi per il 2022. Per quanto riguarda il tema dei finanziamenti per lo sviluppo, i risultati del G20 riflettono impegni generali e già concordati, mentre restano in sospeso azioni concrete per accelerare e approfondire la cancellazione del debito per i Paesi che si troveranno ad affrontare una decisione impossibile, tra ripagare il debito e investire in settori cruciali per i bambini e le bambine, come la salute, la nutrizione, l’istruzione e protezione sociale».

I dati di UNICEF

Il 99% dei 2,2 miliardi di bambini del mondo sono esposti ad almeno una minaccia ambientale – Foto: pixabay

Secondo l’UNICEF, il 99% dei 2,2 miliardi di bambini del mondo sono esposti ad almeno una minaccia ambientale. Dal rapporto “Making Climate and Environment Policies for & with Children and Young People”, presentato alla COP26, due terzi dei piani climatici dei Paesi non affrontano i bisogni e le priorità dei bambini. Sono 103 i piani nazionali analizzati dall’UNICEF, di questi solo 35 si avvicinano alle necessità dei bambini. «Solo 1 su 5 fa riferimento ai diritti dei bambini o alla giustizia e all’equità intergenerazionale in modo significativo. Solo il 12% riferisce che i bambini hanno partecipato allo sviluppo del piano. Per rispondere alla crisi climatica, quindi, è necessario intraprendere tre azioni: incrementare investimenti sull’adattamento climatico e la resilienza; ridurre le emissioni di gas serra; includere i giovani in tutti i negoziati e le decisioni sul clima.

Ogni bambino e giovane che vive oggi è nato in un mondo pienamente consapevole delle conseguenze dell’inazione sul cambiamento climatico, ma i leader non sono in grado di concordare misure per fermarlo. La comunità internazionale deve usare le discussioni rimanenti alla COP26 per trasformare le parole in azione. Devono creare comunità più sicure per i bambini colpiti ora e concordare un percorso per prevenire i peggiori impatti del cambiamento climatico per le persone ovunque».

Tutti noi abbiamo sulle spalle una responsabilità enorme e precisa: dobbiamo abbattere l’inquinamento immediatamente, se vogliamo avere un futuro. Si può fare, si deve fare, bisogna avere il coraggio di scelte drastiche e dure, ma sono necessarie per noi e per i nostri figli e nipoti. Se vogliamo un futuro, dobbiamo costruirlo ora. E subito.

 

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