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Cala San Giorgio dai mille segreti

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In un seminario il 1° febbraio verranno presentati i risultati delle campagne di archeologia subacquea che fanno luce sull’importanza  di Cala  San Giorgio in antichità

Cala  San Giorgio non è solo una piccola e finora poco valorizzata insenatura alle porte di Bari, ma rappresenta un importante tassello delle avventurose peripezie che portarono a Bari le ossa di materie san Nicola e – la scoperta è recente – nasconde un passato che richiama traffici fiorenti tra il I sec. A.C e il I d. C.

locandina seminario cala san giorgio

L’importanza di quest’area e le ricerche svolte da enti ed istituzioni accademiche con pazienza e attenzione unite al supporto di sofisticate tecnologie verrà messa in luce nel corso del Seminario “Le ricognizioni archeologiche costiere e subacquee a Cala San Giorgio (III Campagna – 2016) e il progetto Cittadella Nicolaiana” . Il Seminario è organizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici (Università degli Studi di Bari Aldo Moro) in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari (MiBACT), il Corpo delle Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Bari e la Basilica Pontificia di San Nicola di Bari. L’appuntamento è per mercoledì 1 febbraio 2017 a partire dalle ore 9:00 presso Auditorium “Antonio Quacquarelli” del  Dipartimento di Studi Umanistici (plesso di Santa Teresa dei Maschi – Strada Torretta, Bari Vecchia).

Archeologia subacquea  a Cala San Giorgio nel nome di san Nicola

Il progetto di ricerca interdisciplinare è in corso da alcuni anni e ha il merito di contribuire a far conoscere meglio il tratto di costa e i fondali del piccolo porto di San Giorgio.  La cala San Giorgio, il principale approdo del litorale a sud/est della città di Bari, si trova a circa 7 km dal capoluogo. Fino al 1934, prima di passare nella competenza amministrativa di Bari, questo tratto di costa apparteneva al comune di Triggiano ed era proprio noto come la “Marina di Triggiano”. La baia del porticciolo rappresenta la foce dell’omonima Lama San Giorgio, che nasce nella Murgia Barese, nei pressi di Monte Sannace, nel territorio di Gioia del Colle. La cala, col suo orientamento Sud-Ovest / Nord-Est è predisposta a riparare le imbarcazioni ai venti che spirano da Nord (Tramontana), da Nord-Est (Grecale) e da Est (Levante).

Dal punto di vista storico la cala San Giorgio assume un’importanza rilevante perchè rappresenta un tratto di costa barese da sempre abitato e frequentato; particolarmente interessante è il periodo medievale collegato alle circostanze della traslazione delle reliquie di San Nicola, nel 1087. Il toponimo è riportato nelle cronache di questa “impresa”, scritte nell’anno successivo, dal clericus Niceforo e da Giovanni Arcidiacono. L’ultima delle soste che l’imbarcazione di rientro a Bari da Myra (viaggio iniziato attorno alla sera del 20 aprile e finito il 9 maggio) con a bordo le reliquie del corpo di San Nicola fu proprio il porto di San Giorgio.

Scavando nel tempo  
sub cala san giorgio
Alcuni rilievi subacquei durante la campagna 2013 (Foto tratta dalla rivista Notiziario della Guardia Costiera, luglio-agosto 2016)

Il vero potenziale archeologico di cala San Giorgio è però rappresentato da un’anfora recuperata integra nel 2005; il reperto oggi è depositato presso il centro Operativo di Bari della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia. L’anfora, uno spatheion, è di produzione africana e risale a non oltre metà del V sec. d.C.. Questo tipo di anfore era adibito a contenere beni diversi (vino, olio, salse di pesce, legumi, ecc.) e la sua presenza nelle acque antistanti al porticciolo di cala San Giorgio, unita ai reperti (monete, attrezzi marinareschi, anfore ecc.alcuni dei quali risalenti al I sec. A.C.) dimostrerebbero che le navi approdavano qui già molto tempo prima dell’impresa del 1087

«La scelta di questo particolare sito è scaturita dalle esigenze di approfondire le conoscenze legate ad un ulteriore progetto di studio condotto sempre dall’Università di Bari, denominato Indagini archeologiche nell’area della Cittadella Nicolaiana di Bari: 1982-2007 e avviato nel 2011 dalla Cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte tardo antica  in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia e finalizzato alla rivalutazione del materiale inedito proveniente dagli scavi condotti a Bari dal 1982 al 2007, presso la Cittadella Nicolaiana, sviluppatasi attorno alla Basilica di San Nicola. La cala in cui si sono svolte le ricognizioni subacquee, assunse infatti un’importanza rilevante durante il Medioevo poiché direttamentecoinvolta negli avvenimenti della traslazione delle reliquie di san Nicola», spiega il dott. Giacomo Disantarosa, docente di archeologia del paesaggio tra Tardoantico e Medioevo e responsabile del laboratorio di archeologia subacquea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università “Aldo Moro”.

Una mappa della zona

Il progetto di ricerca  si è sviluppato con  alcune campagne di ricognizioni partite nel 2013  finalizzate al censimento sia dei dati subacquei sia di quelli costieri per meglio definire il patrimonio paesaggistico di questo tratto di costa. Una prima campagna in collaborazione con la Capitaneria di Porto ha, tra le varie attività, recuperato anche alcuni pregevoli reperti archeologici che confermano, come l’anfora ritrovata nel 2005, l’importanza di Cala san Giorgio come scalo commerciale. Particolarmente significative la seconda del 2014 e la terza campagna del settembre 2016, svoltasi grazie alla cooperazione tra il’Università, le capitanerie di Porto pugliesi  e gli archeologi specializzati dell’Università e della Soprintendenza che hanno coordinato la ricerca scientifica.  I risultati verranno presentati proprio nel seminario del prossimo 1° febbraio che, continua il dott. Disantarosa, «servirà a presentare in maniera preliminare i risultati dell’indagine dell’anno passato che hanno consentito di individuare una zona ad alta intensità di reperti sommersi che indicherebbe l’area di frequentazione della cala a partire dall’età ellenistica fino a quella medievale e oltre in età moderna e, naturalmente, fino a giungere a quella contemporanea. In questo modo siamo riusciti a dimostrare come l’approdo fosse anche frequentato e importate prima del periodo della translatio Sancti Nicolai, avvenuta nel 1087».

Cala San Giorgio per il futuro

E’ in fieri la redazione di una carta archeologica del litorale di cala San Giorgio che potrà evidenziare non solo le potenzialità archeologiche dell’area ma anche le aree danneggiate e a rischio depauperamento. Il progetto nel tempo si è asllargato ed èstato inglobato nel più vasto progetto Future Research finanziato dalla regione Puglia e destinato a mappare la costa fino a Bisceglie.

Tornando allo specifico di cala san Giorgio, sono previste anche ulteriori indagini strumentali per ricostruire la batimetria e la morfologia dei fondali. Il tutto servirà a fornire una mappatura dell’ambientale marino con una descrizione della flora, della fauna e delle caratteristiche della natura dei fondali, indicatori questi dello stato di “salute” del mare. Fondamentale è il rilevamento geologico dell’area di riferimento esteso all’ambito nel quale è inserita la Lama San Giorgio, evidenziando i principali caratteri geologici, geomorfologici, strutturali e idrogeologici locali con il censimento di eventuali emergenze geomorfologiche. Infine è previsto uno studio paleoambientale e paleoecologico con la datazione assoluta al radiocarbonio che servirà a capire e ricostruire le dinamiche costiere che hanno interessato nei millenni questo tratto di costa. Tutti i dati ottenuti dal progetto andranno a comporre schede di Unità Topografiche Sommerse o Unità Topografiche Costiere (strutture portuali e di approdo, relitti, rinvenimenti isolati, ecc.) che saranno inseriti in un database associato a un GIS.
Le informazioni raccolte potrebbero essere utili per una riqualificazione e recupero urbanistico e paesaggistico di questo tratto di litorale che, “troppo” lontano dal capoluogo, ha visto ridurre la sua vocazione marinaresca perdendo sempre più nel tempo il suo valore paesaggistico ed etno-antropologico

(Ha collaborato per le ricerche e la foto di copertina Antonello Fiore)

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