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Cala l’impatto ambientale dei metalli pesanti

L’impatto sull’ambiente e sulla salute dei metalli pesanti è in netto calo, grazie al controllo scientifico e normativo. Resta però l’allarme nei siti a rischio. Questo quanto emerso dall’Ichmet, la Conferenza internazionale sui metalli pesanti nell’ambiente, giunta alla sedicesima edizione e in corso sino a oggi presso il centro Angelicum di Roma, e coorganizzata dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr) in collaborazione con università ed enti di ricerca internazionali. Nonostante i dati confortanti – in Europa le emissioni di cadmio in atmosfera ammontano a circa 75 tonnellate annue (dato del 2010), con una riduzione di circa il 60% dal 1990 – “il rischio per la popolazione aumenta in funzione della prossimità ai siti contaminati. In Italia contiamo una cinquantina di questi Sin (Siti di interesse nazionale), per i quali sono stati riscontrati fattori di inquinamento ambientale particolarmente significativi, anche con riferimento alla contaminazione da metalli pesanti”, spiega Nicola Pirrone, direttore dell’Iia-Cnr. Al problema si aggiunge la componente degli alimenti che rappresentano la principale fonte di esposizione ad alcuni metalli pesanti come cadmio, mercurio e arsenico. Per questo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha ridotto la dose settimanale ammissibile (Twi) per il cadmio a 2,5 microgrammi per kg di peso, basandosi sull’analisi di nuovi dati epidemiologici e tossicologici

 

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