Caffè, l’oro nero dalle tante sorprese

Foto di Couleur da Pixabay

Nuove varietà e potenziamento della filiera ma la deforestazione è dietro l’angolo

“Il caffè è un piacere”, si sa. Alle nostre latitudini, e non solo, è un rito, un’abitudine, un passaggio necessario quotidiano come alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi, mangiare e dormire. È un momento importantissimo della giornata, è socialità, è lavoro, è piacere. La chiusura dei bar durante la pandemia ha interrotto questo momento, creando non pochi problemi, ma adesso sembra che la situazione stia rientrando.

La ricerca di Nestlé

Nel frattempo, la filiera non si è fermata. La prima novità viene da Nestlé. Con l’impegno di raggiugere le zero emissioni entro il 2050, i ricercatori hanno creato, incrociando varie specie di caffè, una nuova varietà a bassa emissione di carbonio che sfrutta la naturale biodiversità delle piante senza ricorrere ad alcun intervento di modificazione genetica. “Si tratta di due nuove varietà di Robusta che offrono una resa fino al 50% in più per albero. Questo consente una maggiore produzione di caffè a parità di superficie agricola, fertilizzante ed energia utilizzata, contribuendo dunque a una riduzione fino al 30% dell’impronta di CO2e (biossido di carbonio equivalente) dei chicchi di caffè verde. Una di queste varianti di Robusta è coltivata con successo in America Centrale. Nestlé sta sviluppando anche nuove varietà di Arabica ad alta resa, coltivate con l’obiettivo di resistere meglio alla “ruggine del caffè”, un parassita che ha devastato le piantagioni di caffè in America. Anche in questo caso, la nuova gamma contribuisce a una resa più alta a parità di fertilizzante e di terreno utilizzati. Inoltre, gli scienziati hanno sviluppato anche una varietà di pianta di caffè resistente alla siccità, attualmente in fase di sperimentazione nei campi dell’Africa Centrale, che garantirebbe una resa fino al 50% in più per pianta in condizioni di stress idrico da moderato a grave. Tutto ciò permetterà di continuare a coltivare il caffè anche nelle aree colpite dal cambiamento climatico.”.

Slow Food e Lavazza

Per migliorare la filiera mondiale del caffè è nata la Slow Food Coffee Coalition, una rete aperta nata dall’iniziativa di Slow Food insieme al Gruppo Lavazza, che intende coinvolgere tutti i livelli della filiera, dall’agricoltore al consumatore, per migliorare la produzione del caffè aumentando la consapevolezza di chi produce, di chi lo distribuisce e di chi lo consuma. Realizzato anche un Manifesto che impegna la filiera ad un approccio più consapevole, che tuteli l’ambiente e il lavoro e garantisca la trasparenza e la tracciabilità del prodotto.

Caffè e deforestazione

Foto di Bishnu Sarangi da Pixabay

Ma non è tutto oro ciò che luccica. In alcuni Paesi le piantagioni di caffè sono sinonimo di deforestazione. Secondo il WWF “l’80% della deforestazione mondiale è dovuta alla necessità di fare posto ai pascoli per la produzione di carne, alle piantagioni di caffè, soia e olio di palma richiesti dai Paesi occidentali che consumano e sprecano sempre di più. Nel mondo si bevono circa 2,5 miliardi di tazze di caffè al giorno e l’Italia è il Paese simbolo di questo rito quotidiano. L’Europa (che rappresenta il 33% del consumo globale di caffè) è il più grande mercato del caffè al mondo. La produzione di caffè dovrà triplicare entro il 2050 per soddisfare la richiesta globale, ma ancora oggi il 60% dell’area idonea a coltivare caffè è coperta da foreste. Infatti, se un tempo il caffè si coltivava ai margini degli ambienti forestali, oggi si abbattono alberi per produrre, in enormi aree esposte al sole, i preziosi chicchi. Tutto questo avrà gravi conseguenze sul clima globale e per le specie già a rischio estinzione come la tigre di Sumatra: l’Indonesia, dove vive questa specie, è infatti uno dei maggiori esportatori di caffè (insieme a Messico, Colombia, Vietnam e Brasile). Inoltre, a causa del cambiamento climatico, il 50% delle aree coltivate a caffè saranno inadatte alla produzione entro il 2050 spingendo le coltivazioni verso altitudini più elevate, minacciando la scomparsa di foreste preziose. Il futuro di queste foreste e specie grava anche sulle spalle dell’Italia, visto che ogni anno consumiamo in media 6 kg di caffè a testa. L’appello del WWF, per ridurre i nostri impatti, è quello di preferire caffè proveniente da aziende certificate, anche se al momento solo il 20% delle aziende agricole sono certificate.”.

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