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Caccia in Abruzzo, TAR censura la Regione

Importante risultato raggiunto dal WWF e dagli Animalisti Italiani ONLUS in materia di tutela della biodiversità. Il TAR Abruzzo ha censurato le scelte venatorie della Regione, in particolare quelle riguardanti l’orso bruno marsicano: il tribunale ha accertato la mancanza di «norme stringenti contro la caccia nell’intero areale di distribuzione individuato nell’accordo PATOM».

Secondo gli WWF ed Animalisti, diverse sono state le irregolarità nel calendario venatorio, tutte confermate dai giudici amministrativi. Innanzitutto, evidenzia il legale delle associazioni Michele Pezone, la Regione Abruzzo da anni non ha un regolare Piano Faunistico Venatorio. Il calendario venatorio, inoltre, non è stato assoggettato a Valutazione di incidenza ambientale e non individua nei Siti di Importanza Comunitaria i luoghi dove vietare la caccia; il periodo di caccia per quasi tutte le specie è stato ampliato a dismisura, senza tener conto del parere contrario dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell’Ambiente.

Dante Caserta, presidente facente funzioni del WWF, trova sconsolante la sentenza, che arriva in un momento difficile per la tutela degli orsi: «Da un lato la Regione ripete sterili proclami sulla necessità di tutelare la specie; dall’altro, il severo giudizio del TAR evidenzia le scelte filo-venatorie dell’assessorato regionale e dello stesso tavolo tecnico che doveva essere costituito per tutelare la specie e non certo per favorire i cacciatori».

«Decine di migliaia di animali sono stati uccisi grazie a provvedimenti che si sono rivelati del tutto illegittimi», dichiara il vicepresidente di Animalisti italiani Alex Capone, invocando l’intervento della Corte dei Conti. «La fauna è patrimonio indispensabile dello stato: gli eventuali responsabili devono pagare direttamente per le scelte non conformi alle norme italiane e comunitarie poste a tutela della fauna».

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